RITENGO CHE SIA DOVERE DI CHIUNQUE E A MAGGIOR RAGIONE DI NOI ITALIANI, FARE DI TUTTO PER PROMUOVERE, SALVAGUARDARE E DIVULGARE L'ARTE IN TUTTE LE SUE ESPRESSIONI.
UNA SOCIETA' DISTRATTA SUI FATTI DELL'ARTE E' UNA SOCIETA' VOTATA ALL'IMPOVERIMENTO... E NOI, DA QUESTO PUNTO DI VISTA, LO SIAMO GIA' ABBASTANZA!






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domenica 25 settembre 2016

L'arte è terapeutica...

Che l'opera d'arte abbia avuto nel corso della storia, oltre ad un effetto "ornamentale" anche altre funzioni, è oramai risaputo.
E' stata ed è tuttora comunicazione, divulgazione, mezzo per mettere in atto una azione di proselitismo. 
E' uno Status, un simbolo. 
Un investimento.
Senza ombra di perplessità è cultura. 
E' ed è stata estetica e spesso anche etica. 
Sociale, rivoluzionaria o al servizio del potere.

Ora, da recenti studi viene attribuita all'arte anche una funzione terapeutica.



Circa un anno fa, L'HUFFINGTON POST, pubblicava un articolo, a firma di "5 motivi per cui ci vuole più arte nella nostra vita" (vedi http://www.huffingtonpost.it/2015/10/26/arte-per-la-vita-gioco-del-lotto_n_8356630.html ) dove metteva in risalto, sostenuta da tesi scientifiche, l'importanza che svolge l'arte nel benessere della persona.

Sempre sulla stessa testata Marilu Oliva, pubblica un altro articolo, intitolato "Curarsi con la bellezza. L'arte è la medicina dell'anima di chi la sa osservare" (vedi http://www.huffingtonpost.it/marilu-oliva/curarsi-bellezza-larte-anima-osservare_b_7526378.html?ncid=fcbklnkithpmg00000001), dove, parafrasando Fëdor Dostoevskij che scrisse la famosa citazione "La bellezza salverà il mondo", svela le proprietà terapeutiche, da un punto di vista psicologico, che che ha l'arte sull'essere umano, in tutte le sue manifestazioni.

Concludendo, mi sorge spontaneo affermare, banalmente, che dobbiamo sforzarci di comprendere, capire e circondarci di arte e di bellezza...  io personalmente lo faccio da anni... è godo di grande felicità!

sabato 24 settembre 2016

Frangi a Roma...

Si è inaugurata oggi la grande mostra di Giovanni Frangi a Roma, 
all'Istituto Centrale per la Grafica




L'Istituto centrale per la grafica di Roma presenta, nella sede di Palazzo Poli, l'opera in carta di Giovanni Frangi, progettata per la sede, con la curatela di Giorgio Verzotti. Lo fa con un progetto che ha tutto il sapore di una sfida: lavorare sul supporto che in questo luogo ha uno dei suoi "templi", la carta. Frangi infatti ha cercato di saggiarne in modo imprevedibile ed estremo tutte le potenzialità. Per realizzare questo progetto ha puntato su due carte dalle grandi qualità come la Hahnemuhle bianca e la Fabriano nera, alle quali ha aggiunto un "outsider": un cartone di grandi dimensioni prodotto da Cartiere dell'Adda. Ciascun tipo di carta poi comporta anche un rapporto con grane profondamente differenti, che diventano fattore attivo nel lavoro di Frangi.
Non è la prima volta che Frangi si misura con le carte, basta ricordare il ciclo "Pasadena" del 2013 dedicato ai Huntington Botanical Gardens della città californiana.
Anche gli artisti che dalla seconda metà del Settecento arrivano da tutt'Europa stregati dal paesaggio di Roma avevano eletto la carta a loro supporto preferito perché permetteva di lavorare con rapidità e di "rapire" le visioni che si trovavano davanti. Ma le loro carte per ragioni non solo pratiche tendevano ad essere sempre piccole (sono stati affettuosamente ribattezzati "tableautins"), quasi che il loro lavoro fosse qualcosa di furtivo, di molto privato.
Giovanni Frangi al contrario usa la carta facendone esplodere le dimensioni, che in molti casi arrivano a coprire quasi tutta l'estensione delle grandi pareti, mentre è nello storico laboratorio della Stamperia che sabato, 24 settembre, alle ore 19, in collaborazione con Corrado Albicocco, Frangi realizzerà due incisioni con la tecnica del carborundum; due immagini di foreste nordiche in bianco e nero che, grazie a questa tecnica sperimentata già nel ciclo "Pasadena", acquisteranno una straordinaria materia vellutata. Al termine del workshop sarà possibile visitare la mostra in compagnia dell'artista.
Come ha scritto nel volume "Giovanni Frangi. Pasadena" Giorgio Verzotti: "la natura da oggetto di attrazione diventa oggetto di indagine, e per meglio dire, schermo su cui proiettare istanze psicologiche, gli affetti di uno spirito quasi visionario. Cieli e fiumi e montagne e pietre che non hanno quasi mai il colore appropriato, come in un paesaggio all'acido lisergico dipinto da una mente sovraeccitata. Da qui la forza insieme toccante e artificiosa del suo lavoro".
Nella serie San Pietro, grandi foreste su cartone, o nella serie Fontannamare i tronchi si impongono nello spazio con l'evidenza formale di un fusto di colonna che si alza sopra le rovine. L'acqua della serie Trevi si colora invece di un rosa sfrontatamente cinematografico. La contaminazione di Frangi con Roma non poteva prescindere dal suo amore per Mario Schifano, che ritroviamo ad esempio nella libertà di tessitura della serie Antigua, grandi palme realizzate su cartone.
Un video documenterà il lavoro dell'artista in occasione della realizzazione della mostra, che sarà aperta al pubblico sino al 1° novembre.

