RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 29 agosto 2014

MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni



MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni
Fondazione Magnani Rocca
13 settembre - 8 dicembre
a cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi

La scultura nella Villa dei Capolavori

Per la prima volta la scultura è protagonista nella Villa dei Capolavori sede della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, presso Parma. La Fondazione, che già ospita nella collezione permanente capolavori marmorei dei più grandi scultori italiani dell’Ottocento, Antonio Canova e Lorenzo Bartolini, espone ora la grande scultura del Novecento, rappresentata da Giacomo Manzù e Marino Marini che negli anni cinquanta e sessanta, dopo i riconoscimenti nazionali, diventano anche i campioni dell’arte italiana all’estero. Offrendo un’interpretazione della scultura figurativa classica in una chiave stilistica del tutto personale, dagli esiti affascinanti e sorprendenti, dimostrano come essa fosse ben lontana dall’obsolescenza e dalla chiusura alla storia, bensì perfettamente in grado di esprimere il dramma e il senso dell’uomo dopo le dissoluzioni del conflitto planetario. Le loro opere entrano così a far parte dei maggiori musei di tutto il mondo e i due artisti conquistano l’attenzione del collezionismo e del pubblico.

A cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi, la mostra, aperta dal 13 settembre all’8 dicembre 2014, intende approfondire questa vicenda, sinora poco indagata dagli studi, proponendosi di individuare gli elementi che favorirono il grande successo di Manzù e di Marino. Una selezione di circa novanta fra sculture, anche gigantesche, dipinti e lavori grafici realizzati dai due artisti negli anni tra il 1945 e il 1970 documenta la loro fiduciosa apertura verso le molteplici lingue della modernità e la capacità dimostrata nell’incontrare il gusto di un colto e sofisticato mercato internazionale.

In una successione che tiene conto dei temi maggiormente praticati da entrambi nei decenni presi in esame, oltre al tema della danza che li accomuna, oltre ai celeberrimi Cardinali di Manzù – presentati accanto ai lavori preparatori per la Porta della Morte per la Basilica di San Pietro in Vaticano - e ai Cavalli con Cavaliere di Marino – in una parabola che si apre con un gruppo equestre del 1945 e si conclude col Grido del 1962 - una speciale attenzione viene dedicata ai ritratti; non soltanto per sottolineare l’interesse che essi nutrirono nei confronti di questo genere artistico, ma anche per fornire una chiave di lettura della loro personalità attraverso i nomi degli artisti, dei galleristi, dei collezionisti e delle personalità che ne sostennero e accompagnarono l’attività lungo gli anni cinquanta e sessanta, fra i quali papa Giovanni XXIII, il compositore Igor Stravinskij, gli artisti Marc Chagall, Oskar Kokoschka e Jean Arp, l’architetto Ludwig Mies van der Rohe, il regista John Huston, il cardiochirurgo Christiaan Barnard, oltre alle mogli amatissime, Inge Manzù e Marina Marini.

La vita e l’originale percorso artistico di Manzù e Marino sembrano a tratti rincorrersi e scorrere paralleli. Marino Marini (Pistoia 1901 – Viareggio 1980) si iscrive nel 1917 all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove frequenta i corsi di pittura e di scultura. Giacomo Manzù (Bergamo 1908 – Roma 1991), al contrario, non può vantare un’educazione accademica; figlio di un calzolaio, egli si forma all’interno delle botteghe bergamasche specializzate nell’intaglio e nella doratura.
Tra la fine degli anni venti e l’inizio dei trenta Marino e Manzù si trasferiscono a Milano, dove ha inizio una stagione di riflessione e di ricerca che condurrà entrambi, nel giro di pochi anni, a imporsi nel contesto artistico nazionale. Nel 1935 Marino si aggiudica il premio di scultura alla II Quadriennale d’Arte Nazionale di Roma; all’edizione successiva dell’esposizione, nel 1939, il premio di scultura è assegnato a Manzù. La carriera dei due artisti prosegue con intensità lungo gli anni quaranta e alle mostre si succedono nuovi riconoscimenti. Nel 1948 Manzù allestisce una sala personale alla Biennale di Venezia e si aggiudica il Premio Internazionale per la scultura, ex aequo con Henry Moore; nel 1952 il medesimo premio è assegnato a Marino.
È all’indomani di questi riconoscimenti che per i due scultori si inaugura la fase di maggior impegno sul fronte internazionale: le loro opere figurano nelle più importanti esposizioni allestite in Gran Bretagna, Francia, Germania e Stati Uniti e, mentre dagli anni cinquanta l’attività di Marino si sposta principalmente all’estero, Manzù inizia a lavorare alla realizzazione della Porta della Morte per la Basilica di San Pietro, la cui inaugurazione, nel 1964, segna il punto di massima popolarità raggiunto dall’artista.
La mostra presso la Fondazione Magnani Rocca riunisce opere altamente significative di Marino e di Manzù e si propone di rileggere l’attività di questi due scultori proprio in relazione agli stimoli derivanti dal dibattito critico nazionale, alle novità avanzate dalle Biennali di Venezia e alla conoscenza dei contesti artistici internazionali.

La collaborazione da parte della Fondazione Marino Marini di Pistoia, del Museo Marino Marini di Firenze, della Fondazione Giacomo Manzù e del Museo Manzù di Ardea, di altri musei e di importanti collezioni private, ha consentito lo spostamento di opere viste raramente al di fuori dei singoli contesti museali o di dimore riservate, permettendo un confronto diretto - visivo e critico - tra Marino e Manzù che rappresenta la decisiva novità dell’esposizione.

Il ricco catalogo della mostra riunisce contributi di Barbara Cinelli, Marcella Cossu, Laura D’Angelo, Flavio Fergonzi, Inge Manzù, Teresa Meucci, Stefano Roffi, Maria Teresa Tosi e affronta problemi nuovi secondo nuove prospettive di studio. All’approfondimento su questioni di contesto si aggiungono riflessioni sul genere del ritratto, sul significato della serialità in scultura, sulle fonti visive della scultura di Marino e di Manzù, sui modi in cui sono state fotografate le loro sculture e sulla ideologia scultorea che ne è sottesa.

