RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 30 novembre 2012

Fabiano Parisi su Casa Viva novembre 2012

Sul numero di novembre 2012 di Casa Viva, un opera di Fabiano Parisi... da vedere!



A Lecce Pablo Peron OLTRE LO SGUARDO

In questo momento a Lecce... Pablo Peron One Night Show


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PABLO PERON
“Oltre lo sguardo”


Dopo il successo di critica e di pubblico riscosso durante la prima serata,torna Special Guest h24 fabrìKa, a Lecce venerdì 30 novembre. Siamo al secondo appuntamento dopo il successo della prima serata, l'artista Mario Calcagnile passa il testimone all'artista Pablo Peron: a raccontarci la sua poetica "here after", ovvero oltre lo sguardo, sarà Silvia Cazzato ancora una volta nella suggestiva location dell'atelier dell'artista Luigi Cannone.
  
Nell’opera di Paolo Perrone in arte Pablo Peron, ci dice la giornalista Silvia Cazzato “non si puo' non rilevare un notevole impegno dal punto di vista narrativo, la sua ricerca verte sull’universo femminile in un richiamo ancestrale, in una sorta di poesia ritrovata conun linguaggio semplice ed interiore fatto di linee, luci ed ombre.
Pronipote del sommo poeta Vittorio Pagano Pablo, nella sua fotografia, ritrova anch'esso ilo profondo senso poetico, un richiamo alla natura e ad una cultura antica e antiche radici che attraverso l'ispirazione dei suoi maestri a cui spesso fa riferimento ( Steve McCurry, Henri Cartier-Bresson) ritrova una contemporaneità in un rapporto estremamente ambiguo di una condizione esistenziale della donna e dell'artista stesso. "sono un un acuto osservatore mi raccontava Pablo in una delle recenti chiacchierate e quando fotografo qualcuno o qualcosa mi immergo nel sogno risvegliandomi a pezzi, stremato dalla fatica. Cio' appare sufficiente a noi per riaffermare il talento in lui già riconosciuto e a lui la necessità di un confronto che appare sempre più pressante.”
h24 fabrìKa è un gruppo work in progress con la passione per le sfide e l'ambizione di generare visioni e sogni condivisi e condivisibili. All'interno del suo staff confluiscono le esperienze di esperti della comunicazione, galleristi, critici, artisti e operatori culturali, ed è aperto a tutti coloro che vogliano proporre collaborazioni e progetti in linea con la sua mission.
Per quanto sia sempre difficile trovare spazi e operatività nel mondo della cultura la mission di h24 Fabrika è quella di moltiplicare i momenti di visibilità e promozione dell’arte e di chi la pratica e la rimanda al fruitore con una passione sempre crescente e mai disgiunta da preparazione tecnica. Base del nostro lavoro è la convinzione che i “codici dell’arte” siano tra i “luoghi” più interessanti da conoscere durante il viaggio chiamato vita. Sposando il progetto di“Lecce Capitale d’Arte Europea”, per “Special Guest” abbiamo fortemente voluto un luogo nel centro storico della città. Un luogo piccolo dove porre domande e cercare spazi di confronto un luogo che diventi infinito nell’accogliere. L’incontro con l’altro è determinante, apre strade, sperimenta modalità, cerca linguaggi per conoscere la realtà e confrontarsi con essa. “Special Guest” vede il coinvolgimento di una rosa di artisti in diverse serate dedicate alla loro esperienza creativa e di vita dove l’arte e l’artista si narrano inscindibili, a raccontarceli saranno i loro “special friends”.
Le opere d’arte sono sempre piene di domande che l’artista rimanda al pubblico sperando che qualcosa di quello che ha presentato riesca a suscitare pensieri, smuovere coscienze forse solo per un momento, forse per alcune ore. La speranza è che quel pensiero resti come tra le righe di un testo a farci scoprire significati profondi al di là del visibile.

“Special Guest” è un’inziativa ideata e curata da h24 Fabrika in partnership con Raphael Art Gallery, Light & Fashion - Incontri d’Autore, Nisich Libri e Libera Compagnia Teatrale.


PABLO PERON.  “OLTRE LO SGUARDO”
 Unica serata, vernissage:  30 novembre ore 20,30
Curated by  h24 fabrìKa
presso
Atelier Luigi Cannone
Vico dietro Spedale Dei Pellegrini 29/a
(nei pressi di Piazzetta Santa Chiara)
Lecce
 
Pablo Peron

MACERIE- Palermo

Succede a Palermo
MACERIE

“Atelier dei Principi”

Palermo Via Sant'Agostino 31


Venerdì 30 Novembre alle ore 19e30, Palermo sarà al centro dell’attenzione grazie ad un evento artistico indipendente e auto-curato di grande spessore critico e sociale che comprende la partecipazione di numerosi artisti palermitani e non, giovani e veterani. L’evento espositivo che inaugurerà presso uno dei più antichi siti di Palermo: lo storico palazzo del quattrocento rinominato “Atelier dei Principi” in via Sant’Agostino n. 31 ospiterà questo mese la prima edizione di una serie di mostre dal titolo MACERIE. 
L’ingresso è gratuito, e si potrà visitare fino al 22 Dicembre richiedendolo all'indirizzo andreamineo@hotmail.it
Il progetto MACERIE conta più di 30 artisti che esporranno nelle varie edizioni. La prima edizione vedrà la partecipazione dell’artista austriaco Uwe Jäntsch, i graffiti di Francesco De Grandi, le istallazioni-scultura di Giacomo Rizzo, la pittura di Arrigo Musti e di Vincenzo Todaro, i disegni di Valentina Cirami, la fotografia di Adriano La Licata e Serena Osti, le pitture spray di Francesco Costantino, le istallazioni site specific di Andrea Mineo, i paesaggi decantati di Giuseppe Agnello, le sculture di Daniele Franzella, i video di Niccolò De Napoli e Rogelio Rodriguez, la proiezione di film in super 8 di Vincenzo Scirè e tanti altri. Insieme alla presentazione della mostra verrà pubblicato un book chiamato “manuale di emergenza crollo” curato dagli stessi artisti della mostra che nasce come un compendio estetico e un prolungamento intellettuale del lavoro artistico svolto all’interno del palazzo in decadenza. Dunque una sorta di scatola nera da recuperare qualora le vibrazioni telluriche dovessero raggiungere anche il palazzo e mandare in pezzi la mostra.

Fortunato D'Amico intervista Beatrice Merz per lastampa.it



Trovo, leggo e condivido con voi questa interessantissima intervista fatta dall'amico Fortunato D'Amico per http://www.lastampa.it a Beatrice Merz.

Leggetela con attenzione, merita!


Beatrice Merz e l'arte delle connessioni
di Fortunato D'Amico


FDA- Come sei arrivata ad assumere l' incarico di direttore artistico al Castello di Rivoli?   
BM- Nel 2009 il Consiglio di Amministrazione optò per una co-direzione del Museo nominando Andrea Bellini ed un altro referente scelti all’interno di una rosa preselezionata. Essendo uno dei membri del comitato di segnalazione dei nominativi alla direzione, anche se a mia volta ottenni diverse nomination, per evidenti ragioni il mio nominativo fu estromesso dai possibili candidati ma, a seguito della rinuncia all’incarico di uno dei due direttori nominati, venni proposta praticamente all’unanimità dagli altri membri della commissione e quindi – come puoi ben immaginare - la nomina mi colse di sorpresa. L’aver ottenuto questo prestigioso incarico rappresentò e rappresenta tuttora per me una grande sfida ed al contempo una preziosa opportunità di crescita professionale, sebbene non nasconda che, sin dagli esordi, la co-direzione abbia rappresentato un iter complesso dal momento che era necessario condividere scelte e metodi operativi con una persona radicalmente diversa da me. Ciononostante ritengo che l’esperienza di co-direzione recentemente conclusa sia stata stimolante e produttiva per entrambi.   