Roma, Istituto centrale per la grafica, Palazzo Poli, via Poli 54

dal martedì alla domenica dalle 14 alle 19 (ultimo ingresso ore 18.30)
Ingresso libero

www.grafica.beniculturali.it

fonte

Agli Uffizi arriva Ardengo Soffici...

Agli Uffizi arriva Ardengo Soffici...

 

Scoperte e massacri
Ardengo Soffici e le avanguardie a Firenze
Galleria delle Statue e delle Pitture degli Uffizi
27 settembre 2016 – 8 gennaio 2017
www.uffizi.org

Scoperte e Massacri. Ardengo Soffici e l’Impressionismo a Firenze

a cura di Vincenzo Farinella e Nadia Marchioni Uffizi, 26 settembre – 8 gennaio 2017
L’esposizione, la prima monografica dedicata a Soffici (1879 – 1964), sarà occasione per ripercorrerne l’esperienza artistica di pittore, scrittore, critico d’arte e polemista che visse attivamente il suo tempo, venendo in contatto e talvolta in profondo, coraggioso contrasto con i coevi movimenti del panorama artistico italiano ed europeo. Il titolo della mostra, Scoperte e massacri allude a quello della raccolta dei testi di Soffici, pubblicati tra il primo e il secondo decennio del Novecento, riconosciuti oggi, assieme alle iniziative culturali da lui sostenute e organizzate (come la Prima mostra italiana dell’Impressionismo allestita a Firenze nel 1910), passi decisivi per il rinnovamento in chiave novecentesca dell’arte in Italia. Le opere in mostra (da Segantini a Cezanne, da Renoir a Picasso, da Degas a Medardo Rosso, da De Chirico a Carrà ecc., oltre lo stesso Soffici), scelte sulla base delle predilezioni e delle avversioni esplicitate, saranno commentate da brani critici tratti dagli stessi scritti d’arte, per accompagnare idealmente il visitatore a riscoprire una delle più feconde e produttive interpretazioni delle origini dell’arte contemporanea, con le sue decisive “scoperte” e i suoi drastici “massacri”.

Aldo Mondino moderno postmoderno contemporaneo a Genova

 Uno degli artisti più interessanti del XX secolo in mostra a Genova...



A undici anni dalla morte di Aldo Mondino (Torino, 1938-2005), il Museo di Villa Croce, in collaborazione con l’Archivio Aldo Mondino e Palazzo della Meridiana, presenta: Aldo Mondino. Moderno, Postmoderno, Contemporaneo. La mostra, a cura di Ilaria Bonacossa, si articola in due sedi, presentando la produzione pittorica, scultorea e ambientale di quarant’anni di ricerche che per le loro qualità formali e concettuali sembrano frutto di molteplici personalità artistiche. Questa grande antologica vuole mostrare le qualità della poliedrica produzione di quest’artista piemontese per permettere al mondo internazionale dell’arte di comprenderne l’importanza.
Artista tra i più eclettici della sua generazione, Aldo Mondino è il più significativo rappresentante della poetica Post-Moderna italiana. Attraverso il suo lavoro si è riappropriato delle ricerche stilistiche e formali delle avanguardie artistiche, citando e scherzando allo stesso tempo con le opere dei suoi contemporanei.
I riferimenti presenti nei suoi lavori spaziano dal Surrealismo alle ricerche Dada, dal Pop al Concettuale no a citare e stravolgere le opere di grandi maestri come Casorati, Degas, Picasso, Giacometti o Capogrossi. Mondino pratica tutto il contrario di tutto, mescola tecniche, materiali e generi, cambiando il modo di vedere le cose e la loro funzione (esemplari i tappeti dipinti su eraclite). A partire dai primi anni ‘80, realizza sculture di cioccolato, dipinti su linoleum, mosaici di marshmallow, tappeti di caffè e di granaglie, lampadari di penne Bic oltre a sculture in bronzo, vetro, ceramica e legno. Tutto per Mondino è fonte d’ispirazione, dagli abbecedari ai classici dell’arte, dal Palio di Siena alle tradizioni religiose e mistiche. Si resta esterrefatti da come il suo lavoro possa essere giocoso e infantile, appassionato ed emotivo, introspettivo e drammatico ma sempre irriverente e ironico. Amico di Armando Testa, che lo vorrebbe spingere a fare il pubblicitario, elabora un inedito rapporto tra parole e immagini, trasformando i suoi titoli in catalizzatori di signi cato, che attraverso irriverenti giochi di parole stravolgono la lettura dei lavori. La seconda parte della sua vita è segnata da un inarrestabile bisogno di perdere coscienza di sé. Questa forma d’escapismo da un’Italia travolta dal Boom economico e stravolta dalle lotte di classe, si manifesta, come nell’amico e compagno di ricerche Alighiero Boetti, nella ricerca mistica, nell’alcool e nelle donne, ma soprattutto in lunghi soggiorni in luoghi esotici, (Turchia, Marocco o India), in cui trova i soggetti per la sua pittura.

