RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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venerdì 30 aprile 2010

"L'arte è cultura" incontro a Livorno



martedì 4 maggio 2010
alle ore 21.00 - 23.30 presso la Libreria Gaia Scienza in via di Franco, 1 - Livorno


L'arte è cultura. Quali spazi di fruizione e quali prospettive per queste forme di espressione?


E’ per martedì 4 maggio l’appuntamento con il prossimo Caffè Creativo dell' Associazione lab.lab - Laboratorio Labronico. Stavolta al centro della discussione ci saranno le arti visive. Ci si interrogherà su quali spazi di fruizione e su quali prospettive possa offrire ad esse la città di Livorno, e su quali invece esse possono offrire alla città stessa e ai cittadini.

Ancora una volta un testimone ad aprire i lavori, Stefano Pilato, fondatore del laboratorio d'arte ‘Pesce Fresco’. L’appuntamento è per le 21 00 alla libreria Gaia Scienza.
Nella sua etimologia la parole cultura deriva da ‘coltivare’, azione tipica di chi con pazienza sa aspettare che quanto coltivato possa dare i suoi frutti. Anche la cultura segue questo stesso processo e lo fa anche l’arte.

L' arte è comunicazione, è da sempre strumento che porta con sè il particolare punto di vista sul mondo da parte dell'artista, e al contempo stimola lo spettatore stesso verso la riflessione. Da primo strumento di comunicazione adesso però le arti visive si trovano sempre più relegate nei palazzi e nelle gallerie, sostitute nel loro ruolo di creatrici di modelli culturali da mezzi più immediati e "popolari", quali radio e la televisione. Com'è possibile promuovere le arti visive all'infuori della ristretta cerchia di addetti ai lavori, e restituire loro il ruolo di creatrici di modelli culturali rivolti a tutti?

Una città, nella sua multiformità sociale, vive anche di processi culturali che ne delineano l'identità e i modelli sociali ed è opportuno che alla dimensione artistica offra spazi e strumenti per potersi esprimere liberamente.

Quanto lo ha fatto e lo sta facendo Livorno? Quali azioni possono essere intraprese per migliorare la situazione? I Caffè si contraddistinguono per il lato costruttivo del dibattito che si svolge al loro interno. I facilitatori di Lab Lab garantiscono al dibattito di non sfociare nella sola polemica, cercando di sollecitare la formulazione di proposte concrete su cui lavorare.

Self World Spontex - Francesco Attolini in Triennale...


Mostra - Evento - Video arte - Still art
di Francesco Attolini

Martedì 4 maggio Triennale-Milano ore 11'00/18'00

Self World Spontex

Spontex: l’azienda come opera d’arte

Estro e impresa

Un’azienda vive non solo di funzioni, ma anche e soprattutto di persone, ciascuna delle quali ha delle idee, delle passioni, dei gusti. Mettere all’opera in modo armonico e organico una tale molteplicità di interessi individuali e di idiosincrasie irripetibili, assomiglia alla composizione – tratto dopo tratto, gesto dopo gesto – di un’opera d’arte.
Non è un caso, d’altra parte, che i grandi nomi di artisti soprattutto rinascimentali, siano a volte accostati a quelli di imprenditori dotati d’una peculiare ed efficace vision, capace di incidere positivamente tanto sul business, quanto sulla vita delle persone che quel business concorrono a costruire.

Auto-ritratti

Spontex coinvolge il proprio management nell’opera di video-arte Self world – firmata dal pluripremiato artista d’origini pugliesi Francesco Attolini, vincitore per ben due volte del Master of Class Festival di San Pietroburgo – proprio per portare a rappresentazione come l’azienda viva la propria mission alla stregua di un’opera d’arte. Spontex articola infatti la sua produzione industriale come se assecondasse un estro artistico, a cui danno vita le persone che lavorano in essa, e i prodotti che l’azienda commercializza.
La scelta dell’artista Francesco Attolini, per il progetto Self world, non è casuale. Egli, infatti, ha nel corso del tempo affinato una personale e riconoscibilissima poetica dell’autoritratto, in cui i volti video-ritratti rivivono nella significatività del sé dell’artista, dando luogo a un intreccio caleidoscopico di identità, di riconoscimenti, di differenziazioni.
I volti su cui si sofferma lo sguardo dell’artista, sono quelli delle persone che lavorano alla strategia industriale di Spontex, e a ciascuna di esse è chiesto di dare vita, di fronte alla cinepresa, a una piccola performance che abbia come oggetto uno dei tanti prodotti aziendali, legati ai temi della pulizia e dell’acqua.


Da un prodotto a un mondo

Che si tratti di una spugnetta tecnologicamente architettata o di un getto d’acqua che investe il sé ritratto, Attolini reinterpreta il prodotto Spontex attribuendogli nuovi e inattesi significati. Così facendo, l’artista si mette sulla scia di Marcel Duchamp, reinventando artisticamente l’uso degli oggetti e scoprendone significati nascosti.
Come in un’opera d’arte, i prodotti Spontex, nelle mani di persone lasciate libere di seguire la propria ispirazione, diventano lo strumento e insieme il risultato del gesto artistico fondamentale della creazione.
Anzi, in Self world i prodotti cessano di essere semplicemente tali, poiché vengono assimilati, utilizzati, interpretati dai vari self che li utilizzano, e in tal modo danno vita a un vero e proprio mondo di significati.

Sempre contemporanei

Sotto l’occhio complice della cinepresa, gli uomini e i prodotti dell’azienda trovano delle ragioni per identificarsi catarticamente gli uni con gli altri. Essi liberano così, da un lato, delle energie che la routine lavorativa può anche comprimere, e dall’altro lato la creatività racchiusa in un brand semanticamente denso e innovativo, che non cessa, come un’opera d’arte sempre contemporanea, di sorprendere.


Andrea Sartori
saggista, critico, scrittore e consulente per la comunicazione




"Dialogo silenzioso" Aura Zecchini



giovedì 29 aprile 2010

Urban-Code personale di Carlo Cane



vedi anche:
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/04/urban-code-personale-di-carlo-cane.html

Giovanni Cerri: "Le Meduse" alla Fabbrica del Vapore



Le Meduse


Dal 6 al 26 maggio 2010 presso lo Spazio Nono 1 alla Fabbrica del Vapore di via Procaccini, 4 a Milano si terrà la prima mostra costitutiva del movimento Le Meduse.
Nel centenario del Futurismo, avvalendosi del catalogo della Giampaolo Prearo Editore, storica casa editrice che per prima ha pubblicato un libro della Transavanguardia, sei artisti si riuniscono per dare testimonianza di una tensione creativa diffusa nell’arte giovanile.
Si tratta di una presa di coscienza su una sensibilità condivisa da tutti i componenti. Le Meduse sono “gli artisti urticanti”, che vogliono lasciare il segno, smuovere gli animi nei confronti del male e del malessere della società contemporanea. Attenti all’attualità, la reinterpretano attraverso una figurazione di ispirazione classica, tragica o ironica.
Non a caso l’ente promotore della mostra è l’associazione onlus “Amici di Scarp de Tenis” che da sempre si impegna nel sociale per promuovere l’integrazione e il recupero degli emarginati.
Il movimento ha un padre spirituale, Giovanni Cerri, che fa da guida ai più giovani, insieme al teorico e fondatore del gruppo, il critico d’arte Vera Agosti. Cerri esplora la realtà della metropoli milanese che diventa simbolo di ogni città del mondo occidentale, stabilendo lo stretto legame del movimento con Milano, dove la maggior parte degli artisti in mostra studia, vive e lavora. E ancora le eroine di Anna Madia, le scherzose estroflessioni di Maurizo Cariati, i personaggi lirici e ironici di Andrea Riga, la riscoperta dei reperti trafugati dall’Iraq di Lorenzo Manenti, nel suo altare video contro la guerra e l’installazione di Jaya Cozzani, in memoria della caduta del Muro di Berlino, dedicata alla solitudine contemporanea.
Si ringrazia Alan Rizzi, l’Assessore allo Sport e al Tempo Libero del Comune di Milano che ha reso possibile l’iniziativa.


LE MEDUSE
Con il patrocinio e il contributo del Comune di Milano
A cura di Vera Agosti
Promosso dall’Associazione onlus amici di Scarp de Tenis
Fabbrica del Vapore – Spazio Nono 1
Via Procaccini, 4 - 20154 Milano

6-26 maggio 2010
Inaugurazione su invito 5 maggio ore 19
orari: lunedì-venerdì: 10-13 15-19:30
sabato: 10-13 e 14:30-16:30
catalogo: Prearo Editore

info: amicidiscarpdetenis@caritas.it

Progetto espositivo a cura di:
Stefano Vazzana, Beatrice Vazzana, Erica Rodolfi

qualche mese fa... Fabio Pietrantonio su IoDonna...


mercoledì 28 aprile 2010

EX NOVO. ARTISTI CONTEMPORANEI IN VIAGGIO NELLA MEMORIA

28 aprile - 3 giugno 2010- Milano

a cura di Mimmo Di Marzio


Con la mostra “EX Novo. Artisti contemporanei in viaggio nella memoria”, Banca Akros, la banca d'investimento e di private banking del Gruppo Banca Popolare di Milano, conferma la volontà di proseguire nel sostegno e nella promozione dell’arte contemporanea, convinta dell’importanza di contribuire allo sviluppo, non solo economico, ma anche culturale del nostro Paese.