FDA- Il territorio  come ha accolto  l a presenza di questo museo?   
BM- La storia del Museo è abbastanza singolare tanto che tutti noi appartenenti al mondo dell’arte abbiamo seguito le controversie che ne hanno preceduto l'apertura. Quando finalmente nel dicembre del 1984 il Museo è stato inaugurato, è stato chiaro fin da subito si trattava del primo museo d’arte contemporanea in Italia definibile in quanto tale.   


FDA- Cosa rappresenta il Museo di Rivoli nel sistema culturale della nostra nazione?   
BM- Un’esplosione d'interesse per l’arte contemporanea italiana che ha coinvolto anche i livelli istituzionali. Inizialmente il sistema era gestito solo da galleristi e dagli stessi artisti con modalità che rasentavano quelle di un circuito esclusivamente privato. Finalmente, con l’apertura del Museo di Rivoli, la figura dell’istituzione pubblica ha fatto un grande passo in avanti facendo il suo ingresso nella strategia di promozione culturale di nuovi movimenti artistici. In confronto ad altri paesi, l’Italia è sempre stata molto carente dal punto di vista del contemporaneo in generale: per questo il Castello di Rivoli rappresenta la punta di diamante di un possibile sistema dell'arte tuttora in continua evoluzione.   

 
 
FDA- Quali le sono state le tappe fondamentali di questo cammino?  
BM- Sin dall’apertura, il Museo rivelò la propria genetica poiché Rudi Fuchs, l’allora direttore, già a partire dalla mostra inaugurale stabilì una precisa linea di gestione degli eventi espositivi orientata non solo alla mera esposizione delle opere, ma anche alla loro raccolta. All’epoca, ovviamente, il Castello di Rivoli non disponeva ancora di una propria collezione permanente, sicché in qualche modo dobbiamo a lui l'imprinting che ha caratterizzato i successivi momenti di crescita dell’istituzione. Un nuovo museo d’arte contemporanea deve costruire una propria collezione che ne caratterizzi le peculiarità e questa rimane anche oggi una delle nostre priorità. Credo infatti che anche le mostre temporanee, momenti significativi della cultura contemporanea, debbano essere orientate in questo senso. Si sono realizzate nel tempo, ma anche in questi ultimi tre anni, importanti mostre temporanee collettive e personali che hanno proposto al nostro pubblico la conoscenza di nuovi artisti ma, parallelamente, la frequente rotazione della collezione ha permesso di accrescere la vitalità dell’offerta del Museo ed è per questo che in questi tre anni di lavoro mi sono volutamente concentrata sulla collezione, inserendo via via le nuove acquisizioni all’interno di un percorso linguistico in divenire, a partire da Tutto è Connesso nel 2010, ad Arte Povera International nel 2011 fino all’attuale display di Oltre il muro.   


 
FDA- Il museo in questi anni ha integrato altre attività e servizi?   
BM- A questo proposito è bene ricordare un punto di forza del nostro Museo: il Dipartimento Educazione, il cui lavoro inizialmente veniva percepito come sperimentale, mentre oggi è riconosciuto di vitale importanza per le istituzioni culturali del nostro Paese. Il Dipartimento, la cui attività completa e supporta con iniziative mirate l’offerta culturale del Museo, si occupa di formazione dall’età prescolare alla terza età proponendo di volta in volta progetti speciali. Tra le varie iniziative, ad esempio, l’estate scorsa il Museo ha ospitato la Summer School. Il progetto prevedeva un intenso programma di attività e laboratori condotti non solo da vari dipartimenti educazione e dalle scuole, ma anche da singoli individui o curatori. Al fine di valorizzare ulteriormente le figure professionali afferenti alla cultura, è stato inoltre attivato un Master di Formazione in collaborazione con l'Università del Piemonte Orientale. Inoltre il Museo ha al suo attivo una ricca biblioteca specializzata. Parallelamente organizziamo con regolarità eventi collaterali di richiamo per il pubblico e di integrazione culturale alle attività espositive. Ad esempio ha avuto molto successo il recente programma di incontri di approfondimento storico con gli autori de La Storia siamo noi organizzato a latere della mostra curata da Marcella Beccaria La storia che non ho vissuto (testimone indiretto).   


FDA- Quali sono le conseguenze di questa ricaduta sociale?   
BM- Siamo soddisfatti dell'interesse che il Museo continua a suscitare nei confronti del pubblico. Un dato significativo, in questo senso, è l'incremento dei visitatori del 10% registrato nel 2011 che a sua volta sta ulteriormente crescendo. Mi piace ripetere che la crescita culturale e la conoscenza della contemporaneità dei cittadini è un diritto e che il museo è garante di tale diritto. Spesso però il nostro lavoro si scontra con problematiche operative che rischiano di vanificare molti dei nostri sforzi. Infatti un obiettivo di carattere strategico e territoriale è rappresentato dal tentativo di mettere a punto un sistema efficiente di mezzi di trasporto che agevolino il pubblico e favoriscano l’accesso al Museo. Purtroppo l’attuale cantiere impiantato su tutta l’area del piazzale che circonda il Castello, e che avrà presumibilmente la durata di un intero anno, di fatto rischia di impedire il normale svolgimento dell’attività museale non solo per quanto riguarda la movimentazione delle opere e l’allestimento delle mostre, ma anche in quanto fortemente vincolante per l’accesso dei visitatori. Proprio per venire incontro ai possibili disagi del pubblico, stiamo sperimentando l’ingresso gratuito.   


FDA- Per quanto riguarda la promozione delle vostre attività, siete indipendenti oppure fate parte di un sistema di circuiti che si occupa della comunicazione?   
BM- Dal punto di vista promozionale il Castello di Rivoli è autonomo, sebbene il Museo sia da tempo inserito nei principali circuiti turistici della città così come del resto lo sono tutte le maggiori istituzioni culturali cittadine. È infatti fondamentale riuscire a trasmettere ai visitatori la cultura del territorio. La definizione di un buon programma di comunicazione, insieme all'ottimizzazione dei costi gestionali, rappresenta uno degli obiettivi principali della nostra struttura. Per poter aumentare la visibilità, sarebbe però necessario attivare su base nazionale un serio lavoro di promozione destinato a tessere una rete efficiente di collegamenti e scambi con le altre istituzioni culturali italiane.   

 
 
FDA- Anche in questa direzione potete portare un valido contributo per le attività che avete svolto di recente.   
BM- Certamente. Ne è un esempio la grande mostra sull’Arte Povera curata da Germano Celant, importante non solo per la valenza scientifico-culturale e storiografica dell’evento - che di per sé non aveva più necessità di ambire a storicizzare il movimento artistico - quanto alla vera e propria “messa in rete” del Museo. Infatti il progetto ha visto coinvolte ben sette città italiane e otto istituzioni culturali che hanno lavorato insieme, coordinate proprio dal Castello di Rivoli e dalla Triennale di Milano.   


