RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






Vota questo blog

Siti

giovedì 28 gennaio 2016

GIANNI MORETTI / MARIA ELISABETTA NOVELLO - AU MILIEU - Un progetto di e a cura di Martina Cavallarin



GIANNI MORETTI / MARIA ELISABETTA NOVELLO
AU MILIEU
Un progetto di Martina Cavallarin
A cura di Martina Cavallarin
Whitelight Art Gallery
Via San Giorgio 12/a Bologna
Vernissage 23 gennaio 2016 h.18.00 - 21.00
Art City White Night
23 gennaio – 16 febbraio 2016

Whitelight Art Gallery, in occasione di ArteFiera 2016, presenta la bipersonale di Gianni Moretti e Maria Elisabetta Novello. Il progetto AU MILIEU, a cura di Martina Cavallarin, sarà inserito nel circuito di Art City White Night.

AU MILIEU è un progetto che si snoda tra il piano di lavoro elaborato dal critico, lo studio in cui l'artista elabora il progetto, l’abitazione delle opere stabilito dal curatore e gli artisti, l’ambito spaziale al quale è destinato il lavoro e il rapporto tra opera e fruitore, quindi tra evento d’arte e spettatore. Si tratta di declinazioni che intendono esercitarsi sul concetto di traccia, mappatura, appoggio, percezione, intercessione ed empatia, attenzione e incontro. Il respiro concettuale che affiora dalle opere esposte è l’importanza di ciò che sta “nel mezzo” che in AU MILIEU si concentra sul “coefficiente d’arte”, lo spettatore, che partecipa e si abbandona all’opera aumentandone potenza e significato.
Scrive Gilles Deleuze a proposito dell’interesse di Carmelo Bene per ciò che è un personaggio minore o maggiore: “Il divenire, il movimento, la velocità, il turbine, si trovano in mezzo. L’interessante è in mezzo, ciò che succede nel mezzo (au milieu). Il mezzo non è un media, è invece un eccesso. Le cose crescono nel mezzo. Era questa l’idea di Virginia Woolf. E il mezzo non vuol dire affatto essere nel proprio tempo, essere del proprio tempo, essere storico; al contrario. È ciò per cui i tempi più diversi comunicano “. (1.)

Un’esposizione d’arte contemporanea non rappresenta, attraverso le opere, ciò di cui parla il progetto, bensì attraverso le opere costruisce una nuova realtà architettata attraverso esperimenti, tentativi, fallimenti, elaborazioni di processi creativi che si muovono nello spazio della galleria e percorrono il tempo dell’esposizione e il tempo d’incontro tra spettatore e opera. In questo senso AU MILIEU agisce, muovendosi nel territorio di mezzo, nell’intermezzo messo in scena dalle installazioni in mostra, nel tentativo di sviluppare un luogo d’incontro in cui mettere in discussione le regole del gioco.

