RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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sabato 14 ottobre 2017

A proposito di Christian Balzano a Certaldo...

Vi avevo accennato, in un post precedente (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2017/06/a-certaldo-il-monumento-alla-resistenza.html) dell'invito ricevuto da Christian Balzano a collocare una sua scultura, intitolata "io ero io sono io sarò", un monumento dedicato alla resistenza, in piazza della Libertà a Certaldo.
Oggi è stato il grande giorno...
Alcune immagini dell'evento











A proposito di Matteo Nuti, Animånimale a Firenze



Vi avevo annunciato tempo fa la mostra di Matteo Nuti, Animånimale a Firenze, presso la c" Contemporanea, curata da Ivan Quaroni, organizzata da Casa d'Arte San Lorenzo in collaborazione con il C.R.A. (vedi http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2017/09/matteo-nuti-animanimale-firenze.html ). Ieri sera l'inaugurazione con davvero tanti ospiti.
Una mostra di grande livello che si somma alla frenetica attività culturale di Firenze degli ultimi tempi.

LA MOSTRA












L'INAUGURAZIONE













Antonio Lo Pinto (C2 Contemporanea), Ivan Quaroni, Matteo Nuti e lo scrivente



 

mercoledì 11 ottobre 2017

Marco Bellomi "Bianco quotidiano"/ Alex Sala "Muri e ponti"

 A Carnago, in provincia di Varese, espone Marco Bellomi, in compagnia di Alex Sala.
Un confronto molto interessante da scoprire...



Muri e Ponti | performance di Alex Sala
Bianco Quotidiano | installazione di Marco Bellomi
Lettura critica di Sonia Patrizia Catena ©

La scelta del pane quotidiano, come argomento della tredicesima giornata del contemporaneo, dà luogo a numerose riflessioni: dalla tradizione cristiana all’idea di cibo come nutrimento e vita, fino all'evoluzione dell’individuo e della società. Il concetto di pane può, inoltre, legare il suo significato a quello di guerre e conflitti, intrecciandosi a temi attuali come: immigrazione, confini, inclusioni ed esclusioni, attorno ai quali la società è chiamata a ridefinirsi. I confini (in)visibili possono avere effetti sulle persone, così come lo scambio fra i popoli può insegnare la diversità, trasformandoci attraverso un cammino personale. Nuovi ingredienti, dunque, per rinnovate identità.
Ma quale ruolo per l’artista?

Il pane, un elemento vitale per l'uomo, nutrimento per eccellenza, è spezzato, frantumato attraverso l'azione energica e intensa di Alex Sala. Questa performance chiude il rituale dell'artista, iniziato con la gestualità catartica di 12 PESCI. In quell'occasione i pesci rappresentavano i popoli europei appiattiti dalle norme e resi, almeno in apparenza, identici. Sala, questa volta, alza la posta in gioco. Oltre al pane, quello "quotidiano" per i cristiani, riprende un concetto a lui caro: il muro, la linea di confine, già presente nel ciclo di lavori "War at Home", che separa il familiare dall'ignoto. Un percorso di ricerca che lo conduce a distruggere il pane, oggetto del contendere, e a chiedersi «se la ricchezza fosse distribuita equamente, gli uomini desidererebbero il pane altrui?». Per l'artista il conflitto tra gli uomini è l'effetto del loro perenne desiderio di possedere: risorse, potere e territori. Soggetti, quest'ultimi, a continue ridefinizioni e compromessi attraverso muri o ponti, che riportano all'ordine tutto ciò che è in divenire, mutante e informe. Elementi che, illusoriamente, tracciano dei punti fermi, delle coordinate di passaggio o meno, come lo sono i mari e i monti. Ecco che nasce un dialogo fra confini artificiali e naturali, suture tra territori attigui e culture simili, ove i primi, risultato di accordi politici o economici, possono limitare o incentivare i flussi, facilitarli o controllarli. I secondi, quelli naturali, sono fisici, oggettivi e indipendenti da decisioni umane. I confini determinano l'identità di un popolo, anche quando sono eretti muri (o monti?) per contenerli, questi ne evidenziano le radici. Invece, i ponti (o il mare?), artifici sempre dell'uomo, uniscono mondi diversi, collegano due realtà o modi di pensare e diventano un precario sentiero su cui passare.
Sala con la sua performance si pone come frontiera, soglia di demarcazione e membrana permeabile, suscettibile alla mutazione, fra il nostro spazio noto e quello ignoto dell'azione, della frantumazione del pane. Una frontiera elastica che consente un contatto fra due mondi attraverso lo scambio di pensieri, riflessioni e domande. Così come i nostri muri e ponti, precari, di fronte ai monti e al mare, informi per natura ma permanenti.
Quale via per il mondo?