FDA- Cos'è cambiato dopo la partenza di Andrea Bellini?  
BM- Di fatto passare alla direzione unica ha snellito alcune procedure operative e di programmazione.   


FDA- Cosa può fare l'arte contro questa crisi che sta attraversando l'Europa?   
BM- Storicamente l’arte ha sempre rispecchiato le problematiche sociali, politiche e i mutamenti storici. Gli artisti con la loro sensibilità sono termometro delle situazioni nelle quali vivono. Rappresentano con le loro reazioni il valore della democrazia. Dobbiamo saperli guardare, leggerli, ascoltare e trarne messaggi, individuali o collettivi. Io personalmente ho imparato molto, forse anche altri possono raccogliere stimoli, suggerimenti, valori.  


FDA- Come siete organizzati per la vendita delle mostre prodotte al Castello di Rivoli verso altre strutture espositive internazionali?   
BM- Proprio uno degli aspetti più significativi del nostro lavoro è il tessere una rete di rapporti internazionali tra musei. Questo costituisce la possibilità di “esportare” all’estero le mostre da noi ideate, condividere con altri pubblici le scelte culturali, permettere agli artisti in cui crediamo di crescere, così pure il far conoscere meglio la collezione permanente del Museo. Da sempre le opere della collezione del Museo vengono concesse in prestito per essere esposte nelle più prestigiose sedi museali internazionali. Lo scorso anno, nell’ambito del programma di scambio 2011 Anno della Cultura e della Lingua italiana in Russia e della Cultura e della Lingua russa in Italia, con il sostegno della Presidenza del Consiglio dei Ministri il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea ha presentato un consistente nucleo di lavori appartenenti al movimento dell’Arte Povera al MAMM Multimedia Art Museum Moscow. Successivamente l’istituzione russa ha prestato alcune opere della propria collezione al Castello di Rivoli, permettendo l’allestimento della rassegna Russian Cosmos. Ritengo quindi che questa modalità di scambio, soprattutto in tempo di crisi, rappresenti una valida opportunità di creare network, di scambiarsi patrimoni. La recente mostra dedicata a Luigi Ontani è stata ospitata da Le Consortium di Digione e successivamente alla Kunsthalle di Berna, mentre la personale di Piero Gilardi, dopo essere stata allestita nella Manica Lunga del Museo, è attualmente ospitata al Van Abbemuseum di Eindhoven e l’anno prossimo sarà presentata al Nottingham Contemporary, in Gran Bretagna. La mostra di Thomas Schütte è stata invece frutto di una collaborazione internazionale come lo sarà la retrospettiva sull’artista cubana Ana Mendieta.   

 
FDA- Avete organizzato una strategia di vendita delle mostre?  
BM- Più che di vendita vera e propria si tratta di intensificare la politica di scambi che, come già detto, è attiva da parecchio tempo e, come testimoniano le recenti operazioni, sicuramente proficua. Alla strategia individuale dovrebbe però affiancarsi una più intensa programmazione di scambi culturali a livello nazionale. Ad esempio, in occasione di un recente viaggio in Israele organizzato dall’Ambasciata d’Israele in Italia al quale hanno partecipato numerosi direttori di museo e curatori associati all’AMACI, si è ancor più rafforzata la necessità di condividere a livello internazionale il proprio know-how e il proprio patrimonio. Questa esperienza, oltre a portare molti di noi a conoscere una nuova realtà, ha incrementato la visibilità dei nostri musei.   


FDA- Artissima: una fiera con molte ambizioni internazionali. Come è andata quest'anno?  
BM- Questa edizione di Artissima ha visto rafforzarsi la naturale collaborazione tra la fiera e le istituzioni culturali dedicate al contemporaneo, operando preziose sinergie con il territorio. Il Castello di Rivoli ha quindi accettato con entusiasmo di partecipare al progetto It’s not the end of the world co-producendo la mostra Paola Pivi. TULKUS 1880 to 2018 ora in corso nella Manica Lunga. Molte altre attività e incontri ci hanno visto protagonisti. La fiera è stata di qualità e, grazie al sostegno della Fondazione CRT per l’Arte Moderna e Contemporanea, abbiamo potuto acquisire nuove opere che hanno arricchito la nostra collezione permanente.   


FDA- Quali altre mostre e attività avete in programma per il 2013?   
BM- A fine gennaio la Manica Lunga ospiterà la rassegna Ana Mendieta. She Got Love, prima grande retrospettiva europea dedicata all’artista cubana che curerò insieme a Olga Gambari. Il progetto si propone di rileggere la figura dell’artista come modello e icona per la performance e il video, la body art e la fotografia, la land art, il ritratto e la scultura. Nel lavoro di Mendieta confluiscono infatti tutte queste componenti, linguaggi coniugati in un personalissimo alfabeto visionario e materico, magico e poetico, politico e progressista che aspirano a raccontare l’identità femminile a partire dalle radici culturali cubane dell’artista per arrivare alla donna contemporanea. Parallelamente, al terzo piano del Museo sarà allestita la rassegna Disobedience Archive, the Parliament a cura di Marco Scotini. Un’indagine nelle pratiche di attivismo artistico che sono emerse dopo la fine del modernismo inaugurando nuovi modi di essere, di dire e di fare. Concepito come un archivio di immagini video, eterogeneo e in evoluzione, il progetto vuole essere una guida attraverso le storie e le geografie della disobbedienza politica, sociale e artistica.  
 
 

FOTO  
1.   
a. Beatrice Merz  
Direttore Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea  
b. Il Castello di Rivoli, l’atrio juvarriano e la Manica Lunga  
Foto Paolo Pellion, Torino 
2.  Jannis Kounellis  
Senza Titolo (Untitled), 2009  
cappotti, scarpe, fusioni di piombo  
dimensioni determinate dall’ambiente  
Collezione dell’artista  

3.   
Allestimento della mostra Oltre il muro  
Peter Friedl,  Failed States  
Foto Andrea Guermani, Torino
Vedi articolo originale su:



giovedì 29 novembre 2012

SPIRITO ITALIANO - ATTO I




SPIRITO ITALIANO - ATTO I

12 dicembre 2012 - 5 febbraio 2013

INAUGURAZIONE: MERCOLEDI' 12 dicembre 2012 - ORE 18.30 presso la sede di Fabbrica Borroni a Bollate (via Matteotti 19, 20021 Bollate).

PREMESSA:

Il sistema dell'arte italiano sta morendo soffocato dalla situazione in cui si è messo da parecchi anni: gelido, elitario, una cupola mafiosa composta da due o tre riviste, quattro gallerie, poche decine di collezionisti “guidati”. I giovani artisti non vengono pagati, le loro opere si perdono misteriosamente nei meandri delle gallerie, ricevono false promesse per mostre che non si faranno mai. un sistema marcio, un affronto a chi vive per l'arte sperando anche solo di essere preso in considerazione. L'arte deve diventare accessibile a tutti, non può essere più ostaggio di una minoranza che difende i suoi privilegi.