Il Museo di Villa Croce presenta la prima produzione di Aldo Mondino concentrandosi sulle straordinarie installazioni ambientali dell’artista, sulle opere di matrice Pop (presentati alla Biennale di Venezia del 1964) e sui lavori creati con il cioccolato e le caramelle in risposta alle ricerche dell’Arte Povera. Palazzo della Meridiana, invece, presenta importanti cicli pittorici legati alla sua fase più matura, opere nate dai suoi viaggi nel bacino del Mediterraneo, opere come i ‘dervisci’ che, catturati nel loro roteare mistico, gli valsero numerosi riconoscimenti e un padiglione monogra co a La Biennale di Venezia del 1993. La mostra, inoltre si arricchisce di sei interventi monumentali installati in alcune delle più importanti istituzioni museali genovesi, articolandosi come un percorso sorprendente, in cui niente è come appare e in cui la grandiosa e storia della città viene reinterpretata dall’ironia dissacrante di questo artista. Aldo Mondino. Moderno, Postmoderno, Contemporaneo, diventa una caccia al tesoro che dalle sale neoclassiche di Villa Croce, ci spinge a scoprire la medievale Casa di Colombo, stupendoci con la superba monumentalità di Palazzo Ducale, per entrare nei saloni da ballo dei famosi Palazzi di Strada Nuova; dopo averci fatto affacciare sul mare delle terrazze di Palazzo Reale, ci immerge sottacqua nelle sale dell’Acquario, guidandoci no al meraviglioso atrio liberty di Palazzo della Meridiana.
Aldo Mondino è nato a Torino nel 1938, dove è morto nel 2005.
Nel 1959 si trasferisce a Parigi, dove frequenta l’atelier di William Heyter e l’Ecole du Louvre. Si iscrive al corso di mosaico dell’Accademia di Belle Arti con Gino Severini. Nel 1960, rientrato in Italia, inizia la sua attività espositiva alla Galleria L’Immagine di Torino (1961) e alla Galleria Alfa di Venezia (1962). L’incontro con Gian Enzo Sperone, direttore della Galleria Il Punto, diventa fondamentale per la sua carriera artistica, con un sodalizio lungo una vita. Importanti personali vengono presentate anche presso la Galleria Stein di Torino, lo Studio Marconi di Milano, la Galleria La Salita di Roma, la Galleria Paludetto di Torino. Tra le principali mostre si ricordano le tre partecipazioni alle Biennali di Venezia del 1964, 1976 e del 1993, le personali al Museum für Moderne Kunst – Palais Lichtenstein di Vienna (1991), al Suthanamet Museo Topkapi di Istanbul (1992, 1996), al Museo Ebraico di Bologna (1995), alla Galleria Civica d’Arte Moderna di Trento (2000), Aldologica alla Loggetta Lombardesca di Ravenna (2003); alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di San Marino (2007); a Palazzo del Monferrato e Palazzo Cuttica di Alessandria (2008); Aldo Mondino Scultore a Pietrasanta (2010); alla Fondazione Mudima di Milano (2013) e alla recente mostra collettiva ONE TORINO. Shit and Die, Torino, 2014.
Le sue opere appartengono alle collezioni permanenti di molti musei italiani e internazionali, oltre ad arricchire numerose collezioni private.


Museo d’arte contemporanea Villa Croce e Palazzo della Meridiana
Installazioni a Palazzo Ducale / Palazzo Rosso / Palazzo Bianco / Palazzo Reale / Casa di Colombo / Acquario di Genova


24 settembre – 27 novembre 2016

A cura di Ilaria Bonacossa
in collaborazione con Archivio Aldo Mondino


MICHELANGELO PISTOLETTO. IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA

A Bergamo approda Michelangelo Pistoletto



MICHELANGELO PISTOLETTO.
IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA
a cura di Giacinto Di Pietrantonio  
GAMeC
Via San Tomaso, 53 24121 Bergamo

 7 OTTOBRE 2016 -  15 GENNAIO 2017

Michelangelo Pistoletto: Immagini in più, Oggetti in meno, un paradiso ancora è la mostra che la GAMeC di Bergamo dedica a Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933), uno degli artisti italiani più rappresentativi a livello internazionale. 
Il percorso espositivo si sviluppa in cinque sale e si compone di una cinquantina di opere tra le più importanti della sua produzione, che comprendono – come suggerisce il titolo – i famosi Quadri Specchianti e il gruppo di opere denominate Oggetti in meno, posti in costante dialogo e confronto, e un progetto speciale dedicato all’opera Terzo Paradiso, che l’artista ha concepito e sviluppato negli ultimi anni. 
I Quadri Specchianti  costituiscono il fondamento dell’opera di Pistoletto, che realizza a partire dal 1962, contribuendo a cambiare la percezione della pittura, vista sino a quel momento come un quadro da osservare e contemplare.
Le grandi lastre di acciaio lucidato a specchio su cui sono applicate serigrafie di persone, animali, e oggetti d’uso quotidiano, si “attivano” grazie a chi le osserva: entrando nel loro campo di riflessione, infatti, la presenza dello spettatore aggiunge nuove immagini al lavoro dell'artista, rendendola un’opera "partecipata", che acquista senso attraverso l'interazione. Inoltre, la collocazione delle opere direttamente a contatto con il pavimento fa sì che esse aprano un varco attraverso il quale l'ambiente in cui sono esposte si prolunga nello spazio virtuale dell'opera, mettendo in relazione arte e vita.
In mostra sono presenti pezzi storici della sua produzione, tra cui Figura umana (1962), Cappio (1973), Tigre in gabbia (1974) e lavori più recenti, come Solidarity (2007), Lavori in corso (2008) e Persone in coda (2015). Sono opere che hanno anticipato la frammentazione e la fluidità della società contemporanea, in cui la nostra identità è in continua ridefinizione.  
I Quadri Specchianti sono messi in relazione, lungo il percorso, con la serie Oggetti in meno, considerata tra le più importanti e decisive per la cultura visiva contemporanea: oggetti scultorei creati a metà degli anni Sessanta che traggono ispirazione da campi diversi quali l'artigianato, l'architettura, il design e la cultura popolare; reinterpretazioni di oggetti di uso quotidiano, “nature morte” a scala ambientale, che rappresentano un’azione discorsiva critica in risposta alla società dei consumi e in modo particolare alla Pop Art.
Tra questi, Quadro da pranzo e Lampada a mercurio (1965), Semisfere decorative (1965-66), Mappamondo (1966-68), in cui ritroviamo – così come in tutta l’opera di Pistoletto – improvvisazione e un interesse continuo per le differenze e le peculiarità di ciascun oggetto.
Sono lavori creati attraverso un processo legato alla spontaneità e alla contingenza, che infrangono il dogma per cui ogni opera di un artista deve essere stilisticamente riconoscibile, come un marchio commerciale standardizzato.  Negli Oggetti in meno, infatti, ripetizione e omogeneità sono volutamente contestate, mettendo così in luce i contrasti tra le singole opere.
Come afferma lo stesso artista: “I lavori che faccio non vogliono essere delle costruzioni o fabbricazioni di nuove idee, come non vogliono essere oggetti che mi rappresentino, da imporre o per impormi agli altri, ma sono oggetti attraverso i quali io mi libero di qualcosa – non sono costruzioni ma liberazioni – io non li considero oggetti in più, ma oggetti in meno, nel senso che portano con sé un’esperienza percettiva definitivamente esternata.
Completa il percorso espositivo un progetto dedicato all'opera Terzo Paradiso – che Pistoletto ha ideato nel 2003 e sviluppato negli ultimi anni –, che ha come simbolo una riconfigurazione del segno matematico dell'infinito, formato da una linea che, intersecandosi due volte, disegna tre cerchi allineati. I due cerchi opposti significano natura e artificio, mentre quello centrale è la congiunzione dei due e rappresenta il grembo generativo di una nuova umanità. Il progetto legato a quest’opera ha portato, negli anni, alla tessitura di una densa rete di relazioni e collaborazioni con singoli individui, associazioni, enti e istituzioni, attivi non solo in campo artistico, ma nei più diversi ambiti della società.  
L’adesione della GAMeC al progetto si declinerà in due modi: con un'installazione site specific ospitata all'interno degli spazi espositivi e con #UnParadisoAncora, una vera e propria “chiamata alle arti" aperta a tutti (gruppi, associazioni, studenti delle scuole di ogni ordine e grado), promossa dai Servizi Educativi del museo.
La partecipazione avverrà attraverso iniziative personali o collettive che comportino proposte, azioni, attività coerenti con il processo di trasformazione responsabile della società enunciato nel Terzo Paradiso, che saranno documentate e diffuse attraverso i canali social della GAMeC e a cui sarà dedicata una sezione del sito internet del museo.  
Inoltre, il prossimo 21 dicembre il museo sarà cornice d'eccezione di un'azione performativa legata al Terzo Paradiso, in occasione di “Rebirth Day”, la giornata universale della rinascita nata da un’idea dell’artista e che quest’anno sarà dedicata al tema del Rispetto.  