Se Alex Sala racconta di confini e flussi contenuti o facilitati da muri e ponti, mari e monti; Marco Bellomi riflette, invece, su come l'uomo modifichi se stesso e il territorio mediante l'azione del camminare. Atto primario di trasformazione e strumento di conoscenza dello spazio che può subire, tuttavia, un fermo. L'incedere cristallizzato è qui rappresentato dalle sagome di legno del calzolaio, "negativi" e punti di partenza per la realizzazione delle scarpe. Scarpe, tuttavia, che sono solo evocate e che non permettono di avanzare, perché in realtà non presenti. Assenza dello strumento per spostarsi in Bellomi, muri invisibili in Sala. Un mancato passaggio dell'uomo?
Come in una natura morta, dalla vita silenziosa, l'artista raduna le sagome in legno delle scarpe e le dispone con lievi variazioni vicino ai dodici pani. Questi ultimi, dipinti di bianco, presentano sottili differenze fra volumi e forme, sebbene questo "velo" monocromo li uniformi e ne blocchi la lievitazione.

Se il cammino è cambiamento e porta con sé un potenziale di metamorfosi interiore, anche il pane è simbolo di tale alterazione, prodotto dell'uomo e risultato di più ingredienti che lo fanno diventare altro. Per quanto l'artista lo definisca come: «paragonabile al simbolico divenire dell’Uomo», ne inibisce il desiderio di trasformazione.
Il pane quotidiano dell'installazione non è spezzato, bensì rimane rigido dinanzi a noi, l'artista sceglie di "congelarne" dodici, fermandone il tempo e cristallizzandone la forma.
Questo velo di gesso sembra voler conservare il pane, dalla parvenza inalterabile, nasconde invece, un fermento sotteso, silenziosamente presente. Il pane è, infatti, materia da plasmare e modellare, materia a cui dare una struttura e un carattere attraverso la lievitazione e la scelta delle farine. Deperibile e vulnerabile per natura, si modifica in maniera incessante, alla stregua di un processo creativo in divenire. Dall'elevata carica simbolica, il pane è cibo essenziale per molte culture, nutrimento tra i più sacri e allegoria della vita, altresì metafora della crescita dell'individuo, della relazione con gli altri e stratificazione di senso, da quello socio-economico a quello politico, sino alla brama di possesso.
L'apparente incorruttibilità e stasi dell'installazione di Bellomi, smuove in noi una domanda:
affrontando l'inerzia, si è in grado di far rinascere il desiderio di cambiamento?

Sala e Bellomi compongono una narrazione rigorosa e aperta alle interpretazioni degli spettatori, ove performance e installazione dialogano in maniera sinergica. Tentano di raccontare il presente come un territorio instabile, ancora indefinito, quasi passivo: una polifonia di significati per creare un terreno di riflessione comune e immaginare la nuova società.