MANZÙ / MARINO. Gli ultimi moderni.
Fondazione Magnani Rocca, via Fondazione Magnani Rocca 4, Mamiano di Traversetolo (Parma).
Dal 13 settembre all’8 dicembre 2014. Aperto anche tutti i festivi. Orario: dal martedì al venerdì continuato 10-18 (la biglietteria chiude alle 17) – sabato, domenica e festivi continuato 10-19 (la biglietteria chiude alle 18). Lunedì chiuso, aperto lunedì 8 dicembre.
Ingresso: € 9,00 valido anche per le raccolte permanenti - € 5,00 per le scuole.
Informazioni e prenotazioni gruppi: tel. 0521 848327 / 848148 Fax 0521 848337 info@magnanirocca.it www.magnanirocca.it Il martedì ore 15.30 e la domenica ore 16, visita alla mostra con guida specializzata; non occorre prenotare, basta presentarsi alla biglietteria; costo € 12,00 (ingresso e guida).
Ristorante nella corte del museo tel. 0521 848135.
Mostra e Catalogo (Silvana Editoriale) a cura di Laura D’Angelo e Stefano Roffi.

Ufficio Stampa: Studio ESSECI, Sergio Campagnolo
Stefania Bertelli gestione1@studioesseci.net tel. 049 663499

La mostra è realizzata grazie a: FONDAZIONE CARIPARMA, CARIPARMA CRÉDIT AGRICOLE.
Sponsor tecnici: Angeli Cornici, Aon Artscope Fine Art Insurance Brokers, Butterfly Transport,
Gazzetta di Parma, Kreativehouse, Hotel Palace Maria Luigia, SINA Fine Italian Hotels,
TEP, Società per la Mobilità e il Trasporto Pubblico.

Massimo Dalla Pola - Il Sole dei Morti - a cura di Francesca Pergreffi e Arianna Beretta

 
 
Massimo Dalla Pola
Il Sole dei Morti
a cura di Francesca Pergreffi e Arianna Beretta
inaugurazione sabato 13 settembre ore 19
12-09-2014 > 02-11-2014
Sabato 13 settembre alle ore 19, Spazio Meme di Carpi, Via Giordano Bruno 4, inaugura la mostra personale di Massimo Dalla Pola Il Sole dei Morti - citazione tratta dal romanzo La peau de chagrin di Honoré de Balzac - a cura di Francesca Pergreffi e Arianna Beretta.
La mostra, patrocinata dal Comune di Carpi e in collaborazione con Circoloquadro di Milano, rientra nel cartellone No Stop- mostre e installazioni del festivalfilosofia 2014, che si svolge dal 12 al 14 settembre a Carpi, Modena, Sassuolo e che quest’anno ha come tema la gloria.
Massimo Dalla Pola presenta per l’occasione il progetto Il sole dei morti, la definizione che Honoré de Balzac dà della gloria. L’artista vuole proporre una riflessione sulla gloria come frutto dell’esercizio del potere politico, militare e culturale, sulle sue forme di trasmissione e sui rapporti con la storia. Dalla Pola compie con le sue opere una mappatura sintetica dei luoghi del potere, ponendo l’accento su analogie e paradossi di dittature e democrazie. Ne emerge un universo composto da opere su carta vetrata ispirate a luoghi pubblici emblematici di una nazione o a pagine di storia che raffigurano gli strumenti della trasmissione della gloria. Compaiono dunque i monumenti e i simboli della propaganda politica in una sorta di “mappamondo” che rievoca l’atmosfera silenziosa e senza tempo del dipinto Isola dei morti di Arnold Böcklin: accanto alla Piazza Rossa di Mosca, il Monte Rushmore americano o il Palazzo delle Civiltà dell’EUR o il Mao intagliato nella montagna in Cina, solo per citarne alcuni.
Massimo Dalla Pola si focalizza sugli edifici e sui monumenti dai quali il potere politico emana la sua forza, sia quella persuasiva della propaganda sia quella decisionale del comando. In questo modo pone degli interrogativi su cosa significhi la gloria nelle sue manifestazioni pubbliche, nelle modalità di trasmissione e nel rapporto con il tempo e la storia.
I lavori sono realizzati su stendardi in tela e su carte vetrate, di dimensioni e colori diversi: il supporto non convenzionale contribuisce alla riflessione sull’ambiguità dell’utilizzo, della ricezione e soprattutto della permanenza nella storia di quei simboli.
Per occasione verrà stampato il catalogo con testi di Francesca Pergreffi e Arianna Beretta.
La mostra sarà visitabile sino al 2 novembre 2014
Massimo Dalla Pola è nato il 1971. Dopo la laurea in storia dell’arte, lavora con galleristi, designer, architetti milanesi. Espone i suoi primi lavori nel 2002 da Luciano Inga-Pin e successivamente in gallerie, spazi pubblici e indipendenti in Italia e all’estero. Vive e lavora a Milano.
Orari della mostra:
Nelle giornate del festivalfilosofia
Venerdi 12 settembre dalle 9 alle 23
Sabato 13 settembre dalle 9 alle 23, alle 19 inaugurazione alle presenza dell’artista
Domenica 14 settembre dalle 9 alle 21
Orari dopo il festivalfilosofia
Sabato e alla Domenica dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20
Durante la settimana su appuntamento
Per Informazioni:
Spazio Meme -Via Giordano Bruno 4, 41012 Carpi (Mo)
Tel 339 594 9429
info@spaziomeme.com – www.spaziomeme.org
Circoloquadro

giovedì 28 agosto 2014

Anteprima... A Villa Manin arriva Man Ray... dal 13 settembre

Dal 13 settembre 2014 all’11 gennaio 2015 Villa Manin presenta una grande mostra dedicata a Man Ray (1890-1976) a cura di Guido Comis e Antonio Giusa e con la collaborazione della Fondazione Marconi, Milano.

Con oltre 250 opere, fra fotografie, oggetti, dipinti, disegni e film sperimentali, l’esposizione ripercorre la vita e l’opera di uno degli artisti più significativi del Novecento, autore di vere e proprie icone del secolo scorso, come Le Violon d’Ingres, figura femminile con due intagli di violino sulla schiena e Cadeau, ferro da stiro con la piastra percorsa da una fila di chiodi.