7 OTTOBRE 2016 -  15 GENNAIO 2017

MICHELANGELO PISTOLETTO. IMMAGINI IN PIÙ, OGGETTI IN MENO, UN PARADISO ANCORA

Orari d'apertura
lunedì-domenica: ore 10:00-19:00 / giovedì: ore 10:00-22:00 / martedì chiuso
Biglietto d' ingresso (valido per tutte le mostre in corso)
Intero: € 6,00 / Ridotto: € 4,00 / Scuole: gratuito
Biglietto famiglia 1+1: € 7,50 / Biglietto famiglia 2+1: € 12,00 / Biglietto famiglia 2+2: € 15,00   
Ufficio Stampa GAMeC
Manuela Blasi – E-mail: manuela.blasi@gamec.it
Tel. + 39 035 270272
Comunicato stampa e immagini disponibili su http://www.gamec.it/it/press-area  
GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53 - Bergamo
Tel. + 39 035 270272


http://www.gamec.it/it 

venerdì 23 settembre 2016

I DON'T CARE ABOUT PAINTING Michael Rotondi a cura di Marco Roberto Marelli e Alberto Pala

L'amico Rotondi domani inaugura... se siete dalle parti di Biella portategli i miei saluti!

 

I DON'T CARE ABOUT PAINTING
Michael Rotondi
a cura di Marco Roberto Marelli e Alberto Pala

BI-BOx Art Space
24.09 │ 30.10.2016
Inaugurazione sabato 24 settembre alle 18.30

Una paradossale manifestazione di amore, di un sentimento profondo, bruciante, fanciullescamente sincero per quella pittura che, in questa nostra epoca post mediale, è spesso considerata contingenza e non necessità prima di espressione. Una mostra personale dove ripercorrere dieci anni di un’intensissima e prestigiosa carriera iniziata a Livorno, nel triennio 2003 – 2005, e che dopo aver attraversato il mondo con la sua inarrestabile voglia di ricerca, trova a Biella un momento di sintesi e riflessione. Fra cattiverie punk e dolcezze inattese il mondo di Michael Rotondi ci avvolge in morbidi tessuti multicolori e con il luccicare violento dei suoi lavori racconta storie reali, dove memoria collettiva e memoria personale si fondono in un’arte che diventa pubblica, bene comune aperto a tutte le contaminazioni e all’abbandono della centralità dell’autore.
Marco Roberto Marelli

Michael Rotondi (1977) nato a Bari, cresciuto a Livorno, vive e lavora a Milano.

BI-BOx Art Space
Via Italia, 39
13900 Biella

info.bibox@gmail.com
+39 349 7252121

www.bi-boxartspace.com

Orari: giov. ven. dom. dalle 16 alle 19 │ sab. dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19 │ o su appuntamento

Adesso - personale di Giacomo Montanelli

Il bravo Giacomo Montanelli  in mostra da AreaCreativa 42...