Per fortuna esiste una moltitudine di artisti, curatori, veri galleristi, collezionisti e sinceri appassionati d'arte che non possono, non debbono e non vogliono entrare in questo sistema, e perciò o si adattano rinunciando ai loro ideali e alla loro voglia di costruire, o continuano a lottare e a progettare ma rimanendo per ora ai margini.

Stiamo andando molto rapidamente verso uno stile di vita più modesto ma molto più utile per essere costruttori e protagonisti dei nuovi tempi. L’Italia è sicuramente in uno dei suoi periodi più difficili, e spetta a tutti noi decidere come ne uscirà e agire di conseguenza. Prima però dovranno essere ristabiliti valori e modelli di comportamento che poco hanno a che fare con quelli che ancora attualmente resistono. Il vuoto esistenziale, l’incerta prospettiva del futuro ci devono spingere ad agire, ognuno secondo le proprie competenze.

SPIRITO ITALIANO è il nuovo progetto con cui Fabbrica Borroni vuole rispondere a questa grave situazione, attraverso una serie di ATTI.

Fabbrica Borroni si impegna all'esposizione e alla vendita delle opere degli artisti.

ATTO I (a cura di Annalisa Bergo), vede come protagoniste tre giovani artiste accomunate dal profondo senso della ricerca della spiritualità e dall’uso vivido della luce: Daniela Alfarano, Marta Fumagalli, Debora Garritani.

Le opere di Daniela Alfarano nascono dall’animo dell’artista, dalla sua costante ricerca della spiritualità, nel soggetto da rappresentare, nei rapporti umani, nelle situazioni quotidiane. Come se nulla avvenisse per caso. Nei suoi disegni, tavole di legno sulle quali Daniela "dipinge" utilizzando la grafite, i dettagli prendono vita grazie al vibrante chiaro scuro, le luci morbide dialogano con il fondo nero mentre i corpi emergono dalle venature del legno, materia viva e in costante mutamento. In ogni gesto fermato sulla tavola, in ogni ruga del viso tracciata è racchiusa l’emotività dell’esistenza, i valori ultimi condivisi dall’umanità: l’amore, anche quello tra madre e figlia, la sofferenza, la felicità, la speranza.

I lavori fotografici di Debora Garritani sono una serie di autoscatti che costituiscono un’indagine su temi esistenziali, opposti dualismi, presenza-assenza, memoria e oblio, ascesa e discesa dell’uomo, peccato ed espiazione. Atmosfere rarefatte, visionarie e oniriche, popolate da figure femminili spettrali, misteriose e sensuali a volte sospese e fluttuanti che parlano dell’ineluttabilità della morte, dell’inesorabile trascorrere del tempo, della necessità di lasciare una traccia del nostro passaggio, dell’ascesa e caduta dell’uomo. È dunque una fotografia intima ed evocativa, tesa a comunicare un messaggio interiore, attraverso il silenzio della riflessione.

Marta Fumagalli è invece una scultrice e appartiene a quella categoria di artisti che non ha paura di lavorare con i materiali: che si tratti di legno, cera o ferro, Marta li plasma secondo le forme desiderate, senza forzature, ma accompagnandone la naturale evoluzione. Equilibrio e precarietà che rispecchiano l’attuale condizione umana, sono alla base della sua ricerca artistica e materica. Innesti di materiali vivi con altri inerti, uso del legno e della cera come simboli di caducità e dello scorrere del tempo, materiali vibranti che l’artista modella in forme umane, delineando sagome dalla scorza morbida e fragile. E anche se si tratta di sculture silenziose, ci sentiamo attratti da questi uomini e donne di cera che, vibrando al tocco della luce, forse sussurrano il nostro nome, ci vogliono accanto per raccontarci, senza parlare, un sentimento troppo umano per rimanere nascosto nella cera.

Dulcis in fundo, la serata sarà animata da un’altra giovane artista che invece fonda il suo lavoro sui rapporti umani, intesi come dialogo che gli uomini hanno con se stessi, con gli altri e con il tempo: Barbara Uccelli. E la performance per l’inaugurazione di Spirito Italiano ha senza dubbio la capacità di lasciare il visitatore…con molte parole.


ORARI DELLA MOSTRA:

lunedì-venerdì dalle ore 10.00 alle ore 18.00 su prenotazione

Ogni giovedì visita guidata su prenotazione.

info@spiritoitaliano.org

INGRESSO LIBERO

CONTATTI:

Facebook: Spirito Italiano Arte

Twitter: SI_arte

Per informazioni:

info@spiritoitaliano.org

02.36507381 – 02.36507046 (fax)

SPIRITO ITALIANO è un progetto di FABBRICA BORRONI

WOM – WORD OF MOUTH AGAINST HIV



Anche quest’anno l’agenzia Silvia Ranzi supporta e promuove il progetto WOM – WORD OF MOUTH AGAINST HIV di Anton Leroy, ormai al quarto anno di produzione. Dopo aver toccato 5 città italiane, Milano, Roma, Firenze, Cagliari e Torino, WOM torna a Milano ospite di IFD, International Fashion Diffusion Srl, leader europeo nella distribuzione di abbigliamento firmato nei paesi dell’ex Unione Sovietica.

Con l’obiettivo di continuare il passaparola, WOM ti invita, Sabato 1 dicembre in occasione della giornata
mondiale contro l’AIDS, presso lo Showroom IFD in Via R. Parravicini 13 dalle 11.00 alle 19.00 per farti ritrarre dal fotografo Alberto Zanetti.

…e se hai già posato in passato sei comunque il benvenuto per continuare a divulgare il messaggio!

WOM –WORD OF MOUTH AGAINST HIV
ww.womagainsthiv.org

http://www.youtube.com/watch?v=E-aOS9FfGYM

Supported by:
ASA Onlus

Sponsored by:
Akuel

Powered by:
Silvia Ranzi Srl
IFD Srl

Frasi rubate 45




"Posso misurare il moto dei corpi, non l'umana follia"

Isaac Newton

Asta di beneficenza a Palazzo Reale Milano. Per ACRA

Mi è arrivata questa comunicazione dall'amico Francesco Boni. 
La inoltro e "simbolicamente" la giro a tutti gli artisti che seguono queste pagine 
e che volessero partecipare.
Una buona occasione per aiutare qualcuno meno fortunato di noi...



mercoledì 28 novembre 2012

BIG BANG a cura di Davide Mariani

Wow! che collettiva! Ci sono anche Giulio Zanet, Micael Rotondi, Pastorello, Giuliano Sale, Silvia Argiolas, Irene Balia ed il grande, anzi grandissimo Valerio Melchiotti! Da vedere!



LIBRERIA DESSì MONDADORI
in collaborazione con L.E.M. Laboratorio Estetica Moderna

Presentano
BIG BANG
a cura di Davide Mariani

Giulio Zanet, Peter Trnkus, Giuliano Sale, Micheal Rotondi, Massimiliano Pelletti, Paolo Pibi, Pastorello, Vincenzo Pattusui, Narcisa Monni, Dario Molinaro, Valerio Melchiotti, Cristina Meloni, Claudia Matta, Pier Paolo Luvoni, Andrea La Rocca, Vincenzo Grosso, Sergio Fronteddu, Roberto Fanari, Pietro di Lecce, Diego Cinquegrana, Simone Carta, Paolo Carta, Pasquale Bassu, Irene Balia, Silvia Argiolas.