 AZ. SPECIALE VILLA MANIN - Passariano, Codroipo (Udine)


Made in Italy. Colori di Dario Brevi - Brussels


 
 
Mostra “Made in Italy. Colori di Dario Brevi”

A cura di Michela Scolaro

A partire dal 10 settembre prossimo e durante tutto il seguente mese, il rientro brillerà di tutti i fuochi dell'estate grazie alle opere di “Made in Italy. Colori di Dario Brevi." Iscrivendosi nella cornice del semestre italiano di presidenza del Consiglio, la mostra offrirà l'opportunità di incontrare uno degli artisti più apprezzati, a livello internazionale, dell'arte e del design contemporanei che manifesta al tempo stesso un'espressione nuova ed originale pur racchiudendo in sé la conoscenza della più alta tradizione italiana. Nelle sue pitture all'acrilico su MDF, nelle sue installazioni e sculture, si ritrova chiaramente l'eredità dei Futuristi, questi maestri che, sono stati tra più audaci del ventesimo secolo, volevano ricreare tutto sotto il segno dell'arte: Dario Brevi condivide lo spirito ma anche l'ironia ed il gusto degli esercizi ludici. Possiede un modo unico di comunicare, per la perfetta sintesi di forme e di colori, dei messaggi complessi che toccano le tematiche contemporanee più pregnanti, ed egli sa farlo senza ostentazione, mantenendo costantemente una sorridente complicità col visitatore, perché, nell'armonia della dimensione artistica, è insieme che si riflette meglio.

Made in Italy. Colori di Dario Brevi
Edificio JDE Jaques Delors, Foyer del sesto piano
European Economic and Social Committee (EESC)
99, Rue Belliard, B-1040, Brussels

da 10 settembre al 10 ottobre 2014

La mostra sarà aperta al pubblico Lunedi al Giovedi 09:00 - 17:30 e Venerdì 8:30 - 15:30

È richiesta la pre-registrazione per le persone che non hanno badge d’accesso 
 
nella foto GRAZIE AL CIELO 300 X 300 ACRILICI SU MDF
 
contatti : Francesco Gattuso 335 678 6974  gatmata@libero.it

mercoledì 27 agosto 2014

Anteprima: POLLINE personale di Massimo Barlettani a Firenze

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Anteprima
 "POLLINE" a ottobre, personale di Massimo Barlettani a Firenze, 
a cura di Filippo Lotti e Roberto Milani



Concept mostra
“Polline”

"I fiori sono la forma di attrazione più vitale, un vero spot pubblicitario della natura.
La bellezza delle forme, l’intensità e la delicatezza dei colori, la fragranza dei profumi hanno la funzione di perpetuare la vita.


In pittura i fiori sono stati protagonisti soprattutto in senso decorativo: recisi e composti in vasi per abbellire ed ingentilire gli ambienti.
La mia ricerca si è invece concentrata sull’esplosiva bellezza dei fiori nel loro ambiente per coglierne la spettacolarità che spesso ci sfugge.


Ho cercato di utilizzare tagli fotografici ed ho lavorato sulla luce e sulla composizione per creare un effetto di “spazialità sospesa”
Le foto sono state molto importanti, ho scattato migliaia di immagini ed ho cercato sul web, andando a caccia e rastrellando nei motori di ricerca immagini provenienti da tutti i paesi.
Ma la ricerca che mi ha impegnato di più è stata quella tecnica: l’uso delle velature, sovrapposizioni e colature controllate mi ha permesso di creare le immagini che avevo in mente.


Queste opere sono il mio omaggio alla vita."
M. Barlettani 

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Bio / Massimo Barlettani

E’ nato a Volterra il 26 Febbraio del 1956 nel bel mezzo della famosa nevicata.
Ha iniziato a dipingere giovanissimo.
Questa passione lo ha portato a scegliere una professione creativa e nel 1979 ha aperto una sua attività con il nome di Studio Barlettani che si è in seguito trasformata in Barlettani & Associati.
Nel 1989 ha fondato l’agenzia B&A che tuttora dirige.
La B&A è diventata un’importante realtà nel mondo italiano della pubblicità e ha vinto numerosi premi per la creatività del lavoro prodotto.
Si è occupato anche di editoria d’arte e, con la “Zeta Scorpii editore”, ha ideato e pubblicato decine di volumi.
E’ stato uno dei fondatori di Casa d’Arte San Lorenzo e ne ha seguito il percorso di ricerca e di promozione artistica, ha contribuito all’ideazione ed al coordinamento del “Premio Patrizia Barlettani Next generation” dedicato ai giovani artisti.
Nel frattempo ha continuato la sua ricerca artistica con un percorso che dalla pittura astratta si è evoluto in una ridefinizione figurativa di elementi iconici in particolare figure femminili ed elementi naturali.
Il contatto professionale continuo con fotografi ed artisti internazionali lo ha aiutato a sviluppare una forte sensibilità, vicina al mondo della moda e del design.
Ha partecipato a diverse mostre collettive, è stato invitato a performance ed eventi e i suoi lavori sono stati aggiudicati in battute d’asta.
Le sue opere sono già presenti in importanti collezioni.
Adesso vive e lavora a Cerreto Guidi.
“Polline” è la sua prima mostra personale.



UOLL - Firenze


Angeli - Igor Mitoraj a Pisa

C'è tempo fino a gennaio per ammirare il grande Mitoraj a Pisa...



Dal 17 maggio al 15 gennaio, in Piazza del Duomo a Pisa, si terrà la mostra Angeli, dell'artista polacco Igor Mitoraj.
La mostra inaugura un nuovo spazio dedicato ad esposizioni temporanee, arricchendo l’offerta culturale della Piazza.



L’evento si inserisce nelle iniziative pensate per il 950° anniversario della posa della prima pietra della Cattedrale di Pisa e, per la prima volta, porta un artista contemporaneo nella piazza della Torre Pendente.

La mostra, ideata e diretta dall’architetto Alberto Bartalini, si avvale di un comitato scientifico composto da Antonio Paolucci, direttore dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli, Segretario della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e dal critico d’arte Luca Beatrice.

Mitoraj, nel suo lavoro, si ispira all’uomo contemporaneo, e rappresenta le sue fratture e sofferenze. In questi tempi pieni di grandi conflitti politici, religiosi e culturali l'artista ha deciso di stare dalla parte degli "eroi perdenti", quelli che eternamente fuggono verso la libertà.

Lo scultore utilizza un linguaggio immediatamente riconoscibile senza riferimenti a modelli classici o mitologici. La scelta delle opere per questa mostra è molto personale e la presenza di "Angeli" ha un significato simbolico che sta nel trovare un po’ di serenità e di pace.

In mostra circa cento opere, tra cui sculture monumentali, bronzi, fusioni in ghisa e disegni. Saranno inoltre esposti 50 gessi, per la prima volta raccolti in un’unica esposizione, a formare l’ideale gipsoteca dell’artista.