ADESSO
personale di Giacomo Montanelli

Areacreativa42 è lieta di inaugurare la stagione invernale con una mostra, nata dalla residenza d’artista di Giacomo Montanelli a Casa Toesca lo scorso luglio 2016.
Il giovanissimo artista toscano, finalista della III edizione di Art Prize CBM, ci presenterà i sui ultimi lavori ispirati dall’incontro con la settecentesca dimora di Casa Toesca e il territorio ad essa circostante.
Mostra a cura di Karin Reisovà e di Elena Ambrosi

Inaugurazione
Sabato 8 ottobre 2016 dalle ore 18.00

Info e orari mostra
Da domenica 9 ottobre a domenica 6 novembre 2016
Tutti i giorni 15.00-19.00 SU APPUNTAMENTO

Contatti
335 1227609
347 0040344
info@areacreativa42.com

areacreativa42 casa Toesca
Via Ivrea 42, 10086 Rivarolo Canavese

SetUp 2017

Arriva la V edizione di SetUp e già in molti ne parlano... 
Ovviamente lo fa anche questa "Stanza"
A Bologna 27-28-29 gennaio 2017

 


L’equilibrio è il tema guida della 5a edizione di SetUp Contemporary Art Fair.
Il tema equilibrio, così come nell’interpretazione di Kierkegaard, è giocato su un sottile paradosso che valorizza la mancanza di quiete come motore esistenziale. Coerente con i tempi contemporanei decisamente contrassegnati da instabilità, agli espositori di SetUp 2017 si chiede di indagare la condizione economica, sociale, politica, delle relazioni, geografica ma anche fisica, tecnologia, formale e di identità attraverso un progetto curatoriale centrato sul tema dell’equilibrio in cui proporzione, armonia, simmetria, statica così come eccesso, dinamica, sbilanciamento e azione delle forze siano i punti in cui si aprono gli scenari di lettura del presente attraverso l’arte.

SetUp Contemporary Art Fair è una fiera d’arte che rivolge l’attenzione alla scena contemporanea emergente. Nata nel 2013 ora è giunta alla 5a edizione. Si svolge a Bologna durante l’art week, l’ultima settimana di gennaio.
Il significato della parola setup, “predisporre le operazioni per il successivo avviamento di un sistema”, indica le intenzioni della fiera: mettere in moto un nuovo processo per ripensare il sistema arte.
SetUp Contemporary Art Fair è la prima e l’unica fiera che coinvolge le tre figure chiave del sistema dell’arte contemporanea – artista, curatore-critico, gallerista – facendole interagire; per format agli espositori è chiesto di presentare un progetto curatoriale con almeno un artista under 35, presentato da un testo critico di un curatore under 35.
SetUp Contemporary Art Fair coltiva il dinamismo presentandosi come piattaforma culturale. Ogni anno talk, tavole rotonde e presentazioni editoriali danno voce alle esperienze più interessanti della ricerca contemporanea; è aperto il confronto tra i professionisti con spazio per la rassegna performativa e per le altre forme di espressione; sono valutati i progetti di singoli artisti che hanno la tenacia di mettersi in discussione con la sezione Special Project. SetUp Contemporary Art Fair è un progetto ideato da Simona Gavioli e Alice Zannoni

Perché fanno tutto questo? Per offrire nuovi orizzonti, per promuovere le gallerie che investono sugli artisti emergenti, per far crescere una nuova generazione di collezionisti, per innescare un cortocircuito virtuoso tra commercio e cultura, per soddisfare ad ampio raggio l’attrattiva da parte del pubblico e soprattutto perché crediamo nella concreta possibilità che si possa generare una sana “economia della cultura”.



Anche Christian Balzano per Dynamo Camp



Nel corso dell'estate appena trascorsa l'amico Christian Balzano, insieme ad altri artisti, è stato invitato a partecipare alle attività di Dynamo Camp.



L'artista scrive a proposito di questa esperienza:
"Ho accettato con grande picere l'invito a lavorare con i 94 bimbi al Dynamo Camp, ma non mi sarei mai aspettato di ricevere in dono così tanto. Ho lavorato dalla mattina alla sera quasi sempre fino a tardi per una settimana con persone splendide e Martina Fontana (responsabile dell'iniziativa n.d.r.) era ed è la capofila. La passione e l'impegno che tutte queste persone mettono a disposizione dei bimbi è incredibile. Un esperienza unica che tutti nella vita dovrebbero fare per dare ancora più valore alla vita stessa. Le riflesssioni che un esperienza del genere porta, sono davvero tante e questo è un bene........
Grazie a tutti i 94 bimbi, spero di aver ricambiato in minima parte. 
I lavori fatti insieme, potranno essere visti e Acquistati durante l'Open day il 2 Ottobre presso Dynamo Gallery al Dynamo Camp"



Martina Fontana dichiara:
"Tra le tante novità che ho avuto modo di sperimentare da quando lavoro a Dynamo, a Gennaio di quest'anno mi è stato proposto di lavorare per il progetto Art Factory : un'avventura nuova che mi avrebbe portata su strade diverse costringendomi a rompere con molte delle scelte che per me sembravano ormai definitive. Ho raccolto come un regalo l'opportunità di lavorare a fianco di grandi artisti e così è stato; da ognuno di loro ho imparato qualcosa di importante. Ho visto Mirko Baricchi muoversi intorno alle tele armonizzando i propri gesti con quelli dei ragazzi; ho visto le mani sapienti di Pino Deodato dare forma e poesia alle cose con semplicità e grandezza, abbiamo messo su un orchestra di voci e colori con Filippo Riniolo, scolpito nella materia pensieri positivi e negativi insieme a Blue and Joy creando nuovi significati, costruito una casa di luce e sogni con Massimo Uberti, reinventato mondi e continenti pieni di tesori con Christian Balzano, inventato linguaggi universali con Federico Paris e imparato a guardare le cose con occhi diversi grazie alla magia di una videocamera e di un bosco insieme a Masbedo Iacopo Nicolò.
Ho visto i ragazzi vivere l'arte da protagonisti, capirne i significati e crearne di propri.
Ho visto incanalare le loro emozioni in nuovi linguaggi
"




Ora, il giorno 2 ottobre, Dynamo Camp festeggia i 10 anni di attività ed il questa occasione sarà possibile ammirare ed acquistare le opere realizzate per il progetto Art Factory

Non mancate!!!