Opening Sabato 8 Dicembre – h 18:30

Libreria Dessì Mondadori, Largo Cavallotti, 17 – Sassari

08 Dicembre 2012 - 20 Gennaio 2013

Visitabile dalle h.10:30 alle 13.00 e dalle 17 alle 20:00 – dal lunedì al sabato.

BIG BANG: GET READY TO RE-START!

In un clima segnato da guerre e terrorismo, dal susseguirsi di cataclismi per il globo e con una sempre più imminente minaccia del disastro ecologico, le ipotesi che vedono la fine del mondo ormai alle porte potrebbero sembrare quanto mai realistiche. Secondo il calendario Maya, infatti, l’attuale Età dell’Oro (la quinta), terminerà il 21-12- 2012 con degli immani sconvolgimenti ambientali. A discapito di queste ipotesi, che tuttavia sono state smentite fortunatamente anche dalla comunità scientifica, l’intento principale è quello di offrire una mostra che ha come obiettivo non quello di fornire scenari inquietanti e catastrofici bensì quello di puntare tutto sulla nascita, ovvero al momento in cui tutto ebbe inizio: il big bang e la creazione dell'universo. Ogni artista presente in mostra rappresenta metaforicamente una galassia, un pianeta o un corpo celeste con la sua personale visione delle cose e il suo modo specifico di esprimerle. La rassegna, che raccoglie 25 artisti, è strutturata come un esplosione di opere d’arte che appartengono a generi espressivi diversi tra loro: foto, video, disegni, ricami, sculture e dipinti, dando così vita a un dialogo che racchiude al suo interno un confronto costruttivo con altre realtà.
Big Bang vuole rappresentare una seconda chance, un nuovo inizio in cui possano esistere e co-esistere in maniera armonica modi di pensare ed esperienze diverse, che interagiscano tra loro in uno scambio continuo.

In collaborazione con

L.E.M. Laboratorio Estetica Moderna

Contatti
www.gallerialem.com
gallerialem@gmail.com
www.libreriadessi.it

Sempre a proposito di Tina Sgrò

Sempre a proposito di Tina Sgrò

Nel post precendete ho dato comunicazione della prossima personale di questa eccellente artista calabrese. Ora trovo, navigando in rete qua e là, una bella intervista alla stessa su AndyMag, rilasciata a Vincenzo Violi (http://www.andymag.com)
La ripropongo:


Tina Sgrò è un’artista visiva la cui ricerca approfondisce il dopo di un’azione umana, per farci meglio riflettere sul senso delle cose.

Donna sensibile e profonda, per Tina Sgrò “il lavoro dell’artista è una missione sociale” e non potrebbe essere diversamente anche se oggi, l’arte contemporanea, inevitabilmente è anche business. Tina ci ha molto affascinati, conquistati. Non è nostra abitudine evidenziare certi aspetti del nostro operare quotidiano, specialmente quando si tratta di “lodare” qualcuno. Ma la missione di Andy è proprio questa: mettere in primo piano la creatività e il talento delle giovani generazioni.
La ricerca artistica di Tina Sgrò racconta il dopo di un’azione umana quotidiana. Attimi di sospensione, in grado di innescare non solo una serie di emozioni forti ma di far riflettere l’osservatore, il tutto con una grazia ed un senso estetico fuori dal comune. Dopotutto, è questo che dovrebbe fare l’arte…

Ciao Tina, quando hai deciso di fare la pittrice?

Non c’è un momento preciso, non scatta l’ora X. E’ un’esigenza interiore, che ti porti dentro dall’inizio del tuo vivere, anche a livello inconscio. Quando prendi contatto con l’autocoscienza, senti e consideri questa esigenza il fulcro della tua esistenza. Così è stato per me.

Ti ricordi il primo quadro che hai realizzato?

Il primo, in assoluto fu un ritratto eseguito con colori ad olio. Mia iniziativa personale, nessuna committenza.

Ma l'arte contemporanea si occupa ancora oggi di critica sociale o è solo business?

Credo che in questo momento il business prevalga sulla qualità dell’offerta artistica, anche se vi sono tanti artisti che hanno un ottimo percorso artistico e ottima qualità nelle opere. Altrettanti offrono dei prodotti “spazzatura”, che vengono veicolati e introdotti in un mercato globale che non è capace di distinguere un’opera d’arte da un prodotto artigianale periferico.

Per fare carriera contano di più le pubbliche relazioni o essere bravi e innovativi?

Diciamo che sono entrambi elementi importanti. Sono convinta che il talento e la consapevolezza del proprio percorso siano essenziali, benché spesso tutto ciò isolatamente non basta. Il lavoro dell’artista è una missione sociale e ciò deve essere necessariamente supportata da importanti pubbliche relazioni che ne confermano la validità. Forse in Italia spesso prevale più questo ultimo aspetto.

Cosa deve contenere un'opera d'arte per essere definita tale?

Un’opera d’arte deve essere un tramite tra l’artista e il suo prossimo fruitore, affinché questo ultimo possa assorbire e trarre vantaggio dalle sensazioni e talvolta dalle innovative vedute della realtà che l’artista vuole esprimere in quel determinato momento. La tecnica non deve prevalere: dovrà poi essere il contenuto iconografico a stabilire quali sono le chiavi di lettura dell’opera. Nelle mie opere è il fruitore a “costruire” gli oggetti e a dar loro forma e significato.

Cosa desideri che i tuoi lavori comunichino all'osservatore?

Sto cercando di portare avanti una poetica dell’ insignificante, cioè della proposizione differenziata dell’oggetto, di una situazione in genere, rispetto allo sguardo dello spettatore.
Il mio sguardo indaga continuamente, riuscendo ad individuare dietro l'insignificante, una grande dimensione emozionale, oltre…
L’insignificanza costruttiva è la capacità di portare il proprio personale sguardo a raggiungere obiettivi altri e nascosti, superando l’iniziale impatto immediato osservando un oggetto o comprendendo un luogo.
La consacrazione dell’oggetto di uso quotidiano è un traguardo importante e possibile. E’ significativo trovare e lodare poesia dietro la “mediocrità” dell’uso giornaliero di un mestolo o di un piatto, o all’interno di un vivere apparentemente monotono. I miei dipinti vivono di soggetti fermi, dopo l’immediato movimento/uso. La figura, assente, ha compiuto l’azione, scomparendo repentinamente. Io racconto il dopo-azione. La successione di attimi vitali.

Quali sono le difficoltà maggiori che hai per promuovere il tuo lavoro?

Sicuramente la città dove risiedo a fasi alterne, Reggio Calabria e la sua posizione geografica e culturale rispetto ad un circuito nazionale sempre più distante. Gioco/forza faccio affidamento alla rete come mezzo principale e talvolta essenziale per la diffusione e promozione del mio lavoro. Supero spesso la difficoltà della lontananza con frequenti viaggi, come pellegrinaggi dell’anima, verso i luoghi dell’accoglienza proficua.

C'è un quadro o un Autore che ti hanno ispirato più di ogni altro?

Certamente LA MORTE DELLA VERGINE del Caravaggio e il QUARTO STATO di Pellizza da Volpedo. Splendidi. Attualmente sono anche molto presa da Yan Pei Ming, mio maestro.

Come scegli i soggetti da ritrarre?