La mostra raggruppa circa venti artisti (David Lachapelle, Vanni Cuoghi, Jimmie Durham, Giovanni Frangi, Omar Galliani, Federico Guida, Mimmo Jodice, Katarzyna Kozyra, Debora Hirsch, Javier Marin, Igor Mitoraj, Youssef Nabil, Alessandro Papetti, Vettor Pisani, Luigi Ontani, Simona Uberto, Salvo, Vanessa Beecroft) del panorama internazionale contemporaneo che nel loro lavoro si sono confrontati o hanno citato i grandi maestri del passato.

La relazione è quasi sempre audace ma si rivela stimolante sia per chi affronta la rivisitazione di opere ricercate, ispirata ad un legame culturale e affettivo con l’autore, sia per quegli artisti che si cimentano con vere e proprie icone-simbolo della storia dell’arte.


Da un punto di vista filologico, questa mostra nasconde un aspetto particolarmente interessante, quello di chiarire allo spettatore i canoni stilistici di riferimento – e probabilmente anche di ispirazione - delle nuove generazioni dell’arte.



Inaugurazione su invito il 27 aprile dalle 19.00
Banca Akros Viale Eginardo, 29 Milano
La mostra sarà visitabile dal 28 aprile al 3 giugno su prenotazione, anche di gruppo, chiamando la segreteria di Banca Akros 02.42444030

Beluffi/Beatrice... interessante

Mi piace leggere, ed invito a farlo anche a quei due/tre lettori di questo blog, questo divertente teatrino critico/letterario...

Luca Beatrice, per quanto bravo e attento è un critico alla moda con qualche scheletrino nell'armadio (anche durante l'ultima biennale) del quale non sempre condivido le scelte ma ne stimo il coraggio e la professionalità.
Emanule Beluffi mi piace, anche se non sempre (come ovvio e naturale che sia) appoggio la cernita. Di lui sicuramente oltre al raffinato intuito, da apprezzare è l'incessante presenza e militanza sul territorio.

Mi permetto comunque di dare un consiglio agli artisti:
basate tutto sulla qualità, sia che usiate per esprimervi, il mezzo pittorico che la foto, l'installazione che il video, la grafite che l'acquerello. Usate il cervello e combattete per la ricerca e l'ottenimento della qualità. Solo quella vi permetterà di emergere.






"Pittore, se vuoi la fama diventa mediocre" di Luca Beatrice

Sciatto, trasandato, incerto e con una punta di arroganza: questo è il tipo di artista esaltato dai critici Per i quali vendere molti quadri è da piccolo borghese. Eppure in Italia i giovani di valore non mancano.





Facciamo un gioco. Prendiamo un quadro figurativo di buona (anche se non eccelsa) qualità.
Appendiamolo per una settimana alle pareti del ristorante pizzeria Marechiaro. Quindi trasportiamolo in una galleria media, di quelle che i critici con la puzza al naso definiscono sbrigativamente «commerciali». Infine inseriamolo in una mostra importante, curata da un nome giusto, nelle sale della Fondazione Sandretto o di un museo egualmente conclamato. Attenzione, sempre lo stesso quadro!
Nel primo caso avremo l’elaborato domenicale di un dilettante, che per hobby ha chiesto al proprietario del ristorante di ospitarlo e, magari, di provare a venderlo a cento-duecento euro. Nel secondo, il dipinto aumenterà di valore ma non troppo (qualche migliaia di euro), perché la galleria non è così buona e si presume che lì un grande artista non lavorerà mai. Nel terzo e ultimo caso, il quadro prenderà la strada maestra del successo, lodato dagli addetti ai lavori, inseguito dai collezionisti disposti a spendere cifre folli per portarselo a casa, in quanto il suo valore è stato certificato da Bonami o da Birnbaum, dalla Tate Modern o da White Cube. Di tutto sentiremo discutere, tranne che di qualità intrinseca dell’opera.
Dalle prime avanguardie del Novecento è andato infatti radicalizzandosi quell’atteggiamento per cui è il contesto, e solo il contesto, ad attribuire valore all’arte. Per secoli i musei erano pinacoteche piene zeppe di quadri: capolavori, maestri, scuole, epigoni e croste che entravano di diritto a far parte delle collezioni pubbliche in quanto superfici dipinte, dunque riconosciute da tutti come arte. Poi è arrivato il gesto geniale e provocatorio di Marcel Duchamp il quale, piazzando un orinatoio dentro una sala bianca, ci ha dimostrato che qualsiasi cosa sarebbe potuta stare lì, bastava la certificazione del contesto e l’accordo tra i diversi attori del circo. Duchamp tutto avrebbe potuto prevedere, tranne che di essere preso così sul serio dai posteri.

Entrando oggi in uno qualsiasi dei santuari globali dell’arte contemporanea ci troveremo di fronte a una sfilza di oggetti in disuso, scarti, pezzi di neon, sculture minimaliste o forse avanzi di piastrelle, readymade postecnologici, scritte... e a nessuno verrebbe mai il dubbio che non si tratti di arte. Se stanno lì dentro, nel museo, sono arte e basta. E se sono cose brutte e inutili? Chissenefrega! Il paradosso è che la pittura, oggi, è l’ultimo readymade. In quanto linguaggio artistico per definizione e per storia, deve «meritarsi», faticando assai, l’inclusione in posti così cool and trendy che con il passato non vogliono aver niente a che fare.
Domanda: ma se sono un bravo pittore, come posso essere preso in considerazione dai curatori alla moda? Un bel casino, ragazzo mio! Intanto vedi di non essere troppo bravo, troppo capace e virtuoso. Sii sciatto piuttosto, trasandato, incerto, dipingi se puoi come un incapace o un mentecatto. Se qualcuno ti dà del pittore, ribellati, guardalo in cagnesco e spiegagli che tu sei «un artista che usa la pittura». Ricorda: ai critici, che sono spesso artisti falliti, piace il non finito che fa molto «tormento ed estasi»; prediligono i fondi bianchi su cui ritagliare figurine incerte o volti dall’espressione idiota. Se collabori con qualche galleria «di mercato» sei finito. Se vivi decorosamente del tuo lavoro ti daranno del commerciale. Se vendi parecchi quadri ti accuseranno di interpretare il cattivo gusto della piccola borghesia.

E allora? Se proprio ci tieni, almeno in apparenza rimani uno sfigato qualsiasi e comportati da artista, non da ragioniere. E non dire che hai dei soldi, sennò ti danno della puttana.
Altra regola importantissima: sostieni di produrre pochissimo, quattro o cinque quadri l’anno, perché il tuo stile è lungo, tormentato, difficile. E poi, altro must: non rimanere prigioniero della bidimensionalità, del quadro tradizionale, che lo capisce anche la massaia. Espanditi nello spazio, sfonda gli argini, contamina la superficie con materiali anomali, inserisci oggetti e, mi raccomando, ogni tanto fai una fotografia o un’installazione, da abbandonare lì per caso. E infine, ci vuole anche una discreta fortuna, perché l’accettazione di un pittore nel contesto dell’arte contemporanea spesso rappresenta un autentico mistero. Una che passa per essere davvero brava, e di conseguenza costosa, è la romagnola Margherita Manzelli. Tra i più giovani vanno di moda Pietro Roccasalva, imitatore senza particolare qualità e fotocopiatore di Bacon, Simone Berti, autore di strambi animali-macchina su fondo rigorosamente bianco. Secondo i critici killer della pittura, in Italia non ci sarebbe altro.
Invece ignorano o snobbano le decine e decine di ottimi pittori che in un Paese libero e non provinciale come il nostro godrebbero di ben altro trattamento. Alcuni di loro, ma senza esaurire l’ampia disponibilità, Beatrice Buscaroli e io li abbiamo invitati alla Biennale di Venezia nel 2009, e tra poco ne parleremo, contando che Vittorio Sgarbi faccia altrettanto nel suo Padiglione Italia 2011. Chi segnalare tra le decine di pittori «under quaranta» meritevoli oggi d’attenzione? Certamente nella linea che si ispira al disegno, all’illustrazione, alla sintesi e all’immediatezza, vanno considerati Gabriele Picco, Fausto Gilberti, Andrea Mastrovito, Laurina Paperina, Laboratorio Saccardi, Erica il Cane, Blu (questi ultimi due appartengono alla corrente dei nuovi graffitisti presentati nella mostra «Street Art, Sweet Art», del Pac a Milano nel 2007). Tra i pittori «puri» suggeriamo senz’altro di prestare attenzione a Gabriele Arruzzo e Manuele Cerutti, mentre tra coloro che usano questo linguaggio mescolandolo ad altri, la cosiddetta Expanded Painting, molto buono risulta il duo fiorentino Pieralli & Favi.

Pagina di cultura del Giornale di mercoledì 21 aprile.