La mostra presenta un’opera a tiratura limitata creata a tre teste e quattro mani, ovvero pensata dal critico e dagli artisti e realizzata concretamente dai due artisti, per una pratica olistica e di investigazione prevista e auspicabile nell’arte contemporanea, che prende vita dalla verbalizzazione per esplicarsi nella visualizzazione. La scatola, di formato A5 edita in 30 copie, contiene una citazione di Gilles Deleuze dalla quale Martina Cavallarin ha preso spunto per strutturare il progetto e due interventi, realizzati da Gianni Moretti e Maria Elisabetta Novello, espressioni della processualità delle opere in mostra. 
Nello spazio espositivo le due installazioni a dimensioni ambientali, si snodano con andamento geometrico, da soffitto a pavimento: un percorso verticale teso al vuoto nel caso di Moretti e orizzontale teso al pieno nel caso di Novello. Partendo da ciò che sta nel mezzo, nell’intervallo tra le cose, Maria Elisabetta Novello svolge una ricerca, che si attiva dallo studio del libro Specie di spazi di George Perec, ricreando una mappatura che niente delinea e raffigura, un rettangolo pieno che intercetta la regione del dubbio, le coordinate dell’incerto, la presenza dell’effimero. La densa polvere a pavimento le cui scritte sul confine rimandano immediatamente alla bianca mappa del mare usata per la caccia allo snark nel poemetto umoristico di Lewis Carrol, crea una zona da attraversare o rispettare, un luogo di astrazione e di presenza, un territorio in cui apparizione e sparizione si alternano senza soluzione di continuità. In opposta direzione ma teso allo studio del medesimo processo di AU MILIEU, Gianni Moretti edifica una struttura verticale che riprende l’antica cinta muraria della città di Bologna. Si tratta di una pelle fragile e inconsistente, una seconda stanza che lavora su una topografia geografica reale mediante la quale l’artista mette in discussione tutte le frontiere e i confini del mondo per una ricerca rivolta allo stato delle cose, ai loro cambiamenti, al concetto di protezione che si scontra inevitabilmente con la chiusura, l’esclusione, la delimitazione. Lo spettatore si avvicina all’opera allertando un sistema di sensori che fanno suonare centinaia di campanelli che abitano asserragliati la struttura precaria di nylon e legno.
Sulle pareti della galleria una serie di disegni realizzati con la cenere da Novello sviluppano il suo discorso di Specie di spazi. Le carte d’oro di Moretti sono organismi saturi di scritte e materia, supporti fragili e densi che cadenzano il ritmo del respiro della struttura verticale.
AU MILIEU tende a tracciare una nuova e più adeguata narrativa della società contemporanea, organismo senza soluzione di continuità e in stato di complessa mutazione nel quale anche chi attiva un piano ideativo, il critico e chi lo dispone nello spazio, il curatore e gli artisti, e chi lo rivela ovvero l’opera, è disposto dallo spettatore: il paradigma è nella direzione di una nuova legislazione del modo d’intendere la società e le forme di aggregazione e interazione che vi circolano e delle quali l’arte rappresenta l’elemento cardine atto al dialogo, al confronto, alla condivisione partecipata che va dall’individuo alla collettività.

1.      Carmelo Bene, Gilles Deleuze, Sovrapposizioni. Quodlibet, 2002, p. 92.
© Martina Cavallarin

Cenni biografici Gianni Moretti :
Gianni Moretti (Perugia, 1978), vive e lavora tra Milano e Berlino.
Tra le mostre collettive e personali: Mongin Art Space, Seoul (Corea del Sud); Museo MAR, Ravenna; Museo d’Arte Contemporanea, Lissone (MB); Museo di Palazzo Poggi, Bologna; Mestna Galerija, Nova Gorica (Slovenia); Palazzo Zenobio, Venezia; I.S.C.P., New York (USA).
Nel 2011 partecipa a “Round the Clock”, evento collaterale della 54° mostra internazionale d’arte - La Biennale di Venezia.
Ha collaborato con il teatro ed è stato selezionato per residenze artistiche a New York, Seoul e Berlino.
Tra i riconoscimenti ottenuti: Nel 2013, Finalista Premio Terna 05, Roma; Premio SetUp 2013, Bologna; Premio d’Arte Rugabella 2011, Milano; Premio San Fedele 2007, Milano; XXIII Premio Oscar Signorini 2006, Milano; Premio Accademia Olimpica Nazionale 2006, Roma; Premio Iceberg 2005, Bologna; Premio Nazionale delle Arti 2003, Roma.

Cenni biografici Maria Elisabetta Novello:
Maria Elisabetta Novello (Vicenza 1974) ha esposto in numerose mostre personali e collettive, in spazi pubblici e privati, in Italia e all’estero.
Tra le sue importanti mostre del 2015 si segnalano “Per una gioiosa entropia” Alessandra Lazzaris Maria Elisabetta Novello, Casa Cavazzini Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Udine, del 2014 “Sesta edizione Premio della Fondazione VAF, Schaufler Foundation, Schauwerk Sindelfingen, Stadtgalerie Kiel, con l’assegnazione del Primo premio VI edizione Premio fondazione VAF - Palazzo Della Penna, Perugia.
Nel 2013 “ Transparency belongs to Citizens Blumm Prize” vincitrice Primo Premio, Ambasciata Italiana di Brussels, nel 2012 Menzione giuria Premio Combat in pittura, Museo Civico G. Fattori ex Granai Villa Mimbelli, Livorno, nel 2010 Premio Arti Visive, San Fedele, Milano e nel 2007 vincitrice Primo Premio al concorso ManinFesto a cura di Francesco Bonami, promosso dal Centro d’Arte Contemporanea di Villa Manin di Passariano (Udine).
Le sue opere si trovano nelle importanti collezione del MART di Rovereto e della VAF – Stiftung Collection.

Ufficio Stampa
Marta Menegon – cell. 347 5810150

Nessun commento:

Posta un commento