La mostra pisana svela inoltre per la prima volta la produzione meno nota del maestro Mitoraj: la pittura. I dipinti, risultato del lavoro degli ultimi anni, ricordano le sculture per la loro monumentalità. I fondi oro rimandano ai fondi oro toscani e i lavori su carta dialogano con le Sinopie del Camposanto Monumentale di Pisa.









photo by Antonella Tabani


Orario:
• fino a ottobre tutti i giorni dalle 8 alle 20
• da novembre a gennaio tutti i giorni dalle 9 alle 17
Il 17 maggio la mostra resterà aperta dalle 19.30 alle 24.00.

Ingresso:
• intero € 3,00
• ridotto scuole e 2,00 (gratis accompagnatori)
• gratuito sotto i 10 anni e portatori di handicap con accompagnatore



Info:
tel. 050 835011/12
info@opapisa.itwww.opapisa.it



mercoledì 20 agosto 2014

A Pisa arriva il grande livornese: Amedeo Modigliani

 
 
Amedeo Modigliani
Palazzo Blu, Pisa
3 ottobre 2014 - 15 febbraio 2015
Orari: Lunedì-Venerdì 10.00 - 19.00
Sabato-Domenica 10.00 - 20.00
Infoline : Tel. +39 050 220 46 50 | info@palazzoblu.it
 
 
Pochi uomini hanno incarnato come Modigliani il mito romantico dell’artista geniale e trasgressivo.“Modì”, l’artista maledetto dalla vita dissoluta, il bellissimo dandy dai tanti amori, il genio incompreso che si rifugiava nel vino e nell’assenzio la cui storia è breve ma intensa, drammatica e memorabile.
Tutti coloro che posarono per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era come farsi spogliare l’anima.
In mostra nelle suggestive sale di Palazzo Blu di Pisa, una ricca e attenta selezione di opere provenienti dal Centre Pompidou di Parigi insieme a magnifici capolavori provenienti dalle principali collezioni pubbliche e private, italiane e straniere ricreeranno l’atmosfera culturale in cui maturò la straordinaria ed entusiasmante esperienza della pittura dell’epoca e la vicenda artistica di Modigliani dal periodo della sua formazione a Livorno fino al suo trasferimento a Parigi, nel 1906, nella costante e irrequieta ricerca del nuovo.
E’ nella Parigi della cultura avanguardista, dei fauves, tra amici quali Marc Chagall, Max Jacob, Georges Braque, Jean Cocteau che il dissoluto artista e tombeur de femmes, matura la sua poetica artistica, influenzato fortemente da Picasso, Toulouse-Lautrec e Cézanne.
Insieme alle opere di Modì, saranno presenti anche i grandi capolavori di artisti dell’epoca, suoi contemporanei e compagni di avventure a Montparnasse tra i quali Chaim Soutine, Pablo Picasso, Marc Chagall, Fernand Léger e tante figure popolari come Maurice Utrillo, Suzanne Valadon, André Derain o Raoul Dufy, Juan Gris e Gino Severini.
A completare il percorso espositivo, una significativa selezione di sculture di Modigliani e dei grandi scultori dell’epoca come il celebre Constantin Brancusi e ancora una eccezionale serie di fotografie scattate da Brancusi stesso.
La curatela scientifica è affidata a Jean Michel Bouhours, accreditato studioso di Modigliani e curatore del dipartimento delle collezioni moderne del Centre Pompidou di Parigi. Un’opportunità unica, dunque, per rivisitare una fondamentale stagione culturale che ha influenzato l’intera produzione artistica europea.

martedì 19 agosto 2014

Manuale per artisti Tutto quello che un artista deve sapere per entrare nel mondo dell’arte



Manuale per artisti
Tutto quello che un artista deve sapere per entrare nel mondo dell’arte


Docente
Ivan Quaroni


Dal 13 ottobre al 15 dicembre 2014

 
Parte il 13 ottobre il workshop organizzato da Circoloquadro e ideato da Ivan Quaroni, Manuale per artisti. Tutto quello che un artista deve sapere per entrare nel mondo dell’arte contemporanea.

Il workshop si propone di preparare i partecipanti a sviluppare una maggiore autoconsapevolezza per affrontare l’ingresso nel sistema artistico. Si valutano le modalità e le strategie di presentazione delle opere e si analizzano le ricerche di ognuno con colloqui individuali e collettivi.

Oltre ad imparare come si organizza correttamente un portfolio, la gran parte del workshop sarà concentrata sull’acquisizione delle capacità di presentazione e quindi comunicazione della propria ricerca artistica attraverso un confronto aperto e serrato tra i partecipanti e poi singolarmente con il docente.

La finalità del workshop è di sviluppare negli artisti quell’attitudine che gli americani chiamano “criticality”, che concerne l’abilità a esercitare una lettura critica della propria ricerca riuscendo a individuare punti di forza e di debolezza.

Molto apprezzato dai partecipanti delle scorse edizioni è il lavoro curatoriale svolto da Ivan Quaroni, che riesce a fornire consigli e risposte puntuali agli artisti, che ha intercettato con grande sensibilità un bisogno diffuso ovvero quello dell’incontro e del confronto che porta ad una maturazione e a una consapevolezza del proprio operare artistico Durante il workshop saranno invitati artisti e professionisti del settore come curatori e galleristi (le scorse edizioni hanno visto la presenza di Silvia Argiolas, Vanni Cuoghi, Massimo Dalla Pola, Marco Fantini, Riccardo Gusmaroli, Mimmo Iacopino, Pastorello, Michael Rotondi, Giuseppe Veneziano, Flavio Arensi, Annalisa Bergo, Igor Zanti e Roberto Milani) che arricchiranno il programma valutando il lavoro dei partecipanti.

Alla fine del è prevista una mostra collettiva presso Circoloquadro curata da Ivan Quaroni.

Tra gli argomenti del programma: come è organizzato il sistema dell’arte; come si fa un portfolio; che cos’è uno statement; il ruolo del critico oggi e l’interfaccia col sistema artistico; presentazione del proprio lavoro agli altri partecipanti; elaborazione dei feedback dei partecipanti; colloquio individuale con Ivan Quaroni; presentazione del proprio lavoro ad artisti e professionisti; elaborazione dei feedback degli artisti.


CALENDARIO E COSTO
Le lezioni avranno luogo dal 13 ottobre al 15 dicembre 2014, ogni lunedì dalle ore 18.30 alle ore 20.30, presso Circoloquadro, Via Thaon di Revel 21 Milano.
Corso completo (9 lezioni): € 350 comprensivi di tessera associativa Circoloquadro.