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OH BEATRICE

di Emanuele Beluffi




Luca Beatrice ha da poco dato alle stampe il libro Da che arte stai? Una storia revisionista dell'arte italiana. E lo scorso Mercoledì 21 Aprileil Giornale ne ha pubblicato uno stralcio. Chi se ne frega, dirà il popolo. Ma ci voleva lo sciopero del compassato Corriere della Serva perchè io potessi leggere il pensoso affondo del Beatrice sullo spaesamento della critica odierna, innamorata a suo dire di artisti sciatti che simulano l’attitudine anarchica del bohémien incazzoso, ostile al sistema e proclive a una pittura volutamente mediocre fatta apposta per provocare.

Ora, io non sono un fan di Luca Beatrice (non sono il fan di nessuno, essendo l’unico critico degno della mia stima quel Matteo Marangoni vissuto a metà fra XIX e XX secolo. E non sono neanche tanto sicuro di codesta mia ammirazione), ma debbo dire che lo stralcio pubblicato dal Giornale ha fatto vibrare le corde del mio cuore, suscitando un moto di viva approvazione per le annotazioni del Beatrice.

Non essendo certo che i miei sette lettori usino compulsare il fogliodi Vittorio Feltri, mi tocca fare un riassuntino del testo del succitato critico.

Dunque, il già curatore del Padiglione Italia dell'ultima Biennale veneziana prende le mosse dalla vexata quaestio per cui è il contesto -e solo quello- a definire l'opera d'arte in quanto tale.

In verità il filosofo dell'arte Arthur Danto diede una spiegazione più ficcante, insistendo sullo slittamento semantico dell'oggetto nel momento in cui viene astratto dall'usuale contesto e collocato in una dimensione inedita (le Brillo Box di Warhol), ma il senso è lo stesso: prendi un sasso e piazzalo in una sala bianca, saranno il contesto e il sistemaa certificarne lo statuto di opera d'arte.

Il risultato di questa azione (che se la fai una volta va bene, due idem, ma alla terza pensiamo che ci stai pigliando per il culo), è un impoverimento della facoltà critica.

Scrive il Beatrice: «entrando oggi in uno qualsiasi dei santuari globali dell'arte contemporanea ci troveremo di fronte a una sfilza di oggetti in disuso, scarti, pezzi di neon, sculture minimaliste [...] e a nessuno verrebbe mai il dubbio che non si tratti di arte [...].

Con grave scorno non solo della critica, ma anche del gusto e della disciplina, pittorica in modo particolare, mezzo espressivo cui evidentemente il Beatrice tiene molto: «Il paradosso è che la pittura, oggi, è l'ultimo ready-made. In quanto linguaggio artistico per definizione e per storia, deve meritarsi l'inclusione in posti così cool and trendy».

Fine del riassuntino, ho privilegiato il copy/paste 'chè si fa prima e non ho voglia di perdere il mio tempo con pensieri masticati da altri.

Caro Luca Beatrice, sono pienamente d'accordo con te.

In effetti la facoltà di giudicare patisce il peso esercitato dalla sovrastruttura ideologica del sussiego perbenista della critica dipendente e salariata (spero non ti fischino le orecchie), inducendo il pensiero a contenersi dalla verità -che a volte è lì sotto il naso di tutti come la lettera rubata di Poe- e a ciurlar col manico delle divagazioni speculative su nozioni raccogliticce e imparaticce, pur di non dire “questo è un bel quadro”, oppure“questo quadro fa cagare”.

Col risultato d’occasionare una critica coatta, non nel senso romanesco del termine, ma in quello dell’autocastrazione indotta dal principio di realtà. Incidentalmente incarnatosi nelle interdizioni mandarine dell’ideologia critica corrente, che manderebbe al confino, insieme alla Sora Lella che scambiò un’opera d’arte per una sedia su cui posar le terga dopo la faticosa visitazione al museo d’arte contemporanea, chi si esercitasse a pronunziare il venerabile giudizio: “questo è un bel quadro” (o di rimando“questo quadro fa cagare”).

Insomma, caro Luca, giustamente te la prendi con la critca à la page che snobba la produzione di artisti che forse oltre confine godrebbero di un diverso riconoscimento. E citi, come contraltare ai Pietro Roccasalva e Margherita Manzelli che evidentemente a te non garbano, pittori come Gabriele Arruzzo e Manuele Cerutti e alcuni giovani dipintori che variamente s’ispirano al disegno e all’illustrazione, come Laurina Paperina, Erica il Cane, Blu, Laboratorio Saccardi et cetera.

«Meglio non esser troppo bravi», dici, «ai guru piace il finto tormento del non finito». E con un ingigantimento volutamente grottesco dello stato di cose scarichi i tuoi strali contro gli artisti straccioni che, sfruttando il contesto, la sfangano come utenti della pittura. E contro i critici alla moda, cialtroni che a tuo dire l’hanno assassinata, rei di non riconoscere il valore dei succitati Laurina Paperina, Gabriele Arruzzo et ceterae che fanno passare come autentiche meraviglie dell’Estetica contemporanea quelle che invece son solo brutture.

Ora, caro Luca, di là dal fatto che Pietro Roccasalva a me garba e a te no (e di là dal fatto che tu stesso sei un critico alla moda): l’è tutto vero!, come disse il banchiere «un gradino sotto Dio» Pierfrancesco Pacini Battaglia quando mascariò Antonio Di Pietro sui presunti accrediti per uscire dall’inchiesta giudiziaria volgarmente nota come Mani Pulite.

Non basta fare un buon quadro. Anzi, una pittura ben eseguita sarebbe bollata come tradizionale. E quand’anche godesse del riconoscimento della buona mano, pagherebbe lo scotto di non veicolare un messaggio chiaro. Quando poi leggi i testi critici e i comunicati stampa che ti spiegano il senso della produzione del tale artista, ti rendi conto che, se quello era il messaggio, allora anche tua nonna poteva fare una mostra lì. O scriverne il testo critico.

[ Oh Beatrice. Di Emanuele Beluffi, pubblicato su Lobodilattice il 28/04/2010 ]
http://www.lobodilattice.com/node/6127

WaterFront personale di Roberto Braida sulla Nazione...

Giudizio Universale

Sinergie


Sinergie
Bi personale di Fabio Weik e dies_(otolab),
a cura di Fiordalice Sette,
Sala della Bilancia, Fabbrica Borroni, 14 – 23 maggio 2010.

In occasione della prima edizione di BiNOMI – Biennale Nord Ovest Milano, che si terrà dal 14 al 16 maggio 2010,
Fabbrica Borroni esporrà i percorsi creativi di due artisti attivi sul territorio: Fabio Weik e Fabio Volpi (alias
dies_otolab), manifestando così il comune obiettivo di Fabbrica Borroni e BiNOMI, ovvero la valorizzazione del
talento e della creatività giovanili presenti nel Nord Ovest Milano. Territorio che, oltre ad essere ricco di
testimonianze culturali del passato, è anche terreno fertile per la giovane arte italiana.
Il filo conduttore della prima edizione di BiNOMI si concretizza nella tematica “visibile e invisibile. Luci e ombre
del territorio”, tematica manifestata in Sinergie dalla coppia di artisti. Tramite il lavoro di Weik infatti, viene resa
manifesta un’ansia culturale volta alla riflessione sull’informazione, e in particolare sui sistemi di gestione dei
percorsi informativi. L’artista propone allo spettatore immagini con cui ha già una consolidata familiarità, le stesse
che quotidianamente popolano riviste, telegiornali e siti web d’informazione. Queste vengono rielaborate e
riproposte all’osservatore in una veste nuova, più accattivante ma anche più ricca di riflessioni su ciò che è il vero
nucleo pregnante dell’informazione, il quale spesso viene celato in favore di una comunicazione più sensazionalistica
e decisamente triviale. Weik realizza dunque l’analisi di una situazione visibile e percepibile da tutti a livello globale.
dies_ invece opera direttamente con il medium video, ma non per realizzare una critica alla gestione
dell’informazione. Il suo lavoro infatti si svincola decisamente da qualsiasi volontà di polemica, esplorando piuttosto
le dimensioni della percezione umana tramite un lavoro tecnico estremamente preciso e formalmente pulito, che
trae costante ispirazione dal minimalismo. Le opere di dies_ palesano l’attenzione dell’artista verso i campi
magnetici, meccanismi di attrazione e repulsione imprescindibili e incontrastabili che incantano lo spettatore,
poiché ne stimolano la sfera emotiva pre-razionale. Da ciò si evince come la sua poetica sia dunque molto più
intimista di quella di Weik, rivelandosi dunque affine alla dimensione invisibile indagata da BiNOMI.
Il “binomio creativo” Weik – dies_ è la manifestazione tangibile della possibilità di riflettere sulla contemporaneità
e creare arte, sia in stretta correlazione al territorio d’intervento, come nel caso di Weik, sia in maniera divincolata
dallo stesso, come si evince dai lavori di dies_.
In occasione di Sinergie sarà quindi possibile osservare le opere di Fabio e Fabio (ironia anagrafica), due artisti
molto diversi l’uno dall’altro, ma che, per qualche strana sinergia sembrano essere molto vicini, quasi fossero due
facce di una stessa medaglia.