Le giornate Europee del Patrimonio 2016



Le giornate Europee del Patrimonio 2016

Ogni anno il Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo aderisce alle Giornate Europee del Patrimonio (GEP), manifestazione promossa nel 1991 dal Consiglio d’Europa e dalla Commissione Europea con l’intento di potenziare e favorire il dialogo e lo scambio in ambito culturale tra le Nazioni europee. Si tratta di un’occasione di straordinaria importanza per riaffermare il ruolo centrale della cultura nelle dinamiche della società italiana.
All’iniziativa, com’è ormai tradizione, aderiscono anche moltissimi luoghi della cultura non statali tra musei civici, comuni, gallerie, fondazioni e associazioni private, costruendo un’offerta culturale estremamente variegata, con un calendario che spesso arriva a superare i mille eventi.
Uno straordinario racconto corale che rende bene l’idea della ricchezza e della dimensione “diffusa” del Patrimonio culturale nazionale: da quello più noto dei grandi musei alle meno conosciute eccellenze che quasi ogni paese può vantare e deve valorizzare.
Per queste ragioni il MiBACT ha sempre colto occasioni come quella delle GEP per promuovere la progettualità elaborata dai singoli Istituti e continuare a rafforzarne lo stretto legame con i rispettivi territori e con le loro identità culturali.

In occasione dell’ultima edizione (#GEP2015: www.beniculturali.it/GEP2015) la partecipazione di pubblico è stata superiore a ogni aspettativa con oltre 380.000 visitatori nei soli luoghi statali dotati di bigliettazione, a dimostrazione di come la domanda culturale nel nostro Paese stia progressivamente incrementando e di come iniziative volte ad approfondire la conoscenza del nostro patrimonio sotto ottiche a volte inedite, come quelle connesse alla storia dell’alimentazione nelle sue multiformi chiavi di lettura, possano contribuire a cementare il rapporto identitario tra i cittadini e il nostro comune Patrimonio materiale e immateriale.

L’edizione #GEP2016 www.beniculturali.it/GEP2016, per iniziativa del Consiglio d’Europa, sarà dedicata al tema della partecipazione al patrimonio nella direzione tracciata sin dal 2005 dalla Convenzione quadro del Consiglio d’Europa sul valore dell’eredità culturale per la società, nota come Convenzione di Faro, di cui si auspica una prossima ratifica da parte del nostro Parlamento. Per tali ragioni essa si porrà in continuità con i temi e i contenuti sviluppati in occasione della “Festa dei Musei” del 2-3 luglio 2016, spostando ulteriormente l’attenzione dai Musei e dai Luoghi della cultura ai cittadini che ne costituiscono la potenziale comunità d’eredità.

Nell’art. 2 della convenzione, incentrato sulla definizione dei concetti cardine che la animano, vengono infatti introdotti i temi che saranno al centro della manifestazione:
L’eredità culturale è un insieme di risorse ereditate dal passato che le popolazioni identificano, indipendentemente da chi ne detenga la proprietà, come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, in continua evoluzione. Essa comprende tutti gli aspetti dell’ambiente che sono il risultato dell’interazione nel corso del tempo fra le popolazioni e i luoghi.
Una comunità di eredità è costituita da un insieme di persone che attribuisce valore ad aspetti specifici dell’eredità culturale, e che desidera, nel quadro di un’azione pubblica, sostenerli e trasmetterli alle generazioni future.

maggiori info:
 

giovedì 22 settembre 2016

A Milano alla Prada William N. Copley

La retrospettiva “William N. Copley”, a cura di Germano Celant, è presentata in collaborazione con The Menil Collection. Dopo la prima presentazione a Houston da febbraio a luglio 2016, la mostra aprirà in una versione più estesa alla Fondazione Prada a Milano dal 20 ottobre 2016.
William N. Copley (1919–96) rappresenta un’originale figura di artista, eclettico e autodidatta, oltre che di instancabile promotore culturale, grazie al suo lavoro come giornalista, editore, gallerista e collezionista.


La mostra esplora la sua intera carriera artistica – che della fine degli anni ’40 a Hollywood, si sviluppa a Parigi per poi consolidarsi tra Europa e Stati Uniti – e ripercorre l’evoluzione del suo stile e delle sue sperimentazioni pittoriche. Ispirandosi al Surrealismo, all’immaginario dei cartoon e alla cultura folkloristica americana, l’artista ha esplorato con umorismo e intelligenza tematiche ricorrenti come pornografia, patriottismo, e l’inaspettato potenziale degli oggetti quotidiani.


www.fondazioneprada.org/

Braida al Museo Nazionale dei Trasporti di La Spezia...

L'amico Roberto Braida ospite d'onore a questa serata che si terrà sabato 24 settembre presso il Museo Nazionale dei Trasporti a La Spezia...


Firenze e l'arte contemporanea... riflessione personale...



Che l'arte contemporanea non sia popolare e alla portata di tutti, è risaputo...
Ma che attraverso l'arte contemporanea si possa produrre flussi di gente e di denaro è anche questo indiscusso (vedi ad esempio Christo ad Iseo). 
Senza parlare del peso culturale che porta in dote l'arte di oggi.

Ora qualsiasi altra città europea sarebbe ben lusingata di ospitare nell'arco di un anno personaggi del calibro di Jeff Koons, Jan Fabre, Paola Pivi, Ai Weiwei (solo per citare i più noti ed importanti)... 
tranne che a Firenze! 
Ogni giorno che passa trovo qualcuno, che abiti a Firenze o nelle vicinanze (che sia un libero cittadino, un artista o uno che si occupa di cultura o peggio ancora un amministratore), che non vomiti merda sulle proposte (attuali e di interesse internazionale), offerte dal capoluogo toscano. 

E' vero, Firenze è stata la capitale dell'arte e della cultura per secoli, la culla della lingua italiana, il museo a cielo aperto per eccellenza, la patria del Rinascimento... ma perchè si deve fermare a ciò?
Non potrebbe essere anche un polo internazionale per l'arte contemporanea? 
Perchè manca del tutto una basilare apertura al nuovo? E' solo questione di ignoranza o c'è altro? 
Ottusità? Presunzione? O semplicemente provincialismo? 
Io non trovo risposte. 