***

Ivan Quaroni, giornalista, critico e curatore, è nato a Milano nel 1970, dove è auditor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Come giornalista ha collaborato con la rivista A.D. (Condé Nast ed è stato redattore di programmi radiofonici della Rai. Attualmente scrive per diverse testate, tra cui Flash Art (Politi Editore) e Arte (Cairo Editore). Nel 2008 ha pubblicato il volume Laboratorio Italia. Nuove tendenze in pittura (Johan & Levi editore). Nel 2009 ha curato la sezione Italian Newbrow alla Biennale di Praga. Nello stesso anno ha curato la sezione Spaghetti Pop di SerrOne Biennale Giovani di Monza. Ha curato oltre 150 mostre in gallerie private e spazi pubblici. Cura sul sito Lobodilattice.com la rubrica The Butterfly Effect. Alla fine del 2010 ha pubblicato il libro Italian Newbrow (Politi Editore).

***
Per informazioni e iscrizioni:
Circoloquadro, Via Thaon di Revel 21, Milano
info@circoloquadro.com
Tel. 348 5340662 – 339 3521391
www.circoloquadro.com

Giacometti al MAN






«Giacometti e l'arcaico»
a cura di Pietro Bellasi e Chiara Gatti
MAN - Museo d'Arte Provincia di Nuoro
24 ottobre 2014 - 28 gennaio 2015

«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo».


Comunicato stampa


Il Museo MAN di Nuoro annuncia, per il prossimo autunno, la mostra «Giacometti e l'arcaico».
Curata da Pietro Bellasi e Chiara Gatti, la mostra, ricca di una settantina di pezzi, svelerà al pubblico il grande fascino che la statuaria d'epoca antica, egizia ed etrusca, greca, sumera o africana, esercitò agli occhi del maestro del Novecento celebre per le sue figure in cammino, le donne immote e silenziose come idoli del passato.

«Tutta l'arte del passato, di tutte le epoche, di tutte le civiltà, apparve davanti a me. Tutto era simultaneo, come se lo spazio avesse preso il posto del tempo». Da questa confessione straordinaria nasce l'idea di restituire ai capolavori di Alberto Giacometti (1901-1966) la loro dimensione d'eternità, avvicinando alle sue sculture sottili e longilinee, scavate nella materia come reperti archeologici, una selezione preziosa di reperti reali, usciti dai migliori musei italiani d'arte antica.

I prestiti importanti delle opere di Giacometti, concessi dalle maggiori collezioni svizzere oltre che dalla Peggy Guggenheim Collection di Venezia, saranno accostati per la prima volta alle opere arcaiche del Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, del Museo Civico Archeologico di Bologna, del Museo Civico di Palazzo Farnese a Piacenza e del Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.

Il maestro e i suoi antenati animeranno un percorso sviluppato per temi e iconografie, basato su un gioco di rimandi, di sguardi incrociati fra i capolavori dell'artista e i suoi modelli arcaici sottratti al tempo e ricollocati nello spazio assoluto, della contemporaneità.
Dagli studi condotti negli anni sui punti di contatto fra l'opera di Giacometti e la statuaria d'epoca antica – dall'arte egizia a quella sumera, dai manufatti dell'età del bronzo all'arte greca fino alla scultura africana – è emersa infatti la possibilità di costruire una mappa delle iconografie del passato e delle culture più amate dall'artista, prese a modello per la sua riflessione contemporanea, tesa alla ricerca di forme espressive ancestrali, capaci di rappresentare l'uomo moderno in una visione eterna, in un recupero delle origini e della nostra storia.

Un viaggio affascinante nel tempo (e nello spazio), dimostrerà allora come la sua Femme qui marche, eseguita fra il 1932 e il 1936, riproponga gli stessi canoni di stilizzazione del corpo, la frontalità, la ieraticità, il passo breve avanzato della gamba sinistra, concetto puro di movimento, ispirato all'iconografia egizia.
Nell'ambito dell'art nègre, le Insegne Dogon o le Figure Mumuye della Nigeria con il ventre piatto e allungato, sono testimonianze di immagini dello spirito, forma visibile di un invisibile che l'uomo porta dentro di sé, e che Giacometti studiò a fondo per sue sculture dalle teste minute e il busto fortemente allungato.

Le celebri figure di origine etrusca, come gli Aruspici dai corpi “a lama” del Museo di Villa Giulia a Roma, scoperti dall'artista durante il primo viaggio in Italia fra 1920 e 1921, sembrano tornare idealmente nelle forme immote dello scultore con le quali condividono linearismo, compostezza e armonia. Allo stesso modo il dialogo con i bronzetti nuragici – che segnano un legame con il territorio sardo – può essere spiegato attraverso le parole dello storico dell'arte Giuseppe Marchiori dedicate proprio al sapore antropologico della ricerca di Giacometti e alle forme dei suoi corpi «esili come guerrieri nuragici, senza lance e scudi, oppure simili all'idolo volterrano, agli uomini della notte».

Procedendo per confronti, ecco infine certe piccole Kore di bronzo, con le loro fogge compatte, le braccia stese lungo i fianchi, ricordare la delicatezza delle opere più esili di Giacometti, quelle figure alte pochi centimetri, come l'immagine di Silvio debout; mentre taluni ritratti di Diego o di Annette seduta sono accostabili agli oranti di cultura egizia, alle statue templari o alle prefiche inginocchiate, con la classica posa delle mani aperte, poggiate sulle ginocchia piegate.



Ufficio Stampa
Studio ESSECI di Sergio Campagnolo
Tel 049.663499
gestione2@studioesseci.net ; www.studioesseci.net

giovedì 14 agosto 2014

Sii bella e stai zitta: Anna Madia - Emila Dimitrova Sirakova - Lara Pacilio - Iacopo Raugei a cura di Vera Agosti e Marta Toma

Nocturnal L14, triptych, 50x60cm, 2014, pastels, characoal and acrylic on double layers of paper


SII BELLA E STAI ZITTA


Liberamente ispirata al saggio Sii bella e stai zitta. Perché l’Italia di oggi offende le donne della filosofa Michela Marzano (Mondadori, 2010), con il consenso e l’autorizzazione dell’autrice, l’omonima collettiva presenta il punto di vista e le riflessioni liriche di artisti figurativi contemporanei sulla condizione femminile. La mostra, a cura di Vera Agosti e Marta Toma e promossa dall’associazione Factory Art Zone, è ospitata presso la Galleria Toma di Reggio Calabria, dal 30 agosto al 20 settembre 2014, ed è patrocinata dalla Regione Calabria. L’esposizione nel maggio scorso era stata ospitata presso lo Spazio Calabria di Milano con la presenza di due artisti calabresi: Angela Pellicanò e Ninni Donato. Un ebook e un catalogo di Vanilla Edizioni, realizzati con il gentile contributo di Banca Fineco, documentano l’iniziativa.