La mostra sarà inaugurata dal 14 al 16 maggio nell’ambito della manifestazione BiNOMI, e sarà visitabile fino al 23
maggio secondo i seguenti orari:
venerdì 14 maggio: h. 17.30 - 23
Sabato 15 e domenica 16: h. 10 – 23.
Da lunedì 17 a venerdì 21 maggio: h. 15 – 18.
Sabato 22 e domenica 23 maggio: h. 10 – 18.

Si informa inoltre che, sabato 15 maggio, dalle ore 18.30 alle ore 19.30 si terranno le performances di Weik e dies_.
A cura di Fiordalice Sette.
La mostra è patrocinata dal Comune di Bollate, dal Polo Culturale Insieme Groane e dalla Provincia di Milano.
Sponsor tecnico: KOBRA
Ingresso libero.
Fabbrica Borroni, Via Matteotti 19, 20021 Bollate (MI).
Tel. 02 / 36507381,
mail: cultura@fabbricaborroni.it.

martedì 27 aprile 2010

CROSSROADS | CROCEVIA


CROSSROADS | CROCEVIA

CHRISTIAN BREED, BRUNO CECCOBELLI, GIANNI DESSÌ, PETER FLACCUS, DANIELE GIRARDI, MUTSUO HIRANO, THOMAS LANGE, BRUNELLA LONGO, MATTEO MONTANI, MIMMO PALADINO, NICOLA PECORARO, PAOLO PICOZZA, MARCO TIRELLI, ANTONELLO VIOLA

a cura di Davide Sarchioni


OPENING sabato 8 maggio ore 18.30

Il Frantoio. Capalbio (GR) 58011 - Piazza della Provvidenza 11



L'associazione culturale Il Frantoio di Capalbio, diretta da Maria Concetta Monaci, è lieta di presentare la mostra “Crossroads/Crocevia”, collettiva a cura di Davide Sarchioni che si apre sabato 8 maggio negli spazi della Galleria del Frantoio, secondo appuntamento della stagione culturale 2010, già inaugurata ad Aprile con PhC Capalbio Fotografia di Marco Delogu.

Il Crocevia, letteralmente incrocio di strade diverse e punto di snodo, è un po' una metafora della storia passata e attuale de Il Frantoio, e anche della stessa Capalbio, come luogo di passaggio e di piccole soste, ma segnato dalle tracce di importanti figure. Ritrovo imprescindibile per gli affezionati e interessati frequentatori, epicentro di incontri interessanti e vivace crocevia di esperienze e di storie che si intersecano con altre. Il Frantoio va così conquistando negli anni un proprio ruolo di catalizzatore di interscambi culturali.

In questa occasione espositiva, al crocevia de Il Frantoio si incontrano e si incrociano le strade di 14 artisti di diverse generazioni, fra dieci italiani e quattro di varie nazionalità (un tedesco, un giapponese e due americani), ma italiani d'adozione, lasciando un segno ideale del loro passaggio. Sono presenti in mostra lavori prevalentemente inediti su tela, su legno e su carta, sculture, mosaici e fotografie che in modi differenti suggeriscono possibilità di dialogo con il territorio e la natura circostante, anche in senso vagamente paesaggistico, o un dialogo effettivo con lo spazio della galleria, anche in senso installativo.
Nonostante le differenze di generazione, di carriera e di percorsi fra gli artisti invitati, la scelta dei lavori svela la volontà di costruire un itinerario visivo per immagini, dinamico e vivace, a partire dalla presenza effettiva delle opere in mostra qui e ora, oltre la complessità della vicenda creativa di ogni singolo artista, innescando un sistema di intrecci e di orditure affini o allusive, pur nella diversità dei repertori formali e delle tecniche utilizzate.
Una mostra dedicata alla Galleria del Frantoio, spazio neutro ideale al di fuori delle complesse dinamiche del mercato, per intercettare la moltitudine di incroci inaspettati e di nuove traiettorie che connettono reciprocamente immagini e visioni differenti in un caleidoscopio di relazioni, possibilità e significati.
Molti degli artisti invitati si incontrano per la prima volta in una mostra collettiva. Accanto ai lavori di Mimmo Paladino come di Bruno Ceccobelli, Gianni Dessì e Marco Tirelli, importanti e diversi punti di riferimento dell'arte italiana, si affiancano quelli di Peter Flaccus, americano attivo sia in Italia che in America, di Thomas Lange, fra i protagonisti negli anni '80 dei “giovani selvaggi” di ex-Berlino Ovest, e di Mutsuo Hirano, artista giapponese trapiantato in Germania e ora stabile in Italia. Si prosegue con gli interessantissimi e pur differenti lavori dei pittori romani Matteo Montani, Paolo Picozza, Antonello Viola e quelli dei più giovani Christian Breed, Daniele Girardi e Nicola Pecoraro. Unica fotografa Brunella Longo.
La mostra si avvale del Patrocinio della Provincia di Grosseto e del Comune di Capalbio in occasione del suo cinquantesimo anno.

Catalogo disponibile con testi di Pia Candinas, Maria Concetta Monaci, Davide Sarchioni. Tipografia Ceccarelli Editrice, Grotte di Castro (VT)



Il Frantoio. Capalbio (GR) 58011 - Piazza della Provvidenza 11
Orari: 18.00 - 23.00 Chiuso il martedì
Ufficio stampa e coordinamento: Maria Concetta Monaci
Info: tel. +39 0564896484 +39 3357504436
e-mail: mc.monaci@hotmail.it

lunedì 26 aprile 2010

Museo Carandente di Spoleto, il nuovo direttore è Gianluca Marziani

da Exibart:


È conosciuto anche come Galleria di Palazzo Collicola, ma ora sarà noto come Palazzo Collicola Arti Visive - Museo Carandente. È la raccolta di arte contemporanea di Spoleto, creata dal grande storico e critico d'arte scomparso lo scorso anno dopo la sua intensa attività legata all'attività al Festival dei due mondi. Una raccolta che attendeva un nuovo direttore dalla dipartita dello stesso fondatore, e che ora l'ha trovato con la nomina di Gianluca Marziani.
“Ho cambiato subito il nome - dice Marziani - per omaggiare doverosamente la figura di Carandente e, al contempo, imprimere al museo la sua voglia di ricerca internazionale, di contenuti innovativi e aperti, costruendo un programma che sia unico nel panorama nazionale”.
Fortemente voluto dall'assessore alla Cultura spoletino Vincenzo Cerami, Marziani è stato designato come erede di Carandente in una città che ha sempre avuto l'arte visiva tra le sue priorità di programmazione. Il lavoro di rilancio elaborato dal neodirettore parte dalla denominazione, e si svilupperà in un imponente palazzo storico appena restaurato, “un vero e proprio hub dei linguaggi visivi che ospiterà molte sorprese per tutti gli appassionati d'arte”. Il programma ufficiale delle mostre prenderà il via sabato 26 giugno 2010.

Omaggio a Gillo Dorfles


lunedì 10 maggio 2010 alle 20.30, al Teatro dal Verme in via San Giovanni sul muro, 2 -Milano

OMAGGIO A GILLO DORFLES
incontro con Gillo Dorfles e Giovanni Bertelli sulla musica contemporanea
Ore 21.15: Arnold Schonberg: Pierrot lunaire op.21
Giovanni Bertelli: Dell’indifferenza, anatomia breve per quintetto, composizione commissionata dal Divertimento Ensemble e dedicata a G. Dorfles - prima esecuzione assoluta
Luciano Berio: Folk songs

Divertimento Ensemble
Alda Caiello soprano
In collaborazione con VII Corso di Direzione d’Orchestra

Teatro dal Verme, via san Giovanni sul Muro 2 Milano
Biglietti Intero € 12
Ridotto € 8
www.vivaticket.it call center 899666805
E’possibile acquistare i biglietti a Palazzo Reale
presso la mostra Gillo Dorfles. L’avanguardia tradita

...ed anche il bravissimo Marco Minotti è sui rotocalchi...




Ecco i finalisti ed i selezionati del Premio Combat 2010



Finalisti del Premio Combat 2010
selezionati da CECILIA ANTOLINI area geografica Lombardia-Piemonte-Valle D'Aosta

UNDER 50
Elena Arzuffi
Barbara Bonfilio
Francesca Ceccarelli
Alice Colombo
Luigi Consolandi
Emanuele Conti
Antonio De Luca
Marco Demis
Mimmo Iacopino
Anna Madia
Ada Mascolo
Franco Moira
Gianni Moretti
Vera Portatadino
Giulio Zanet

UNDER 25
Daniele Duò
Clarissa Delle Monache
Federica Glauso


selezionati da FRANCESCA BABONI - STEFANO TADDEI area geografica Veneto - Friuli Venezia Giulia - Trentino Alto Adige - Emilia Romagna - Marche

UNDER 50
Fabio Adani
Sonia Andreani
Giorgia Beltrami
Valentina Biasetti
Daniele Cestari
Antonella Cinelli
Luca Coser
Massimo Festi
Domenico Grenci
Rivkah Hetherington
Pietro Iori
Erika Latini
Sergio Padovani
Alberto Storari
Luca Zampetti

UNDER 25
Sabrina Fioratto
Erika Negro
Simona Paladino


selezionati da ALICE BARONTINI - ALESSANDRO ROMANINI area geografica Liguria-Toscana-Umbria-Sardegna-Sicilia

