RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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mercoledì 24 febbraio 2010

Per Angela Loveday

Qualche sera fa, nel più totale nulla televisivo, in una pausa lavorativa mi sono dedicato ad una pratica che adoro. Il voyerismo telematico... ovvero sbircio le pagine altrui presenti sul web. Sono incappato sul profilo facebook di Angela Loveday.
Angela l'ho conosciuta in occasione delle selezioni della prima edizione del Premio Patrizia Barlettani. In quell'occasione, ho avuto modo di scoprire il suo lavoro. Mi piaciuto immediatamente. L'altra sera, ho scritto così questo breve commento, di getto. Oggi, in un piacevole scambio di e-mail, Angela mi ha chiesto di scriverle un pensiero... Era già pronto! Un fenomeno di telepatia telematica?

"L'invenzione della fotografia è stata la più grande rivoluzione nel campo dell'arte degli ultimi otto/nove secoli. Quella precedente fu "l'invenzione" di rendere quest'ultima, trasportabile: ovvero trasferire l'immagine/lavoro dal muro ad un supporto mobile, tavola o tela che fosse.
L'avvento della foto cambiò radicalmente il lavoro dell'artista!
Dal momento in cui nacquero i primi dagherrotipi veniva meno una delle funzioni del lavoro dell'artista stesso, ovvero il compito di fermare, fissare un momento, quel momento, sia che esso fosse una scena di guerra, un paesaggio o il volto di una persona.
Da allora la tecnologia (con l'epoca digitale poi... non ne parliamo nemmeno!) ha fatto passi da gigante. Ha reso tutti fotografi. Basta possedere una piccola fotocamera che ognuno si sente fotografo ed è in grado di produrre anche scatti piacevoli! Ma non è arte questa.
Fortunatamente, ancora una volta siamo salvi! Ed il segreto e custodito nell'utilizzo dei verbi: "fare il fotografo" o "essere fotografo". Un po' come la differenza che esiste fra l'essere pittore o artista, o ancora meglio fra "fare l'artista" o "essere artista".
Angela Loveday è artista!
Lo è nella ricerca, nella composizione ma soprattutto nel pensiero. Lo è nell'utilizzo del soggetto e nella costruzione della scenografia e nel messaggio.
Ognuno degli argomenti da lei trattati, dal set-commercial al progetto meditato, è basato sulla teatralità della composizione e sulla meticolosa ricerca del particolare. Nulla è lasciato al caso. Il tutto è permeato da un'intelligenza estetica che crea il concetto di "arte".
La Loveday non si ferma però al solo raccontare, descrivere, fermare. Nella sua fotografia si fa largo un altro arduo impegno: quello di essere anche cronista. Cronista che con il mezzo della metafora o del racconto, ci invita a riflettere sulla mancata certezza dell'esistenza dell'uomo di oggi. Sulla precarietà e sulla fragilità della nostra contemporaneità , basata troppo spesso solo sull'immagine e che con assoluta padronanza del mezzo, è proprio attraverso l'utilizzo di immagini che ci invita a riflettere, a prendere tempo, per far sì che quest'ultimo non svanisca nel breve tempo di un battito di ciglia, nel brevissimo istante di uno scatto. Un click!
E' portatrice sana di qualità! Anche se a molti una visione superficiale del suo lavoro può "disturbare", trasmettere inquietudine. Ma non è questa una delle più coinvolgenti emozioni della natura umana? Abbandonate la superficialità, fatevi accompagnare dall'artista nel suo mondo che è anche il vostro. Ne uscirete più veri, più consapevoli, più coscienti."

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