“Sii bella e stai zitta” suona come il monito di alcune nonne e altrettante mamme, che cercano di spiegare alle figlie e alle nipoti le strade comode per essere accettate e benvolute. E’ anche l’imperativo e il desiderio proibito di molti uomini che ancora oggi per se stessi e la propria casa sognano una donna remissiva, dolce e sempre bellissima, l’amato “angelo del focolare”. L’Italia, infatti, ancor più di altri Paesi europei, soffre di un tipo di educazione differente per maschi e femmine e di stereotipi difficili a morire, di cui le donne sono vittime e a volte anche carnefici, tanto questi convincimenti sono radicati nella mentalità corrente. Così, per esempio, una donna che fa carriera è spesso chiacchierata o si pensa che trascuri la famiglia. A parità di condizione lavorativa, il gentil sesso guadagna meno degli uomini; in politica sono necessarie le quote rosa, e le recenti cariche di prestigio in posizione di potere affidate a donne sono state annunciate come novità eccezionali e impensate fino a poco tempo fa, invece di essere ordinaria amministrazione. Tutto questo mentre la maggior parte del carico di lavoro domestico per occuparsi della casa, accudire i figli e i parenti anziani ricade quasi sempre sulla donna, con scarso aiuto da parte dell’uomo e dello Stato Sociale. Le eccezioni non fanno che confermare la regola, suscitando stupore e persino sciocche ironie sui “mammi” e sui “casalinghi” odierni.

Anna Madia (Torino, 1976) presenta raffinati disegni a matita e penna che indagano l’interiorità e la fragilità contemporanea. Le sue sonnambule (Sleepwalking, 2014) sono immagini delicate e oniriche, tra il sonno e la veglia, nelle quali i lunghi capelli, elemento per eccellenza della femminilità e della seduzione, raccolti, sciolti, o mossi a formare significative composizioni (Monologue, 2014) diventano simbolo della notte, il tramite tra il passato e il presente.

Iacopo Raugei (Firenze, 1975) cala nel nero le sue allegorie, dipingendo con minuzia di dettagli e precisione una giovane donna legata a un vecchio televisore tramite i cavi dello stesso, mentre viene trasmessa una scena di vita perfetta, come quegli spot a cui siamo abituati, in cui la madre, sempre in forma splendente, riesce a conciliare alla perfezione la vita lavorativa con quella familiare, senza affanni e difficoltà (Perfect Lie, 2014). Immagini illusorie di una realtà inesistente, lontana dall’effettiva quotidianità, che possono tuttavia essere fuorvianti e creare ansie e aspettative. In Exit (2008), un donna senza volto, nella quale è facile immedesimarsi, porta su un vassoio d’argento una preziosa pillola, mezzo suggerito per fuggire i dolori della propria esistenza.

Emila Dimitrova Sirakova (Sofia, 1984) nei suoi disegni compositi su strati di carta (Wall of Breath, 2013; I mille nomi, 2012) racconta l’antico mito di Kaliakra, una costa del Nord della Bulgaria. Secondo la leggenda, quaranta vergini, destinate a divenire schiave dell'imperatore ottomano, scelgono di perire nel Mar Nero, piuttosto che vivere l'umiliante esperienza dell'harem. Per questo si legano i capelli tra loro e tenendosi per mano si gettano dalla fortezza di Kaliakra, annegando. L’artista si concentra sulle ragazze, ormai cadute nel mare (Hypotermia, 2013): belle, snelle e slanciate al pari delle modelle dei giorni nostri, ripiegate su se stesse come boccioli indifesi.

Lara Pacilio (Roma, 1978) propone tre lavori della serie Padiglioni (2013), dedicati al rapporto tra la donna e la Madonna e due installazioni della serie Carousel (2012). Queste ultime sono piccole giostre (Pinkin’ Love, Flying Balloons), fatte di simboli della femminilità e seducenti stereotipi. In The Family Man, l’artista tocca il tema della pedofilia, raffigurando il pedofilo come vittima di abusi infantili. La dimensione del gioco intesa come momento di crescita e di formazione è stata spezzata in tenera età e ora il nuovo “gioco” dell’adulto assume connotati mostruosi. La musica, composta da Luca Nostro (chitarrista e compositore, prima chitarra elettrica del Parco della Musica Contemporanea Ensemble), accompagna le opere esposte.



Sii bella e stai zitta: Anna Madia - Emila Dimitrova Sirakova - Lara Pacilio - Iacopo Raugei

Con il Patrocinio della Presidenza della Regione Calabria

A cura di Vera Agosti e Marta Toma

Galleria Toma

Via Giudecca , 23-25-27-27/A - Reggio Calabria

Dal 30 agosto al 20 settembre 2014

Evento promosso da Factory Art Zone

Ingresso libero

Inaugurazione sabato 30 agosto ore 18:30

Orari: 9-13 e 16:30-21 chiuso la domenica e il lunedì pomeriggio

Ebook e catalogo: Vanilla Edizioni

Con il contributo di Banca Fineco

A Christian Balzano l'onore del "Cencio"

E' stato destinato a Christian Balzano l'onore di dipingere il prestigioso "CENCIO" di Massa Marittima...
Due/tre scatti della presentazione...




mercoledì 13 agosto 2014

ALIENS le forme alienanti del contemporaneo 3°tappa

Come mancare?



ALIENS
le forme alienanti del contemporaneo

Casa di Ludovico Ariosto
via Ludovico Ariosto, 67 Ferrara

30 agosto – 27 settembre 2014
inaugurazione terza mostra, sabato 30 agosto ore 18.30

Tutto pronto nella storica Casa di Ludovico Ariosto per dare il via, sabato 30 agosto dalle ore 18.30, alla terza ed ultima mostra in programma per la sesta tappa di ALIENS – le forme alienanti del contemporaneo, il progetto artistico itinerante, ideato da Sergio Curtacci, direttore del magazine d’arte contemporanea Frattura Scomposta, che dallo scorso 7 giugno propone a Ferrara, 110 giorni all’insegna dell’arte contemporanea con mostre e performance che vedono la partecipazione di più 70 artisti.