UNDER 50
Elisa Anfuso
Marcello Buffa
Andrea Cammarano
Mario Genovesi
Koroo
Andrea Lucchesi
Anita Luperini
Marco Manzella
Lucia Masu
David Pompili
Valentina Ramacciotti
Eleonora Rossi
Riccardo Ruberti
Caterina Sbrana
Fabio Sciortino
Giuseppe Tamponi
Matteo Tenardi
Roberta Ubaldi
Marco Useli

UNDER 25
Alessio Bianchini
Andrea Carpita
Angelo Crazyone
Yasmine Dainelli
Laura Lencioni
Elia Mauceri
Flavio Menici
Alice Aliai Ricci


selezionati da MICOL DI VEROLI area geografica Lazio-Campania-Calabria-Basilicata_Puglia_Molise-Abruzzo

UNDER 50
Alessio Ancillai
Stefano Bolcato
Alessia Cocca
Domenico Dell'osso
Paola Di Domenico
Lorenzo Di Lucido
Pierluigi Febbraio
Martin Figura
Maddalena Giansanti
Emanuela Lena
Giovanni Longo
Mario Maffei
Giacinto Occhionero
Guido Pecci
Anna Saviano
Tina Sgrò

UNDER 25
Andrea Martinucci

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Artisti segnalati
Giovanni Agosta
Maria Beatrice Alegiani
Amae
And
Alice Attanasio
Francesco Baronti
Cynthia Bassan
Daniela Benedetti
Sebastiano Benegiamo
Marco Bernardi
Maurizio Biagini
Danilo Busia
Paolo Buzzi
Daniela Caciagli
Davide Cappelli
Valentino Carrai
Ewa Chacianowska
Morena Chiodi
Carlo Colli
Alessandro Del Pero
Dellaclà
Flavia Dodi
Marianna Gasperini
Valeria Giordano
David Giroldini
Nicola Giusfredi
Monica Grycko
Fabiana Guerrini
Virginia Lopez
Andrea Marcoccia
Giorgio Pignotti
Federica Poletti
Alberto Raiteri
Denis Riva
Fabio Rota
Yung Seo Yun
Francesco Sisinni
Vincenzo Todaro
Claudia Venuto

L'ottimo Fabio Pietrantonio su Brava Casa...


In attesa di "La Natura Dentro" personale di A. Pedretti ad Arezzo...





vedi anche:
MARTEDÌ 16 MARZO 2010
"LA NATURA DENTRO" personale di Antonio Pedretti a cura di Giovanni Faccenda
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/03/la-natura-dentro-personale-di-antonio.html

domenica 25 aprile 2010

ForwardLooking 16 curatori guardano al futuro


Il 28 aprile 2010, alle ore 18.30, IED – Istituto Europeo di Design – di Roma, in collaborazione con MACRO – Museo d’Arte Contemporanea di Roma – presenta Forward>>Looking una mostra evento all’interno degli spazi espositivi del MACRO FUTURE, a cura del collettivo Cur’Art-Emergenze Contemporanee che propone i progetti di 16 curatori emergenti. L’iniziativa è promossa dal Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali.

Forward>>Looking espone i progetti di sedici curatori emergenti in un importante luogo del contemporaneo, MACRO FUTURE, contraddistinto dall’indagine sulle nuove “generazioni” delle arti visive. Si metteranno a confronto ricerche curatoriali accomunate dalla necessità di narrare storie messe in scena in un luogo condiviso. Dall’ideazione di una residenza, alla gestione di uno spazio espositivo stabile, all’evento site specific, la mostra pone al suo centro l’arte e la pluralità delle sue declinazioni.

Il collettivo Cur’Art-Emergenze Contemporanee nasce all’interno del Master per Curatore Museale e di Eventi Performativi dello IED di Roma con l'intento di operare nell’ambito della curatela di eventi culturali contemporanei attraverso lo studio delle tendenze attuali dell’arte in maniera innovativa e creativa.

Forward>>Looking è uno spazio aperto di incontro che ospiterà un programma di eventi collaterali tra cui Fatti Curare! un Call for vision dedicato agli artisti emergenti.


Progetti in mostra:
Ciascun curatore ha lavorato intorno ad un concept, sviluppando una propria traccia di riflessione. Accanto alla presentazione di ogni singolo progetto vi saranno i contributi di alcuni artisti invitati che hanno condiviso l’idea di fondo di ciascuna proposta esposta.

Suono: l’intima esteriorità delle cose di Carlo Antinori presenta opere che riflettono sull’intimità delle cose attraverso il suono: nei lavori esposti rumori e sussurri raccontano di una nuova nozione del reale, che diventa presenza da ascoltare e percepire (Francesco Fonassi, Steve Roden, Franz John).

Magnitudo 5.3 di Paola Bommarito invita ad una riflessione sulle tracce di spazi svaniti, di luoghi distrutti dalla natura proponendo una rivisitazione nell'oggi della memoria storica. Città invisibili che tornano a vivere attraverso interventi site specific (Botto&Bruno, Lorenzo Romito degli Stalker,
Roberto Timperi).

In-Natural art di Laura Buccafurri propone un lavoro sul territorio calabrese, portando lo spettatore ad immergersi in uno spazio in cui l’arte si confronta con la natura e si fonde con essa. Gli artisti invitati ad intervenire su un luogo protetto di grande valore naturalistico, creeranno degli interventi legati con l'area scelta in stretta connessione con i suoi possibili fruitori (Silvio Amelio, Walter Carnì, Dennis Oppenheim).

Specie di attraversamenti di Lara Carbonara invita gli artisti a lavorare intorno alla costruzione di uno spazio fluido, in una visione ampliata in molteplici direzioni possibili: percorrere le identità degli altri utilizzando la condizione dell’attraversamento, inteso come continuo luogo di confine, di passaggio (Manuela Mancioppi).

ArtsCrossing di Iván Chamorro Cidre intraprende un viaggio creativo attraverso il cammino di un taccuino, cardine di una installazione collettiva che lega l’improvvisazione del cadavre exquis alla multiculturalità del movimento e alla multiautorialità dell'opera (Maurizio Mochetti).

P.I.M. -Personal Interactive Mouseion di Sandra Del Giudice propone una nuova metodologia didattica sperimentale rivolta a ciascun visitatore, anche non esperto, per aiutarlo a contestualizzare l’opera. L’accostamento di contenuti multimediali suddivisi in macroaree è concepito per divenire una applicazione per I-phone o per lavagne touch screen (Loris Cecchini).

Commonplace/Luogo comune di Massimiliano Di Franca invita tre persone, due artisti e un’antropologa visuale, a percorrere la distanza dello spostamento, invitandoli allo scambio attraverso dialoghi e tracce personali, incroci e attraversamenti, riflessioni artistiche che occupano lo spazio del loro quotidiano a Roma (antrop. Giulia Grechi, MK, Cesare Pietroiusti).

Ritorno al futuro di Marianna Frattarelli partendo dalla fisionomia storicamente connotata delle architetture razionaliste del territorio di Latina, propone una loro rilettura attraverso percorsi e interventi artistici all’interno di un nuovo centro espositivo.

Torri Contemporanee di Sara Giuliani sperimenta una possibile rilettura dell'antico concetto di borgo, invitando artisti visivi e performativi ad una sua rivisitazione in chiave contemporanea. Artisti stranieri e italiani saranno invitati ad abitarlo e a scoprirlo, creando lavori site specific che andranno dall’installazione a performance di danza urbana, dalla fotografia alla scultura (Antonio Amendola, Compagnia Oplas Ccr Umbria).

Alto Fragile di Valentina Isceri prevede di realizzare, in un uliveto pugliese, una residenza per artisti dove dibattere su questioni legate all’ecocompatibilità e offrirne soluzioni, utilizzando criteri di “artisticità permanente”. Si tratta di promuovere e diffondere l'arte contemporanea, partendo dalla sua stessa location, realizzata con dei site specific secondo soluzioni architettoniche sostenibili con design innovativo e funzionale. Un progetto tutto green, affidato a un pool di pionieri dell'architettura sostenibile, che intende riscoprire e preservare il legame privilegiato con la natura ( Daniel G. Andújar, Filippo La Vaccara, Santasangre).

Remember Yourself di Francesca Loddo, attraverso ricordi e sfumature legate all’esperienza dell’artista sardo Costantino Nivola (Orani, 1911; Long Island, 1988), ricerca i “fili invisibili” che intrecciano la Sardegna all’America. Il progetto unisce idealmente i luoghi cari allo scultore, tracciando un ponte culturale e creativo che vuole uniti in una residenza giovani studenti sardi e americani.

Roma 2010. Presente Imperfetto di Rossana Macaluso concentra la sua ricerca sui possibili rapporti tra la monumentalità storica romana e il suo presente contemporaneo, proponendo uno spazio di progettualità che problematizzi una fluida continuità tra passato e presente, che intervenga sulla ‘storicità’ del bene culturale senza scalfirla ma restituendola alla contemporaneità (fotografo Claudio Abate, arch. Hojjatollah Baghchighi, arch. Marcello Costa, arch. Roberto Malfatto/Roberto Malfatto Progetti Exhibit show & communication design, Renato Nicolini, prof. Luigi Russo, arch. Giuliana Stella).