Non c’è una fase logica o un percorso unico ed immodificabile. Sono bizzarra, instabile forse poco prevedibile e basta un’inquadratura fuori norma per tirar fuori quell’idea che comunque è già espansa interiormente. I soggetti sono dentro me da sempre. Amo la sensualità vellutata delle poltrone e dei sofà di altri tempi, di altre epoche. Di altri sentimenti.

Ci dai una definizione di creatività?

La creatività è un viaggio in seggiovia. Guardo tutto ad una certa distanza dalla terra. E spero che ancora questo mi faccia meravigliare.

Cosa fai quando senti la necessità di distrarti o di isolarti?

Probabilmente non mi distraggo mai dal mio lavoro. Errore o beneficio, non so. Comunque esco spesso appena dipingo per più di due o tre ore: mi serve per capire cosa sto facendo. Isolarmi… Beh che dire….sono stata sempre isolata. Per un’artista non è una novità.

Viaggi molto per lavoro... che libro c'è nel tuo zaino?

DALLA PARTE DELLE BAMBINE di Elena Gianini Belotti, IL VANGELO SECONDO LA SCIENZA di Piergiorgio Odifreddi e il Catalogo delle opere di Yan Pei Ming (mio pittore preferito).

La cosa che ti emoziona di più?

Starei ore negli aeroporti, quelli internazionali. Sono tremendamente affascinata dai decolli e dagli atterraggi. E ciò mi crea anche emozioni. Ma mi emoziono anche per cose “semplici”, un abbraccio, per esempio.

Di cosa sei più orgogliosa?

Sono orgogliosa del mio percorso, della mia struttura animistica e caratteriale di cui sono l’unica artefice. Ho fatto tutto io, con estremi sacrifici emozionali e colpi duri subiti. Ma adesso ho qualche ragione per dire che ho fatto la cosa giusta; dopo il piccolo grande martirio dell’opposizione, di chi, invece, doveva darmi fiducia e benevolenza.

articolo originale su: http://www.andymag.com/art/1921-tina-sgro.html#.ULZutXH-YuA.facebook

 

Le stanze della memoria - personale di Tina Sgrò

Le stanze della memoria 
personale di Tina Sgrò
Piazza del Plebiscito Putignano (Bari) 
dal 6 dicembre 2012 al 6 gennaio 2013


I VINCITORI DELLA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO FRANCESCO FABBRI PER LE ARTI CONTEMPORANEE



ANNUNCIATI I VINCITORI DELLA PRIMA EDIZIONE DEL
PREMIO FRANCESCO FABBRI PER LE ARTI CONTEMPORANEE
Comunicato stampa

Sabato 24 novembre nel corso del vernissage della mostra collettiva dei finalisti, sono stati annunciati alla stampa e al pubblico i vincitori ed i menzionati della Prima edizione del Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee.

A vincere la sezione "Arte emergente" è stato l'artista Jacopo Mazzonelli con l'installazione "If" del 2011; l'opera dal forte valore simbolico è composta da tre compassi conficcati nel muro che sembrano creare un geroglifico, un ideogramma, che solo avvicinandosi rivela la parole inglese che ne dà il titolo; a completare l'opera è una lente che permette di guardare la scritta ribaltata, come nel funzionamento di una macchina fotografica. L'artista nel definire la poetica del lavoro sottolinea: "Il rapporto che si instaura tra l'elemento geometrico rappresentato dai compassi e quello concettuale della parola crea un apparente cortocircuito semantico. Il riferimento alla poesia di Rudyard Kipling non è casuale; i rigidi scopi educativo-pedagogici che la poesia persegue si formalizzano attraverso l'oggetto".

Ad aggiudicarsi la sezione "Fotografia contemporanea" è l'autore Simone Bergantini con l'opera "Uncapture - 001" del 2012. Il lavoro, che fa parte di un nuovo ciclo dell'artista, è realizzato attraverso il combinato del procedimento analogico con quello digitale. La fotografia è una riflessione profonda che vuole raccontare metaforicamente l'invisibile e il fallimento dell'immagine. Soggetto del lavoro è un bene comune nella società del consumo di massa: il contenitore vuoto di una rivista. L'oggetto, con la sua lievità, trasparenza e una fisicità appena delineata, diventa ultima soglia e confine prima dell'invisibile.

La "menzione della Giuria - BIM PIAVE Nuove Energie" della sezione "Arte Emergente" è stata attribuita a Matteo Fato e Roberto Pugliese.
Matteo Fato ha proposto l'installazione "Senza titolo con Pittura" del 2011. Il lavoro, pur senza utilizzarlo, richiama l'immaginario del mezzo fotografico delle origini (attraverso le suggestioni delle immagini senza tempo create dagli strumenti stereoscopici) e la riflessione sui mezzi espressivi articolata tra la pittura e l'uso del neon.
Roberto Pugliese ha presentato l'istallazione sonora "Orchestra cinetica" del 2011. Il lavoro è composto da una serie di dispositivi elettromeccanici che percuotono delle lattine di metallo; questi elementi divengono una inusuale orchestra che interpreta una partitura, concepita dallo stesso autore, che acquista un vero valore "musicale".

La "menzione della Giuria - BIM PIAVE" della sezione "Fotografia contemporanea" è andata ad Andrea Botto, Fabrizio Bellomo e Lamberto Teotino.
Andrea Botto ha presentato la foto "KA-BOOM #17" del 2009; il lavoro fa parte di una serie di immagini legate alle esplosioni in ambiti civili, una sorta di disordine come metafora della contemporaneità in un gioco tra realtà e finzione.
Lamberto Teotino con "L'ultimo Dio" del 2012 mette in atto una ricerca sugli aspetti psicologici dell'individuo e sulla coscienza umana, con una identità anatomica che oramai è processo mentale e concettuale.
Infine Fabrizio Bellomo che, con il video "La guerra delle sgagliozze" del 2011, presenta una serie di video ritratti di venditori ambulanti della città di Bari, intendendo questi come una dilatazione dei tempi fotografici. Supera e trascende il mezzo fotografico con un gioco di ambiguità, perché i soggetti pensano di essere fotografati mentre in realtà sono filmati.

I vincitori hanno ricevuto un premio acquisto e i loro lavori sono entrati a far parte della collezione della Fondazione Francesco Fabbri Onlus, che li custodirà a Casa Fabbri, il centro residenziale inaugurato ad inizio anno e da allora teatro di numerosi eventi.
Le Giurie che hanno valutato i lavori pervenuti erano composte, per la sezione "Arte Emergente", da Antonio Arévalo, Daniele Capra, Martina Cavallarin e Valerio Dehò; per la sezione "Fotografia contemporanea", da Luca Panaro, Stefania Rössl, Alessandro Trabucco e Francesco Zanot, con la partecipazione ad entrambe di Carlo Sala.

I lavori finalisti rimarranno esposti fino al 23 dicembre nella mostra collettiva di Villa Brandolini, curata da Carlo Sala. La rassegna si muove secondo direttrici ibride e plurali, spaziando dalla fotografia alla pittura, dalla video-arte alla sound art fino all'installazione. Un percorso che presenta vari stimoli e varie modalità di rappresentare un presente sempre più complesso e stratificato.