In questa mostra conclusiva saranno presenti:

Artisti:

Nunzio Paci
Sergio Padovani
Alessandra Baldoni
Jara Marzulli
Giancarlo Marcali
Gianluca Chiodi
Vincenzo Colella
Maurizio L'Altrella
Alessio Bolognesi
Gabriela Bodin
Ciro Palladino
Cristiano De Matteis
Massimo Festi
Vania Elettra Tam
Franco Donaggio
Ivan Lardschneider
Daniele Cestari
Filippo Manfroni
Marco Besana
Marcello Carrà
Ilaria Margutti
Vittorio Comi

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Performance - Sabato 30 agosto a partire dalle ore 18.30

Giancarlo Marcali, Paola Turroni e Carlo Monti
... ET NOS CEDAMUS AMORI
Live Performance

Solidea Ruggiero
SKIN
Videoproiezioni e reading musicale
IO CHE NON CONOSCO LA VERGOGNA
Video e perfomance

Caterina Squillacioti, Elena Gabrielli e Elisabetta Tambornini
costumi: Elisa Occhini
COME ANCORA NON SO
Live performance

Nicola Fornoni e Stefania Zorzi
CORPOCONTROCORPO
Live Performance
l'abbraccio avverrà tra due corpi integralmente nudi

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Alessio Bolognesi e Cristiano De Matteis
MURALE FERRARA SFIGGY FEARS
(La Location verrà annunciata poco prima della realizzazione)

Sfiggy affronta le sue paure sopra un muro dipinto, per esorcizzare quelle che ognuno prova nella vita reale. Nell’opera a quattro mani di Alessio Bolognesi e Cristiano De Matteis, Sfiggy si trova ad affrontare i propri demoni, che lo circondano e lo sovrastano. I due artisti affrontano quindi su muro il concetto di alienazione, quella che deriva dai propri blocchi, dalle difficoltà reali e dall’incapacità di affrontarli, arrivando al punto di trovarsene sopraffatti, vinti, schiacciati. E lo fanno in modo ironico, inserendo il personaggio icona di Alessio - Sfiggy appunto - in un contesto nuovo, in cui diverse tecniche murali si fondono fino alla sovrapposizione con la particolare tecnica pittorica che Cristiano usa nelle proprie opere.
...Perchè le paure si possono affrontare anche ridendoci sopra!

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Performance - Sabato 27 settembre a partire dalle ore 18.30

Mona Lisa Tina
BY TOUCHING YOU, I SEE
Live Performance

Giò Lacedrea e Roberto Milani
L’ASPIRANTE
Live Performance - Ideazione e cura: Giovanna Lacedra

Annibale Covini
METAMORFOSI
Live performances

Streamcolors / Giacomo Giannella
ODISSEA NEL COLORE DEL CIBO
video realizzato con navigazione 3d registrata in tempo reale

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INFO PUBBLICO

CASA LUDOVICO ARIOSTO
Via Ludovico Ariosto, 67 – Ferrara

Inaugurazione: sabato 19 luglio2014, ore 18.30
Orari: feriali 10.00 - 12.30 / 16.00 - 18.00; Chiuso lunedì
Periodo mostra: 19.07 – 23.08.2014

INGRESSO GRATUITO

CON IL PATROCINIO della REGIONE EMILIA ROMAGNA, del COMUNE DI FERRARA e dei MUSEI CIVICI ARTE ANTICA FERRARA

COMITATO SCIENTIFICO E ORGANIZZAZIONE
Alessio Bolognesi, Giovanna Lacedra, Vania Elettra Tam, Sergio Curtacci
INFO
Tel. 0532/244949 | www.fratturascomposta.it | info@fratturascomposta.it

MAIN SPONSOR
Gruppo FINMATICA

PARTNER
Chocolat, Hotel Carlton, Student’s Hostel Estense, Alloggio Cavour, B&B Privacy, iPuedes, Buskers Festival

INFO STAMPA
Ufficio stampa FLpress
Flavia Lanza | Mobile: 340_9245760 | Mail: ufficiostampaflpress@gmail.com

lunedì 11 agosto 2014

VAN GOGH L'uomo e la terra - a Milano

In arrivo a Milano il grande olandese... da ottobre



VAN GOGH
L'uomo e la terra

MILANO, PALAZZO REALE
18 OTTOBRE 2014 - 8 MARZO 2015


Il 23 febbraio del 1952 a Palazzo Reale di Milano inaugurava la prima grande mostra su Van Gogh.
Dopo 62 anni di distanza le opere di uno degli artisti più famosi al mondo tornano a Palazzo Reale per la mostra "Van Gogh. L'uomo e la terra", promossa dal Comune di Milano - Cultura, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Arthemisia Group e 24 ORE Cultura - Gruppo 24 ORE.

L'esposizione, realizzata anche grazie al sostegno del Gruppo Unipol, è patrocinata dall'Ambasciata del Regno dei paesi Bassi a Roma e inserita negli eventi ufficiali del Van Gogh Europe, l'istituzione di recente costituzione, sostenuta dal governo olandese a tutela e promozione dell'opera di Van Gogh.

A cura di Kathleen Adler, la mostra presenta una lettura dell'opera di Van Gogh del tutto inedita e si focalizza sulle tematiche legate a Expo 2015 per comprendere ed esplorare il complesso rapporto tra uomo e natura, fatica e bellezza, ecc..

L'esposizione godrà di una mise en scène d'eccezione: l'archistar giapponese Kengo Kuma, classe 1954, curerà il progetto di allestimento della mostra.


#VanGoghMi

Per info e prenotazioni:
T +39 02 54913
http://www.ticket.it/vangogh

Sophie Calle. MAdRE al Rivoli a cura di Beatrice Merz

Al Rivoli arriva Sophie Calle... da ottobre...
 
 
Sophie Calle. MAdRE
al Rivoli
a cura di Beatrice Merz
11 ottobre 2014 – 15 febbraio 2015


Un nuovo importante progetto di mostra segna la marcia di avvicinamento del Castello di Rivoli al traguardo dei suoi primi trent’anni di attività. Ancora una volta una rassegna internazionale che vede, come è tradizione del Museo, qualcosa oltre la semplice collaborazione con un artista prestigioso quanto, piuttosto, una vera e propria sfida, un confronto da parte dell’artista stesso con un luogo carico di storia, da mettere in relazione con le proprie storie e narrazioni, col vissuto personale divenuto oggetto d’arte e di ricerca. È il caso della grande mostra che il Castello dedica alla celebre artista francese Sophie Calle, protagonista indiscussa della scena artistica mondiale, la quale propone un progetto interamente site-specific per le sale auliche al secondo piano della Residenza Sabauda. Il concept di mostra si articola sullo sviluppo di due importanti progetti che l’artista ha posto in essere da diversi anni: Rachel, Monique e Voir la mer. Il confronto tra questi importanti progetti propone due percorsi insieme distinti e uniti, includendo opere incentrate sui temi dell’affetto e dell’emozione, sulla morte, sull’analogia madre|mare alla base del titolo della mostra: un mare che accoglie e accomuna, copre e investe un’immensità di sentimenti ed emozioni contrastanti.