(D) Mostra L’Arte di Bianca Mannino pone al centro del suo progetto un tentativo di riflessione sul senso della “lettura” dell'opera d’arte contemporanea, proponendo un ciclo espositivo di 10 opere, ciascuna sottoposta a diverse interpretazioni da parte di studiosi non addetti ai lavori nell'ambito dell'arte ma riconosciuti esperti in altre discipline e di esperti critici, storici dell’arte e curatori. ( dott. Mario Bellina, Ciboideale, dott. Danilo Mariscalco).

Re/Turns di Marika Rizzo invita gli artisti a lavorare intorno al senso del viaggiare nell’esilio costante del ritorno, approdando in quel luogo intimo che è la casa, tracciando una linea e un cerchio in cui fine e inizio non coincidono ma procedono in un moto perpetuo spiraliforme (Gea Casolaro, Lise Harlev, Luana Perilli).

What’s about Italy? di Francesca Sandrini propone ad artisti stranieri, che sono stati residenti in Italia per diverso tempo, di riflettere sul loro concetto di “italianità” in occasione dei 150 anni dell'Unità d'Italia, proprio per provare a tracciare un “ritratto” del nostro paese sempre sospeso tra particolarismi e ricerca di “identità” (Selezione di artisti scelti tra i borsisti negli Istituti culturali stranieri a Roma e tra artisti stranieri residenti in Italia segnalati dai medesimi istituti: Amaya Bombìn, Raffaella Cristino, Shoji Kato, Stefano Romano, Gertrude Moser-Wagner).

Art Trip di Clara Sapienza invita gli artisti a compiere un viaggio, un percorso comune e di condivisione. Viaggio non solo come topos contemporaneo ma anche come possibile lavoro sul sé e sull'altro da sé (Alessandra Baldoni, Davood Viiksi-Pete Kheradmand).

Nella mostra saranno presenti anche dei video promo riferiti a ciascun progetto realizzati dalla videodesigner Serena Scuccimarra con l’elaborazione del suono di Paolo Zappalà.

Allestimento a cura di ma0/emmeazero studio di architettura.

PUT THE BLAME ON MAME personale di Laura Giardino


PUT THE BLAME ON MAME - LAURA GIARDINO SOLO EXHIBITION
opening h19 - performance h20
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Ogni linguaggio è intrinsecamente polisemico e multi direzionale e l’arte, nella sua qualità di codice e di idioma, non fa eccezione. L’ambiguità è una caratteristica di qualsiasi tipo di espressione, sia essa verbale, lessicale o visiva, ma è pur vero che le immagini sembrano possedere un più alto grado di evasività rispetto alle espressioni della fraseologia parlata o scritta. Naturalmente, l’interpretazione che un osservatore può dare di una determinata immagine dipende da molti fattori, come ad esempio la quantità d’indizi che l’artista dissemina nell’opera, oppure il clima emotivo che la caratterizza, la dominante cromatica, la messa a fuoco e molti altri elementi squisitamente tecnici.
Le scelte tematiche di Laura Giardino sono forti prove indiziarie del fatto che, attraverso la pittura, essa voglia condurci su un terreno torbido ed equivoco, seducente e sinistro quanto la trama di un film noir. Anzi il modello letterario e cinematografico del genere noir, derivazione psicologica del giallo, ben si applica alle immagini costruite dall’artista. L’obiettivo del noir non è soltanto la descrizione e risoluzione di un crimine, come nel caso delle tradizionali detective story, ma la narrazione di una ricerca della verità che passa attraverso il turbamento, l’inganno e la menzogna e che spesso culmina con un sentimento di amara disillusione. Il detective hard boiled non è, però, il protagonista dei racconti di Laura Giardino, che concentra l’attenzione piuttosto su un altro character del genere, la dark lady. Personaggio stereotipato, che incarna i tratti della seduttrice, la dark lady è un’evoluzione a stelle e strisce della decadente femme fatale, della quale conserva il fascino oscuro e perverso, a tratti diabolico. Sviluppatasi tra gli anni quaranta e cinquanta, la figura della dark lady, della vamp rispecchiava il clima tipicamente misogino della cultura americana del dopoguerra. Ricordate l’ideale femminile degli anni Cinquanta della casalinga perfetta, moglie irreprensibile e sorridente madre di famiglia? Ecco, la dark lady è l’esatto opposto: misteriosa, infedele, manipolatrice, inaffidabile e dannata. La nemesi, insomma, dell’ideale femminino dell’uomo medio americano. Lo sviluppo del genere noir rispecchia quindi la temperie sociale di quegli anni, ma anche l’insorgere di un nuovo modello di donna libera, indipendente e, dunque, destabilizzante per l’establishment maschile.
Laura Giardino individua in Gilda, interpretata da Rita Hayworth nell’omonimo film di Charles Vidor del 1946, il tipo della moderna donna inquieta, alla ricerca di un difficile affrancamento dal ruolo impostole dalla società. Attraverso provocazioni, intrighi e tradimenti, Gilda usa la seduzione come strumento rivoluzionario di autoaffermazione, confondendo e disorientando i protagonisti maschili della vicenda. Put the blame on mame è la canzone cantata da Gilda nella celebre scena dello spogliarello con i guanti. Il testo è abbastanza oscuro e fa riferimento a fatti lontani nel tempo, come il terremoto di San Francisco del 1906 e una fantomatica sparatoria nel Klondike in cui viene colpito un certo Dan McGrew. La sostanza del testo, però, pone sarcasticamente l’accento sul ruolo di capro espiatorio della donna. “Date la colpa a Mame, ragazzi, date la colpa a Mame”, recita la canzone. Viene da chiedersi, allora, se la dark lady sia vittima o carnefice. E se le cose non fossero come appaiono?
Intorno a questo dubbio ruotano le opere di Laura Giardino. “La mostra è un’indagine su Mame”, afferma l’artista, “una donna che non esiste, perché rappresenta tutti e nessuno”. Attraverso il consueto recupero di iconografie vintage come immagini pubblicitarie, foto amatoriali e cartoline, Laura Giardino muove una ferma critica all’identità, intesa come costruzione culturale fittizia. Gilda è quindi l’incarnazione simbolica dell’eterno conflitto tra individuo e maschera sociale. Sebbene le protagoniste dei dipinti e dei disegni dell’artista siano quasi sempre donne, l’indagine, che qui diventa anche affermazione politica e ideologica, non riguarda solo il genere e la sessualità femminili, ma abbraccia idealmente chiunque.
L’ambiguità connaturata alle immagini, dicevamo, è l’elemento chiave di Put the blame on Mame, mentre l’atmosfera noir, insieme ad un certo erotismo d’antan in salsa pop, ne costituiscono il principale attributo stilistico. In quasi tutte le opere l’incertezza interpretativa si accompagna alla presenza di elementi disturbanti, a volte anche sgradevoli, che generano un contrasto o un corto circuito all’interno dell’immagine. Se nei dipinti Coro e Gabbia permane una certa indecisione su quale sia il soggetto realmente imprigionato dietro le sbarre e perfino se si tratti di sbarre o di semplici grate, in opere come Déjeuner e All Inclusive l’idilliaca e un po’ artefatta felicità dei personaggi contrasta nettamente con la tetra desolazione dei paesaggi industriali sullo sfondo. La stessa dicotomia si registra anche in Factory girl e One Way, dove all’atteggiamento sessualmente sfrontato delle donne in primo piano fa da contrappunto uno scenario “sociale” o “ambientale” palesemente sfavorevole. Infatti, se i personaggi sullo sfondo di One Way sembrano osservare beffardi lo spogliarello della ragazza, in Factory Girl è la desolazione della fabbrica (factory, appunto) ad essere in contrasto con la bionda in primo piano.
Enigmaticità e indeterminatezza caratterizzano soprattutto lavori come In cucina, In bagno e La Colazione dei campioni dove la narrazione, apparentemente interpretabile come l’episodio di una crime story, lascia spazio a dubbi e ripensamenti. Se il corpo steso al suolo nell’opera In bagno non fosse un cadavere, ma appartenesse, supponiamo, a qualcuno che ha perso i sensi a causa di una sbornia colossale? L’atteggiamento distaccato, quasi scocciato, della donna con la vestaglia avrebbe un senso. Nel dipinto In cucina, la seducente pin up con i coltelli conficcati nella carne potrebbe essere una performer, una sorta di variante masochistica del tradizionale fachiro indiano. D’altra parte, la casalinga alle sue spalle non sembra darsi troppa pena. Non è chiaro, nemmeno, che cosa stia facendo la donna in lingerie di La colazione dei campioni. Si tratta forse di uno spettacolo di bondage a beneficio dell’uomo seduto al tavolo? E che ci fa una bellissima playmate distesa su una scrivania da ufficio, per giunta alla presenza di una coppia dall’aria borghese? Forse è in corso un set fotografico per qualche rivista di soli uomini? Non lo sapremo mai, così come non scopriremo mai se sia sangue o marmellata il fluido sul coltello della bambina in Piccolo aiuto. Il più delle volte i titoli non ci facilitano e il soggetto rimane vago, incerto, come nel trittico intitolato Haircut, dove, facendo il verso ai modelli di capigliature degli anni Settanta, Laura Giardino costruisce una fitta trama di rimandi tra la cultura popolare (la Farrah Fawcett di Charlie’s Angels) e la subcultura punk (il teschio con la cresta degli Exploited, gruppo hardcore inglese dei primi anni Ottanta).
Oltre all’ambiguità, l’attitudine antagonista, contestataria nel senso più ampio possibile, impronta tutto il lavoro dell’artista milanese, che può spaziare dall’immaginario politico degli anni di piombo (come in certe recenti carte con ritratti di terroristi della Baader Meinhof) alla cultura underground (vedi i riferimenti a band come i Cramps e i Misfits), fino alla pornografia. Quest’ultima, in particolare, è considerata come una sorta di spazio di resistenza in cui vanno esprimendosi nuovi aneliti libertari, alla stregua di altri movimenti o subculture del recente passato. Non è un caso, infatti, che opere come Washing sin, Filo spinato, Wow e Seven arms, con quel loro miscuglio di seduzione pop e atmosfere torbide, finiscano per richiamare esplicitamente un certo contesto hard non patinato, posto all’incrocio tra l’estetica punk e il porno amatoriale.
Ivan Quaroni