Carnago (VA) Chiesa San Rocco, Via Italia
14 ottobre22 ottobre
 
evento fb


sabato 7 ottobre 2017

A Milano, Visioni Estatiche a cura di Andrea Zucchi e Franco Luppis

Fra le molte eccellenze invitate a questa grande mostra collettiva, curata da Andrea Zucchi e Franco Luppis, trova giustamente spazio l'amico Massimiliano Alioto




 
Visioni Estatiche

a cura di Andrea Zucchi e Franco Luppis
11—26 ottobre 2017 da lunedì a venerdì 15—19

inaugurazione
mercoledì 11 ottobre 2017
ore 18—22

“La grande arte è fatta
per suscitare, creare l’estasi. Più fine la qualità di questa estasi, più fine l’arte.
Solo l’arte minore si contenta del piacevole.” 
Ezra Pound

 
VISIONI ESTATICHE

L’Estasi, dal greco ex-stasis, uscir fuori di sé, è un esperienza della psiche umana, forse rara, ma di cui si trova ampia testimonianza in quasi tutte le culture del mondo, dai riti dionisiaci ai Santi padri del deserto, dagli asceti indiani ai dervisci danzanti, dai viaggi sciamanici alla psiconautica con- temporanea. In questo stato di coscienza il senso dell’io si dissolve in qualcosa di più grande, se non di immenso; la Natura, il Cosmo o Dio. È un’esperienza di disgregazione e di espansione che non può essere comunicata con il linguaggio ordinario. Tal- volta può impregnare la prosa spesso oscura e metaforica dei mistici, ma è solo nell’arte, nella poesia, nella musica o nella danza che il senso di fusione con il Tutto può in qualche modo riverberarsi in una forma di linguaggio più piena e compiuta. In un’opera d’Arte, i molteplici elementi che la compongono vengono percepiti all’interno di una struttura unitaria, che è l’opera stessa. Cogliere, o meglio contemplare, questa unificazione del molteplice, può suscitare nello spettatore una intensa emozione estetica. E l’Estetica può divenire così un portale per l’Estatico.

catalogo in galleria

Pedro A.H. Paixão, Massimiliano Alioto, Dario Arcidiacono, Felipe Cardeña, Marco Cingolani, Alberto Di Fabio, Leonida De Filippi, Gillo Dorfles,
Tamara Ferioli, Jacopo Foggini, Giovanni Frangi, Svitlana Grebenyuk, Matteo Guarnaccia, Marc Vincent Kalinka, Massimo Kaufmann, Franco Luppis, Paolo Manazza, Alessandro Mendini, Fulvia Mendini, Mœbius, Matteo Montani, Anna Muzi Falconi, Marco Petrus, Francesco Polenghi, Marzio Rusconi Clerici, Fabio Volpi, (Dies_), Andrea Zucchi

A questo tema verrà dedicata una gioiosa mostra collettiva VISIONI ESTATICHE, a cura di Andrea Zucchi e Franco Luppis, che si terrà dall’11 al 26 ottobre presso la Galleria Francesco Zanuso in Corso di Porta Vigentina 26 a Milano.

Gli artisti invitati a partecipare pur provenendo da ambiti diversi, anche generazionali, sono accumunati secondo i curatori, da una ricerca spirituale autentica ed originaria in sintonia con gli strati profondi della loro anima. E che nella maggior parte dei casi sono approdati a un linguaggio figurativo molto rarefatto o esplicitamente astratto.

A latere della mostra, Franco Luppis, proporrà di fondare il Circolo Psichedelico Milanese, una psichedelia 2.0 che superi gli aspetti più distruttivi e tossici degli anni 60, per ricercare un approcio laico e libertario all’esperienza dell’estasi, sulla scorta del libro “La Mente Estatica” di Elvio Facchinelli.



Galleria Francesco Zanuso

Corso di Porta Vigentina 26 20122 Milano

martedì 3 ottobre 2017

Karina Chechik: "Architetture di luce - Un nuovo viaggio" a Buenos Aires


La grande Karina Chechik ha inaugurato una importante personale a Tandil - Buenos Aires, Argentina, intitolata "Architetture di luce - Un nuovo viaggio" ed allestista presso la Galleria Artemio diretta da Indiana Gnocchini (già diretrice del Mumbat, Museo de Tandil) co curata da Francine Birbragher...

Una appendice all'importante tour internazionale che ha già visto l'artista argentina protagonista anche della scena italiana grazie al lavoro svolto da Casa d'Arte San Lorenzo, che la portata a Torino, presso il Museo del Design e a Roma presso l'Istituto Nazionale Studi Romani.
L'esposizione rimarrà aperta al pubblico fino al prossimo 28 ottobre