L’artista lavora da sempre intorno a temi quali il distacco da una persona cara, la rottura amorosa, la vita intima in generale riuscendo a rendere in modo efficace oltre alle emozioni anche il lato filosofico, la riflessione che queste suscitano, accompagnando l’elaborazione culturale del vissuto personale attraverso un’organizzazione così precisa da risultare quasi ossessiva fatta di oggetti, video e testi: sorta di mise-en-place e di organizzazione teatrale senza spettacolarizzazione scenica. Un processo di appropriazione per immagini dove anche il visitatore, quando ritenga di essersi perduto, può ritrovare un percorso e alla fine farlo proprio come in un romanzo a ruolo.

Sin dalla fine degli anni Settanta Calle lavora con metodi provocatori e assai controversi, mettendo in stretta relazione le proprie emozioni con le fasi e gli accadimenti della sua vita personale. La mostra al Castello di Rivoli rivela il lato di “accumulatrice d’immagini” dell’artista insieme alla sua capacità di rendere le stesse del tutto essenziali, al limite del minimale; diremmo emozioni allo stato puro.


L’aspetto emozionale dell’opera dell’artista non ne oscura tuttavia il tratto analitico; gli interrogativi su cosa significhi non vedere, cosa sia il non vedere. In altri termini una riflessione filosofica sul cos’è che non vediamo, sul ruolo giocato dai legami e dai ricordi, sul paradosso della natura che accoglie, che crea e distrugge, sulla cecità che crea incoscienza e sulle assenze di visione determinate dagli aspetti definitivi di un distacco. Vi è un aspetto epico nell’opera di Sophie Calle che si identifica bene nell’affrontare il tema della tragedia quotidiana rendendo condiviso il proprio dolore personale, con effetto insieme liberatorio e mnemonico.



Rachel, Monique
è un palinsesto di opere che vede la luce a partire dalla ripresa in video della morte della madre dell’artista. Dalla Biennale di Venezia del 2007, dove venne esposto il solo video, l’opera si è evoluta costantemente nel tempo accumulando elementi e ricordi quasi in forma di diario a ritroso, incrementando il corpus di opere dell’artista che sarà esposto nelle sale storiche e ampiamente decorate del Castello ricamando una sorta di nuovo dialogo tra le memorie di un luogo storico e gli oggetti cari alla madre o meglio oggetti e parole che traggono linfa vitale dal ricordo e si trasformano in oggetti d’arte. Calle stessa precisa l’oggetto della propria analisi affermando “Mia madre amava essere oggetto di discussione. La sua vita non compariva nel mio lavoro e questo la contrariava. Quando collocai la mia macchina fotografica ai piedi del suo letto di morte – volevo essere presente per udire le sue ultime parole ed ero intimorita che potesse morire in mia assenza – esclamò: ‘Finalmente’”.



Voir la mer
Video installazione appositamente concepita per la sala 18, che ha visto negli anni alcuni tra i più significativi progetti site specific per il Castello di Rivoli. Ancora l’artista introduce bene il progetto “A Istanbul, una città circondata dal mare, ho incontrato persone che non l’avevano mai visto. Li ho portati sulla costa del Mar Nero. Sono venuti a bordo dell’acqua, separatamente, gli occhi bassi, chiusi, o mascherati. Ero dietro di loro. Ho chiesto loro di guardare verso il mare e poi tornare indietro verso di me per farmi vedere questi occhi che avevano appena visto il mare per la prima volta”. Calle cattura sentimenti, felicità e sgomento attraverso l’attimo in cui i protagonisti le si rivolgono dopo diversi minuti impiegati a “contemplare” una cosa mai vista. Mai vista per il doppio ostacolo della disabilità che non concede loro di vedere con gli occhi e della condizione sociale che ha negato loro fino a quel punto di potersi immergere – loro nati e vissuti in una città di mare – nella percezione del mare, in una diversa modalità di visione. In una città abbracciata dal mare in pieno ventunesimo secolo l’artista trova e invita le persone, che mai hanno oltrepassato il limite fisico, a uscirne per riportarvi lo stupore del non visibile. Un vecchio, una bambina e una donna con un bambino in fasce accoglieranno i visitatori nella sala, con volti stupiti che non vedono ma parlano in modo diretto e frontale.


Castello di Rivoli Museo d'Arte Contemporanea Piazza Mafalda di Savoia - 10098 Rivoli - Torino.
Tel +39 011 9565222
fax +39 011 956 5230


domenica 10 agosto 2014

ALBERTO GIACOMETTI a Milano

MILANO, GAM - GALLERIA ARTE MODERNA
DALL'8 OTTOBRE 2014 AL 1 FEBBRAIO 2015
ALBERTO GIACOMETTI

A cura di Catherine Grenier, direttore e capo curatore della Fondazione ‘Alberto e Annette Giacometti' di Parigi, da cui arrivano le oltre 60 opere in mostra, l'esposizione è promossa dal Comune di Milano-Cultura, organizzata e prodotta dalla Gallera d'Arte Moderna di Milano e da 24 ORE Cultura – Gruppo 24 ORE ed è la prima di 4 grandi mostre dedicate alla scultura che saranno ospitate dalla GAM di Milano, recentemente riallestita.
Il visitatore potrà seguire, attraverso le sculture, i dipinti e i disegni realizzati tra gli anni Venti e Sessanta, l'evoluzione artistica di Giacometti, dai suoi inizi in Svizzera alla maturità, trascorsa perlopiù nell'atelier di rue Hippolyte-Maindron a Parigi: un percorso cronologico che si articola in cinque sezioni, costituite a loro volta da diversi gruppi tematici, e che permette di ripercorrere la carriera dell'artista: dall'esordio a contatto con il Post-cubismo e il Surrealismo, all'età più avanzata, durante la quale il filo conduttore diventa la perpetua ricerca di qualcosa che gli sfugge.

fonte: www.24orecultura.com/