22-4/29-5 2010
Galleria Spazioinmostra
via Cagnola, 26 - Milano

su ARTEiN intervista a Roberto Masi di Giovanni Faccenda

Sul numero in questi giorni in edicola, l'intervista dell'amico Roberto Masi rilasciata a Giovanni Faccenda

Lutto nel Mondo dell'arte: muore, a Milano, Giuseppe Panza di Biumo



Da EXIBART:
Al suo nome sono legati gli sviluppi e la conoscenza - in Italia ma non solo - di diversi movimenti dell'arte americana del Secondo Dopoguerra, l'arte ambientale, concettuale e in special modo minimale sempre sostenuti con un interesse che andava al di là del solo fine collezionistico.
Il Conte Giuseppe Panza di Biumo, uno fra i maggiori collezionisti d'arte contemporanea del mondo, è morto a Milano questa notte all'età di 87 anni. Nel 1996 aveva donato al Fondo Ambiente Italiano - che nel 2000 l'aveva aperta al pubblico - Villa Panza a Varese, con oltre 150 opere della sua collezione.
Nato a Milano nel 1923, nel suo incontro l'arte contemporanea fu fondamentale un viaggio negli Stati Uniti compiuto nel 1954 e la conoscenza dell'Espressionismo Astratto, che lo spinse ad iniziare la sua collezione con opere fra gli altri di Mark Rothko, Franz Kline, Antoni Tàpies, Jean Fautrier. Collezione che si strutturò da metà degli anni '60, con la predilezione di Panza che si indirizzò decisamente verso artisti come Dan Flavin, Donald Judd, James Turrell, Sol Lewitt, Bruce Nauman, Richard Serra, Robert Morris.
La collezione è oggi fruibile al pubblico in alcuni dei più importanti musei del mondo, dal Museum of contemporary art di Los Angeles alla Fondazione Solomon R. Guggenheim di New York, al Museo Cantonale d'arte di Lugano, all'Hirshhorn Museum di Washington, all'Albright Knox Gallery di Buffalo dal 2007. Oltre che alla villa varesina, in Italia diverse opere sono conservate fra il Mart di Rovereto e il Palazzo Ducale di Sassuolo

vedi anche:
MERCOLEDÌ 7 APRILE 2010
Al Lu.C.C.A. "State of mind" panza collection - minimal art - 10 aprile - 27 giugno
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/04/al-lucca-state-of-mind-panza-collection.html

"POP TEN" personale di Andy, Pietrasanta, Chiostro di Sant'Agostino







vedi anche:
POP TEN - Andy espone a PIETRASANTA
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/04/pop-ten-andy-espone-pietrasanta.html

venerdì 23 aprile 2010

giovedì 22 aprile 2010

"SCIAME" personale di Luca Alinari


LUCA ALINARI
"SCIAME"

Inaugurazione: giovedì 6 maggio ore 19
Luogo: Santa Croce sull’Arno (PI) - c/o Villa Pacchiani, piazza Pier Paolo Pasolini
Durata: 6 maggio – 13 giugno 2010
Orario: feriali e festivi ore 16 – 19 - Chiuso il lunedì - Ingresso libero
Info: Antonella Strozzalupi – 0571 30 642 biblioteca@comune.santacroce.pi.it
Cura mostra e catalogo: Nicola Micieli
Organizzazione e coordinamento: Fabrizio Borghini e Filippo Lotti
Ufficio stampa: Fabrizio Borghini e FuoriLuogo – Servizi per l’Arte
In collaborazione con: Associazione Culturale “La Ruga”
Con il patrocinio di: Comune di Santa Croce sull’Arno ׀ Provincia di Pisa
Con il contributo di: Banca IFIGEST di Santa Croce sull’Arno

SANTA CROCE SULL’ARNO. A un anno di distanza da "Pulviscolo”, mostra curata da Giovanni Faccenda nella Sala d’arme di Palazzo Vecchio a Firenze, un'altra personale di grande spessore del maestro Luca Alinari in Toscana.
Circa trenta lavori, in una esposizione sui generis, di uno dei pochi pittori toscani che ha partecipato sia alla Biennale di Venezia che alla Quadriennale di Roma. Artista di chiara fama, tra i più conosciuti ed apprezzati a livello nazionale ed internazionale, interprete indiscusso dell’arte contemporanea, Alinari vanta un curriculum prestigioso che lo ha proiettato ai vertici del panorama artistico. È stato il primo, fra gli artisti della corrente pittorica del “realismo fantastico”, ad aver usato un particolare timbro coloristico e poetico imitato poi a livello nazionale.
La mostra, dal titolo “Sciame”, si inaugura giovedì 6 maggio alle 19 nella storica Villa Pacchiani di Santa Croce sull’Arno.
Dal titolo si deduce che l’esposizione è composta da un insieme di opere riunite per l'occasione. Nello sciame, com'è risaputo, ogni piccolo insetto ha un piano prestabilito in modo che il sistema, nel suo complesso, abbia un andamento organizzato e finalizzato al raggiungimento di obiettivi. Quindi, un percorso tra arte, scienza e sociologia dove ogni opera suona all’unisono per una sinfonia d’insieme. Lo sciame è la matrice linguistica, la tipologia e la filosofia dell'esposizione. “Un’idea dell’arte invasiva – dice Nicola Micieli, noto critico d’arte, curatore della mostra e del catalogo - nel senso che il segno, l’immagine, il colore, le forme in cui si scompone l’immagine, che sono vibrazioni, devono diventare come uno sciame che vola, vibrazioni di luce nell’ambiente come se l’immagine si moltiplicasse o si scomponesse nelle sue componenti, nei suoi elementi morfologici e ognuno dei quali vibrasse per proprio conto.
Questa mostra intende essere anche un’invasione dello spazio espositivo. L’opera entra in rapporto con lo spazio e interferisce, abitandolo, con esso entrandovi in un rapporto dinamico, rapporto esaltato dalla particolare illuminazione degli ambienti ideata appositamente per l'evento santacrocese. Alinari, internamente all’opera, propone, nell’unità dell’immagine, la sua scomposizione; gli spazi strutturati si sviluppano come un’azione teatrale o un racconto.
Da evidenziare, l’eleganza e la leggerezza della forma e la sua compiutezza armonica che ha uno sviluppo soprattutto lineare.
Frantumazione, punti cromatici luminosi, aperture su dimensioni fantastiche in una sorta di puzzle ad incastro di piani diversi con una soluzione unitaria”.
Mostra estremamente interessante anche per il particolare taglio che il maestro fiorentino ha voluto conferire all’allestimento creando un rapporto poetico–dialettico con il luogo dell’esposizione così da favorire il dialogo tra opere, location e visitatore trasformando la mostra stessa in una grande opera d’arte.
Il Maestro che ha già all’attivo una memorabile scenografia per il Maggio Musicale fiorentino, grazie al suo particolare gesto artistico, costruisce in questa nuova presentazione, poesia su poesia. Infatti l’allestimento è stato tutto ideato e condotto da Alinari che ha voluto, con il suo particolarissimo senso artistico, creare e far pensare tra giochi di luci ed ombre.
Vale la pena soffermarsi sull’opera del Maestro Alinari che con la grande profondità emozionale del suo carattere artistico ha creato una mostra dalle caratteristiche uniche.
Una nuova stagione artistica per Alinari dove i suoi lavori si fanno ancora più poetici ed intimistici. Torna, per certi versi, al passato, rivisitandolo e rielaborandolo in chiave nuova con intuizioni creative d’avanguardia.
“Credo – dice Alinari - di aver recuperato istanze degli anni ’70 che avevo lasciate sospese, in un flusso creativo abbastanza vorticoso di quegli anni. Avevo abbozzato ricerche, esperimenti, prove che avevo portato ad un certo punto e poi lasciato cercando altre strade. Ora riprendo alcune di quelle situazioni e le ripropongo in elaborazioni attuali”.
Opere che costituiscono un diario fantastico ed affascinante in un ipotetico viaggio interiore dove la visione della vita unita all’eleganza delle opere sono un tutt’uno e dove l’artista ritrova la sua dimensione.
Un’avvincente mostra con l’organizzazione e il coordinamento affidati a Fabrizio Borghini, giornalista e scrittore fiorentino, e a Filippo Lotti, stimato curatore di eventi espositivi.
Patrocinata dal Comune di Santa Croce sull’Arno e dalla Provincia di Pisa, la mostra è stata realizzata grazie al contributo di associazioni culturali e sponsor privati, primo fra tutti Banca IFIGEST di Santa Croce sull’Arno; resterà aperta fino al 13 giugno con il seguente orario di apertura: dal martedì al venerdì dalle 15 alle19. Chiusura il lunedì. Per info: 0571 30 642 biblioteca@comune.santacroce.pi.it

"Nice to meet you" personale di Marco Minotti

Anche se in ritardo ci tengo molto a comunicare questa mostra, ancora in corso per pochi giorni...