So solo che queste continue critiche, questo insistente "schierarsi contro" che leggo, sento, percepisco ovunque, mi lascia perplesso, basito, sconfitto. 

Dove è finito quello spirito di rinnovamento, quella necessità di nuovo, quel gusto per la scoperta che ha fatto sì che la Firenze medicea fosse la città più contemporanea del Rinascimento ed ora a distanza di secoli sia ancora lì, ferma con le quattro frecce accese, ad aspettare che torni un nuovo Lorenzo il Magnifico a far comprendere che "nuovo può essere anche bello"?

Io non trovo risposte...

Finalmente l'attesa è finita! Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre

Finalmente l'attesa è finita! 
Il prossimo 16 ottobre il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre




La fine del mondo / The End of the World
Grand Opening: 16/10/2016
17/10/2016 - 19/03/2017

www.centropecci.it

Il Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato riapre il 16 ottobre 2016 dopo il completamento dell’ampliamento firmato dell’architetto Maurice Nio e la riqualificazione dell’edificio originario di Italo Gamberini.
In occasione della sua riapertura, il Centro Pecci presenta la mostra ''La fine del mondo'', a cura del Direttore Fabio Cavallucci con la collaborazione, oltre che del team interno, di un nutrito gruppo di advisor internazionali.
Attraverso le opere di oltre 50 artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si estende sull’intera superficie espositiva del museo di oltre 3000 metri quadrati, la mostra si configura come una specie di esercizio della distanza, che spinge a vedere il nostro presente da lontano.
Il pubblico sperimenterà la sensazione di vedersi proiettato a qualche migliaio di anni luce di distanza, per rivedere il mondo di oggi come se fosse un reperto fossile, lontano ere geologiche dal tempo presente, con la sensazione di essere sospesi in un limbo tra un passato ormai lontanissimo e un futuro ancora distante.
Lungo il percorso espositivo tutte le espressioni e i linguaggi artistici saranno interconnessi: la musica, il teatro, il cinema, l’architettura e la danza non rappresenteranno solo eventi collaterali, ma si snoderanno come momenti integranti della mostra, contribuendo a costruire una narrazione immersiva e coinvolgente.
La mostra La fine del mondo sarà accompagnata da un catalogo pubblicato in due lingue, italiano e inglese, e da una fitta serie di conferenze e di dibattiti che svilupperanno i vari temi della mostra, anche di carattere scientifico, filosofico, letterario: dalle teorie recentissime della fisica alla preistoria, dalla fantascienza all’ecologia e alla sostenibilità.

Le smanie per la Villeggiatura / The mania for Vacationing / 17-23 Sept. 2016

Chiude domani 23 settembre questa prima edizione di "Il tempo di Villeggiatura" che vede fra i tanti protagonisti anche Thomas Berra... da vedere!

Le smanie per la Villeggiatura / The mania for Vacationing 

17-23 Sept. 2016

 

Thomas BERRA | Aleksei BORISIONOK & Olia SOSNOVSKAYA | Monica CARRERA Francesca DAMIANO | Michela DE MATTEI | Melania FUSCO | Pavel KHAILO | Andrea LIU MILLA | Matilda ODOBASHI | Nikolay OLEYNIKOV | Giancarlo NORESE | Livio PALUMBO | Ambra PITTONI | Lavinia RACCANELLO | Anastasis STRATAKIS | g. olmo stuppia | Tomoyuki UENO | JoeVelluto
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LE SMANIE PER LA VILLEGGIATURA
Group Exhibition
Exhibition from Sept. 17th to Sept. 23rd, 2016
Opening reception Saturday 17th Sept. from 6 to 9 pm Suppiej & Zanato Summer Studio
Via G. Marconi 1, Preganziol (TV)

Per la prima edizione di Il tempo di Villeggiatura il duo artistico Suppiej&Zanato ha invitato 20 artisti internazionali inaspettatamente interconnessi, per riflettere sul tempo e la smania del villeggiare nel corso del loro agosto. Le smanie per la Villeggiatura è una mostra collettiva, una celebrazione festiva per dare addio all’estate e, sotto il profilo astronomico con l’equinozio d’autunno, immergersi nella ufficiale ripresa delle attività di negotium.

 

Frasi rubate 89



L'arte scuote dall’anima la polvere accumulata dalla vita di tutti i giorni...

Pablo Picasso

mercoledì 21 settembre 2016

America di Cattelan al Guggenheim Museum



Che Maurizio Cattelan sia l'artista contemporaneo italiano più conosciuto al mondo non ci sono dubbi. Che sia anche uno dei più geniali, anche qui dubbi non ne nascono... che sia anche uno dei più grossi provocatori ancora una volta dubbi non ci sono... 

"America", l'opera che da poco ha installato al Guggenheim Museum di New York   ne è un fulgido esempio...
Di che cosa si tratta? di un un cesso (funzionante e a disposizione dei visitatori) completamente in oro 18 carati. 

Posizionato nel bagno del quinto piano del museo, l'artista invita tutti all'utilizzo perchè «il modo in cui lo percepiranno sarà un test dell’opera e parte del gioco».

Nathan Otterson, conservatore del museo, ha svelato che «la toilette è stata realizzata tutta in oro a Firenze, tranne lo sciacquone che è placcato perché altrimenti non funzionava. Per costruirla abbiamo staccato la tazza già esistente in porcellana, e Cattelan l’ha rifatta uguale»

ed in tutto ciò Duchamp che penserà?

Lo stesso dubbio lo avevo espresso tempo fa in un altro post (http://lastanzaprivatadellarte.blogspot.it/2016/04/tutto-torna-duchamp-vs-cattelan.html)... 