Con la realizzazione del Premio, la Fondazione Francesco Fabbri continua il suo impegno nella valorizzazione dei linguaggi del contemporaneo per promuovere i processi di carattere innovativo, intercettando il pensiero e le creazioni che rappresentano le eccellenze del presente. I lavori esposti nella mostra collettiva e quelli premiati rappresentano uno spaccato sulle migliori tendenze internazionali del panorama visivo odierno.



Note biografiche vincitori

Simone Bergantini nasce a Velletri (Roma) nel 1977. Nel 2004, dopo la laurea in storia dell'arte presso l'Università La Sapienza di Roma, si trasferisce a Milano dove lavora come assistente per fotografi di moda e pubblicità. In quegli anni inizia la sua ricerca personale sul linguaggio delle immagini.
Nel 2009, con la serie "Black Boxes", vince due importanti premi: il "Talent calling" della rivista FOAM del FOAM Museum di Amsterdam e il premio TERNA. Nel 2010 è artista in residenza presso l'ISCP di New York.
Le sue opere sono state esposte in gallerie private e spazi pubblici in Europa, Cina, Canada e Stati Uniti.
Attualmente vive e lavora a Torino.


Jacopo Mazzonelli nasce a Trento nel 1983. Si diploma in pianoforte e in musica contemporanea presso l'Accademia Internazionale TEMA di Milano. Parallelamente agli studi musicali comincia a realizzare sculture e installazioni attraverso le quali indaga spesso l'elemento sonoro (musica e rumore, ritmo e silenzio) pur non includendolo necessariamente come evento uditivo nell'opera.
Ha tenuto mostre personali in Italia e all'estero (Federico Bianchi Contemporary Art, Milano; Paolo Maria Deanesi Gallery, Rovereto; Fondazione Galleria Civica di Trento; Palazzo Incontri, Roma; CIAC di Genazzano; Festival TINA B., Praga; DOCVA, Milano; MART, Rovereto; L'Ozio, Amsterdam; Galleria Studio 44, Genova; Neon>Campobase, Bologna). Le sue opere sono incluse in importanti collezioni, tra cui AGI Collection, Verona; Caldic Collection, Rotterdam; Unicredit Art Collection, MART, Rovereto; VAF, Stiftung Collection, MART, Rovereto. Attualmente vive e lavora a Trento.



Premio Francesco Fabbri per le arti contemporanee
a cura di Carlo Sala
Villa Brandolini, Solighetto di Pieve di Soligo (Treviso), Piazza Libertà n°7.
24 novembre - 23 dicembre 2012. Inaugurazione e premiazione: sabato 24 novembre, ore 17.30.
Il Premio è promosso dalla Fondazione Francesco Fabbri e reso possibile grazie al supporto della Famiglia Fabbri e la collaborazione del Comune di Pieve di Soligo. E' patrocinato da FIAF (Federazione Italiana Associazioni fotografiche) e GAI (giovani artisti italiani), con il supporto di TRA (Treviso Ricerca Arte), Enzimi e Centro Studi USINe. Il Premio è inserito nel palinsesto regionale RetEventi Cultura Veneto 2012 per la Provincia di Treviso. Il Premio ha il sostegno del Consorzio BIM Piave.
Orari di apertura: venerdì e sabato 16.00-19.00; domenica 10.00-12.00 e 16.00-19.00. Ingresso libero.

Per Info: www.fondazionefrancescofabbri.it; premio@fondazionefrancescofabbri.it

martedì 27 novembre 2012

Improbabili connessioni, installazione di Mr. Degrì, Thomas Berra e Elfo


Art Kitchen è lieta di presentare 
Improbabili connessioni, 
installazione di Mr. Degrì, Thomas Berra e Elfo a cura di Art Kitchen, 
in esposizione presso Superground, 
 via Bussola 4 – Milano, 
dal 13 al 20 dicembre 2012.




I tre artisti, esponenti della scena underground, realizzano un’installazione site specific che invade completamente lo spazio espositivo: centinaia di metri di pellicola trasparente creano una sorta di labirinto invalicabile, un intreccio plastico che rimanda ad un’ambientazione surreale ed
effimera, che ingloba e soffoca ciò che abbraccia, lasciando trasparire un’immagine gelida, inavvicinabile, finta. Luci, suoni, rumori e proiezioni contribuiscono a rendere la scena ancora più irreale. Improbabili connessioni che legano i tre artisti in un progetto installativo controverso, dal forte impatto estetico.




Mr. Degrì nasce a Como nel 1981. Si forma all’Istituto d’Arte di Lomazzo e sviluppa sin da subito un’esigenza creativa che si concretizza nelle prime sperimentazioni nell’ambito dei graffiti, che coltiva per circa dieci anni. Artista autodidatta, la sua prassi artistica subisce diverse evoluzioni: abbandona il linguaggio dei graffiti per aderire con entusiasmo alla pittura. Il risultato è un linguaggio artistico personale, uno stile che oltrepassa la semplice figurazione e che, partendo da un’immagine conduce ad una inedita dimensione artistica del soggetto nelle sue tele, composte e stratificate. Non è mai banale o scontato nell’esito figurativo: ogni lavoro rappresenta un passaggio, una riflessione e conserva una parte di vita personale, di vissuto, che rende ogni sua opera prova di un passo verso la maturazione artistica, che l’artista persegue, con ostinata determinazione, in mezzo a sbagli, tentativi, ed esiti soddisfacenti.




Thomas Berra nasce a Desio nel 1986. Inizia a dipingere da molto giovane. Sul suo percorso gia' diverse mostre e collaborazioni: da Liberarea, la prima personale a Milano nel 2005; una collettiva a Parigi presso la Galerie Marie-Claude Goinard nel 2006; un duetto con l'artista Enrico Manera presso la galleria milanese Ars Italica nel 2007, anno in cui partecipa al Treno dell'Arte. Sempre nel 2007 Cow Parade sceglie una sua mucca con figure bianco e nero per l'Arco della Pace di Milano. Nel 2008 espone in una personale a Villa Litta a Milano e in mostra collettive come il Premio Italian Factory presso la Fabbrica del Vapore di Milano o Vuote a Rendere presso Art Due Gallery. Espone in Cina, a Pechino, con Masters of Brera. Nel 2008 organizza Sold Out, una collettiva di giovani artisti, esordienti e non, all'interno di un ex supermercato in disuso nei pressi di Limbiate.




Elfo nasce a Brescia nel 1979. La sua estrema libertà espressiva dà luogo ad un originalissimo percorso di ricerca in cui il metalinguaggio espressivo rende difficilmente catalogabile il suo lavoro in un singolo genere. Il muro cessa di essere la “tela” su cui dipingere i codici ed i loghi della cultura urbana e diventa esso stesso parte dell'opera attraverso un originale innesto con la land-art e l'arte concettuale. Non solo contesti urbani degradati ma anche persone, animali e cose vengono inglobate in questo flusso creativo dove l'opera finale può essere la performance, la documentazione fotografica od il lascito installativo polimaterico. Accenni di surrealismo, negli slittamenti di senso delle cose e degli oggetti, si fondono in questo geniale lavoro ad una forte presa di possesso della realtà. Il territorio tutto viene marchiato, alterato da gesti imprevedibili in cui il fuoco può diventare scrittura effimera o cassette delle lettere e vagoni di treni trasformarsi in grotteschi mostri antropomorfi. La matrice ludica del lavoro di Elfo sempre ironico, divertente e dissacrante non perde mai di freschezza, intelligenza ed avvalora la speranza su di una nuova generazione di artisti in grado di dare rinnovato vigore all'arte italiana.