MARCO MINOTTI
[Nice to meet you]

A cura di Amelia Liana Lasaponara e Angelo Raffaele Villani

Antiche Cantine De Quarto
Via Roma, 1 – Lizzano (Taranto)

02/30 aprile 2010

Vernissage: venerdì 2 aprile 2010, ore 18,30

Orari mostra:
tutti i giorni 16.00/20.00

L’Associazione culturale OpificioCreativo e le Antiche Cantine De Quarto, con il patrocinio di Provincia di Taranto e Comune di Lizzano, presentano “Nice to meet you”, la mostra personale dell’artista milanese Marco Minotti, per la prima volta in terra ionica. L’evento s’inserisce nel Programma espositivo 2010, EXTREMA RATIO, che la Città di Lizzano lancia a sostegno della giovane arte contemporanea italiana, di concerto con alcune delle realtà produttive locali di maggiore interesse e vivacità.
“Nice to meet you” (Lieto di conoscervi) curato da Amelia Liana Lasaponara e Angelo Raffaele Villani, sarà un percorso divertito, giocoso, tra i personaggi dei fumetti del repertorio figurativo del Minotti. Protagonisti di narrazioni inusuali e colorate, entreremo in quel “mondo dell’ironia e della leggerezza”, dell’immaginario infantile tanto vivo in ciascuno di noi.
Brani di cultura di massa e neo-pop, dalla forte identità espressiva, racconteranno modelli e icone del mondo giovanile. Gli eroi dei cartoni animati e dei fumetti dipinti da Minotti, i suoi personaggi manga ripropongono scene e sentimenti “umani” ambientati in scenari anonimi, avulsi da ogni riferimento prospettico ed ambientale, e arricchiti di motivi floreali di una natura reinventata.

“Nice to meet you” sarà una perfetta sintesi tra il piacere del “bello” e la sublimazione del gusto, in quanto le Antiche Cantine De Quarto sono tra le più interessanti aziende vinicole del territorio e pugliesi, fiore all'occhiello per l'eccellenza dei suoi prodotti, riconosciuta da operatori di settore e organi di stampa.
L'OpificioCreativo e le Antiche Cantina De Quarto, inoltre, con il progetto “Art Wine” si faranno promotori di una iniziativa di marketing e diffusione della giovane arte contemporanea, realizzando la prima serie numerata di bottiglie da collezione d’arte (Pz. 200) abbinando le etichette artistiche dell’evento ad alcuni vini di punta dell’Azienda (Dioniso – Primitivo di Manduria, Pozzella – Negramaro).

Amelia Liana Lasaponara
Angelo Raffaele Villani

"ZEN-ZERO" un po' di carta stampata...




vedi anche:
MERCOLEDÌ 10 MARZO 2010
"ZEN-ZERO" personale di Giuseppe Bombaci a cura di Alberto Agazzani
http://www.blogger.com/post-edit.g?blogID=6846535364723813652&postID=8486157865162108003

"URBAN-CODE" personale di Carlo Cane il testo...

URBAN-CODE

L'intera storia dell'umanità urbanizzata, fin dall'antichità, ha cercato di sviluppare il concetto di “città Ideale”.

In epoca rinascimentale, superati gli anni bui dell’epoca feudale e medioevale, la città torna ad essere il luogo ideale dell’umanità.
Posto privilegiato e fucina di arti, cultura e sviluppo.


La Città ideale dell'Anonimo Fiorentino, conservata alla Walters Art Museum di Baltimora

Il quattrocento ne è l’esempio, anche se poi in reatà l’idea di “città ideale” rimane per lo più, allora come ora, un concetto astratto, oserei dire utopico.
Di base però, troviamo ancora attuali, alcuni codici espressi in quei concetti. La città doveva essere luogo funzionale, protetto ed esteticamente sostenuto.

Ovviamente la società attuale ha esigenze differenti dall’epoca rinascimentale e l’opera di Carlo Cane, in questa sua ennesima evoluzione, la rappresenta in maniera quasi didascalica, sottolineando e mettendo in risalto dei veri e propri “Codici”.

URBAN-CODE (codici urbani, mai titolo è stato più appropriato…), è il titolo di questa personale, dove l’artista ha realizzato, mantenendo inalterata la propria personalità pittorica, circa 15 nuovi lavori di livello assoluto, indagando e forse anche risolvendo alcuni aspetti dell’architettura contemporanea.
“Entrando” in una qualsiasi delle tele esposte, risalta nell’immediato il “codice” di sviluppo metropolitano.
Spiegandomi meglio: in passato lo sviluppo urbanistico, era essenzialmente orizzontale mentre da diversi decenni, ormai quasi un secolo, è obbligatoriamente e solamente verticale.
Le nostre città sono sempre più “alte”.
Questo aspetto per Carlo Cane è da sempre motivo di ricerca, anche se in passato valutava ed indagava nel grattacielo, la soluzione all’atavica necessità dell’uomo di innalzarsi, con le proprie costruzioni, verso l’alto per manifestare la propria potenza, dimostrare la grandezza e perché no, in alcuni esempi dell’antichità (vedi le piramidi, le cupole di alcune nostre cattedrali o i minareti di alcune moschee), avvicinarsi al divino. In questo caso l’esempio per eccellenza è e rimane la biblica Torre di Babele, mentre ora sono altri gli aspetti che lo coinvolgono.

In questa nuova epoca urbanistico/creativa, come nell’opera dell’artista, cambia la prospettiva del pensiero. Non più, o forse è meglio dire, non solo, manifestazione di grandezza ma necessità sociale, economica e funzionale.

E così, Cane, interpreta la sua “città ideale”, attraverso l’utilizzo di quella raffinata tecnica che da sempre lo contraddistingue e quella “romantica” ricerca della perfezione stilistica senza mai cadere nello scontato iperrealismo, ponendo l’attenzione al pensiero e non solo all’estetica.

Rimanendo in termini di “codici” l’artista ci offre un altro motivo di riflessione: i materiali.
Infatti la scelta per la realizzazione di questi edifici è ormai omologata da tempo, e Carlo ha abilità e capacità di rappresentazione di questi stessi materiali come pochi altri.
Allora per codice si intende: cemento, acciaio, vetro.
Da Berlino a New York, da Pechino a Buenos Aires tutti gli edifici sono realizzati con i medesimi materiali. Questo ci porta a trarre la facile e scontata riflessione: siamo ormai davvero globalizzati!

Esistono altri codici da prendere in esame, in questo gioco di parallelismi che sto illustrando per introdurvi a questa mostra, ma quello che comunque mi preme di più sottolineare è: la fragilità.
Intesa proprio come debolezza dell’uomo e che ritroviamo, percepiamo e quasi tocchiamo, ancora una volta in questi lavori.
In queste città ideali, in questi luoghi rappresentati, illustrati e forse anche sognati da Cane, non appare mai l’uomo.
Le figure antropomorfe, non sono rappresentate nella loro fisicità; appaiono le creazioni, i loro edifici, le loro abitazioni, ma mai gli uomini!
Sono lavori permeati da un senso di sospensione, quasi di attesa.
Sembrano, anzi sono, dipinti metafisici. Il rumore delle città giunge a noi ovattato. Filtrato. Non c’è chiasso in queste tele, c’è silenzio.
Quel silenzio che forse manca proprio all’uomo contemporaneo.
È onirica l’apparizione dal nulla di queste metropoli. Appaiono dal niente, dal bianco, dal il “non rumore”. Ed è qui che nasce la percezione della fragilità. Siamo consapevoli che gli edifici rappresentati hanno fondamenta solide, che penetrano in profondità nella terra, ma qui sembrano “galleggiare”. Sono leggere, sono sospese. Un po’ come l’uomo di oggi, sospeso fra il fare tutto, rispettando i codici sociali o intento nell’attendere passivamente l’evolversi degli eventi.
Codici Urbani o, a sottolineare ancora una volta il concetto di globalizzazione, “Urban-Code”, ovvero binari da percorrere, rispettare ed assimilare.
Per fortuna c’è l’arte che ogni tanto ci permette di di uscire dagli schemi e riflettere. E sognare. E pensare.
Grazie Carlo.

In viaggio per l’Italia, Aprile 2010
Roberto Milani



vedi anche:
GIOVEDÌ 1 APRILE 2010
URBAN-CODE personale di Carlo Cane
http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.com/2010/04/urban-code-personale-di-carlo-cane.html