Improbabili connessioni


Vernissage: Giovedí 13 dicembre, dalle ore 19.00


Superground, via Bussola 4, Milano


Orari: lun-ven, 10.00-19.00 | Free entry






Sponsor tecnico


Nord Imballi S.r.l.

.LE MUCCHE DI MAGGIO. personale di Salvatore Ligios a cura di Sonia Borsato



.LE MUCCHE DI MAGGIO.

personale di Salvatore Ligios
a cura di Sonia Borsato

30 NOVEMBRE 2012 - 20 GENNAIO 2013

Venerdì 30 novembre alle ore 18:30 presso la Galleria LEM si inaugura la personale di Salvatore Ligios Le mucche di maggio.
Insolito e inatteso percorso a colori – dopo una lunga e consolidata produzione in bianco e nero – le 23 fotografie esposte nella galleria sassarese costituiscono una svolta nella produzione di Ligios, una tappa estetico-meditativa che nasconde, dietro un approccio bucolico, meditazioni di ben altra natura.

Che la fotografia abbia sempre intrattenuto un rapporto di reciproca seduzione con il mondo della natura non è cosa nuova. Ma questo rapporto si ridefinisce con modi comportamentali nuovi nell'era del digitale. O forse no? L'interrogativo resta aperto e intrigante, pronto ad ogni sollecitazione.
Intanto Salvatore Ligios, dopo lunghi percorsi passati a cogliere tracce di'identità collettiva, si – e ci – diletta in verdi passeggiate, solo apparentemente ingenue, attraverso cui rimettere in discussione il senso stesso del fare fotografia.




L.E.M. via Napoli 8 - 07100 Sassari tel. 339 7639690
e-mail: gallerialem@gmail.com | www.gallerialem.com
aperto dal martedì al sabato, dalle 18,00 alle 20,00

“Pattern Addicted” personale di Eloisa Gobbo

A Padova la personale di Eloisa Gobbo, da vedere!



“Pattern Addicted” personale di Eloisa Gobbo
Spazio Tindaci
Via Dante 15, 19, 35139 Padova
Opening mercoledì 28 novembre ore 18.30
Dal 29 novembre 2012 al 19 gennaio 2013


SPAZIOTINDACI presenta “Pattern Addicted”, la nuova accattivante personale di Eloisa Gobbo, artista padovana tra i fondatori dell’Italian Newbrow, scenario culturale delineatosi a partire dalla Biennale di Praga del 2009 che usa immagini e tratti distintivi della cultura popolare per creare, attraverso l’ironia, un’arte diretta ed immediata.


L’opera di Eloisa Gobbo racconta storie attraverso dei “pattern” (decorazioni o schemi esornativi) ripetuti e sovrapposti, che si avvalgono di immagini prese dall’architettura, dalla moda, dal design, dal mondo dei tatuaggi o dal web, creando delle trame esteticamente affascinanti. “Pattern Addicted” infatti significa letteralmente “dedito o dipendente all’ornamento”.

L’esposizione, oltre ad una selezione di acrilici su tela dai colori intensi ed accesi, propone su una serie di lavori realizzati in bianco e nero ed alcune opere scultoree.
L’esigenza del bianco e nero nasce per sottrazione del colore come elemento di disturbo e distrazione rispetto ai rapporti spaziali tra i vari piani del dipinto.

Per quanto riguarda le opere di scultura esposte il processo creativo è del tutto simile a quello dei lavori su tela: l’ipertesto pittorico diventa tridimensionale. Nelle opere “Matrioska” o “Petali di stelle” è come se uno o più pattern si fossero sollevati dalla tela in una metamorfosi tridimensionale e avessero dato vita a degli oggetti veri e propri. L’ipertesto si crea con i pieni e i vuoti, con la luce e le ombre.

Architetture di Luce... dal 6 dicembre al Museo Ebraico di Buenos Aires





Ci siamo! Oramai il 6 dicembre è vicino. Fervono i preparativi. Tutto è pronto e si aspetta solo il catalogo che arrivi dalla tipografia.

La quarta tappa della mostra personale di Karina Chechik, "Architetture di Luce" è tornata in Argentina, a Buenos Aires, al Museo Ebraico (www.museojudio.org.ar) e si inaugurerà il prossimo 6 dicembre. 
Curata, in questa occasione da Liliana Olmeda de Flugelma, rimarrà visibile fino al 21 aprile 2013. 
Preseguirà poi nel 2014 al Frost Museum di Miami (http://thefrost.fiu.edu/) per poi proseguire il tragitto in altre pretigiose sedi istituzionali. 
Se doveste capitare nella capitale argentina...




Il testo critico a firma della curatrice della mostra Liliana Olmeda de Flugelman 

Gacetilla de prensa

Arquitecturas de Luz de Karina Chechik



Karina Chechik estudió Bellas Artes en la Escuela Nacional de Bellas Artes Prilidiano Pueyrredón, Desde 1995 hasta el 2007 vivió en Miami, donde desarrollo una intensa actividad artística colaborando y exponiendo en galerías y centros de arte, Universidades y Museos. También desarrollo una reconocida trayectoria en Europa, especialmente en Italia y España. Paralelamente dicto cursos y conferencias en distintas Universidades, Museos e instituciones culturales de la Argentina, Estados Unidos y Europa. Su obra ha sido editada por ediciones Polígrafa de Barcelona en el 2003, galería que la ha llevado a exponer en las ferias mas importantes del circuito internacional, como Art Basel, Art Basel Miami, Arco de Madrid, Art Cologne y Maco México. Su obra es parte de importantes colecciones de museos e instituciones públicas y privadas de Argentina, Estados Unidos y Europa.

Karina Chechik recurre a la arquitectura de los espacios dedicados a la espiritualidad para desarrollar sus investigaciones pictóricas. Así como la representación de la luz es su recurso, la captura de un determinado momento es su materia prima: árboles que se elevan en la naturaleza, sinagogas centenarias, catedrales góticas, templos de diferentes cultos y edificios de la nueva liturgia del mundo contemporáneo, los museos. Podemos intuir una presencia inequívoca, el logos y el espíritu que ilumina el alma universal se expanden fuera de los límites de sus telas y sutilmente nos interpela dándonos cita donde el hombre se supera a sí mismo como factótum, pero más aún como observador de la creación divina.

La muestra inició su itinerancia en mayo del año 2011 en el Museo Catedral de La Plata de la República Argentina, siguió en el Museo del Design, Torino, Italia y luego en el Istituto Nazionale di Studi Romani, Roma. Se presentará en el Museo Judío de Buenos Aires incorporando obras recientemente realizadas. En el año 2014 continuará en The Frost Art Museum de Miami.

Curaduría: Liliana Olmeda de Flugelman





Inauguración: Jueves 6 de diciembre de 2012 a las 19 hs. Museo Judío de Buenos Aires, Libertad 769, CABA. 4123-0832 www.museojudio.org.ar

Contacto: curadora@judaica.org.ar. Martes a jueves de 15 a 18 y viernes de 15 a 17 hs.

La muestra permanecerá abierta hasta el 21 de abril de 2013.