La conclusione?
L'arte nasce dall'arte, da sempre!... non ci sarebbe stato un Leonardo se non fosse andato a bottega dal Verrocchio, un Giotto dal Cimabue e metaforicamente un Cattelan da Duchamp passando però, attraverso un buon Piero Manzoni...


Ai Weiwei. Libero - a cura di Arturo Galansino

... a Firenze arriva Ai Weiwei...
 
 
 
Ai Weiwei. Libero
a cura di Arturo Galansino
Palzzo Strozzi - Firenze


Dal 23 settembre 2016 al 22 gennaio 2017 Palazzo Strozzi a Firenze ospita la prima grande mostra italiana dedicata a uno dei più celebri e controversi artisti contemporanei: Ai Weiwei. Libero
Artista dissidente e personalità provocatoria, protagonista di mostre presso i maggiori musei del mondo, Ai Weiwei invaderà Palazzo Strozzi con opere storiche e nuove produzioni che coinvolgeranno tutto lo spazio: la facciata, il cortile, il Piano Nobile e la Strozzina. Per la prima volta Palazzo Strozzi sarà utilizzato come uno spazio espositivo unitario, creando un’esperienza totalmente inedita per i propri visitatori ed esaltando una delle peculiarità dell’arte di Ai Weiwei, il rapporto tra tradizione e modernità, in un luogo simbolo della storia di Firenze.
La mostra proporrà un percorso tra installazioni monumentali, sculture e oggetti simbolo della sua carriera, video e serie fotografiche dal forte impatto politico e simbolico, permettendo una totale immersione nel mondo artistico e nella biografia personale di Ai Weiwei. Le opere esposte spazieranno così dal periodo newyorkese tra gli anni ottanta e novanta in cui scopre l’arte dei suoi “maestri” Andy Warhol e Marcel Duchamp alle grandi opere iconiche degli anni duemila fatte di assemblaggi di materiali e oggetti come biciclette e sgabelli, fino alle opere politiche e controverse che hanno segnato gli ultimi tempi della sua produzione artistica, come i ritratti di dissidenti politici in LEGO o i recenti progetti sulle migrazioni nel Mediterraneo.
Nel corso degli ultimi venti anni Ai Weiwei si è imposto sulla scena internazionale come il più famoso artista cinese vivente e una delle più influenti personalità del nostro tempo, sempre muovendosi tra attivismo politico e ricerca artistica e diventando un simbolo della lotta per la libertà di espressione. La mostra diviene una straordinaria occasione per scoprire il genio creativo di Ai Weiwei con opere in cui si fondono riferimenti alla storia cinese passata e presente. Nelle sue opere l’artista gioca tra antico e contemporaneo, tra passato, presente e futuro, denunciando un rapporto ambivalente con il proprio paese, diviso tra un profondo senso d’appartenenza che emerge dall’utilizzo di materiali e tecniche tradizionali e un altrettanto forte senso di ribellione con cui manipola oggetti, immagini e metafore della cultura cinese, denunciando le contraddizioni tra individuo e collettività nel mondo contemporaneo.

Con la collaborazione di
Galleria Continua, San Gimignano/Beijing/Les Moulins/Habana
Con il sostegno di
Comune di Firenze
Camera di Commercio di Firenze
Associazione Partners Palazzo Strozzi
Regione Toscana
Main Sponsor
Banca CR Firenze / Intesa Sanpaolo

martedì 20 settembre 2016

A Milano... Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente

Ad un giro a Milano non si rinuncia mai... se poi arriva Hokusai e C... beh allora divento un obbligo!

Hokusai, Hiroshige, Utamaro. Luoghi e volti del Giappone che ha conquistato l’Occidente

Palazzo Reale - Milano
22 settembre 2016 - 29 gennaio 2017

Dal 22 settembre arrivano a Palazzo Reale tre grandi maestri dell’ukiyoe, Hokusai, Hiroshige e Utamaro, per una grande mostra che attraverso una selezione di oltre 200 opere racconta il Mondo Fluttuante, contrapposta all'etica del samurai e dedita al godimento di ogni singolo momento, al piacere e al divertimento in ogni sua forma. Tante furono le scuole e gli artisti che si specializzarono in questi temi, tuttavia tre sono i maestri che ancora oggi rimangono punti di riferimento indiscussi: Katsushika Hokusai (1760-1849), Utagawa Hiroshige (1797-1858) e Kitagawa Utamaro (1753-1806).
L’esposizione con circa 200 silografie policrome e libri illustrati provenienti dalla prestigiosa collezione della Honolulu Academy of Arts è promossa e prodotta dal Comune di Milano insieme a MondoMostre Skira e curata dalla professoressa Rossella Menegazzo, docente di Storia dell’Arte dell’Asia Orientale dell’Università degli Studi di Milano.
La mostra metterà in luce da una parte le peculiarità tecniche, l’abilità e l’eccentricità dei singoli artisti, dall’altra il mercato dell’immagine dell’epoca che richiedeva di trattare soggetti precisi, luoghi e volti ben noti al pubblico, temi e personaggi alla moda. Una domanda  intorno alla quale crescevano inevitabilmente rivalità, prima ancora che tra gli stessi artisti, tra gli editori che producevano le opere e si contendevano i migliori pittori, incisori e stampatori per dar vita a serie di stampe sempre diverse, verticali, orizzontali, in forma di ventaglio, in formato di libro per soddisfare un mercato dell’editoria sempre più esigente e ampio.

IL PERCORSO DELLA MOSTRA propone una selezione di silografie dalle serie più significative dei tre artisti, mettendo in evidenza come fossero ricorrenti gli stessi soggetti e come per continuare a venderli nel tempo gli editori fossero obbligati a inventare espedienti come formati diversi e inquadrature diverse; i
La mostra si inserisce all’interno di un calendario di eventi che avranno luogo in Italia lungo tutto l’arco del 2016 per celebrare il 150° Anniversario delle relazioni tra Giappone e Italia con la stipula del primo Trattato di Amicizia e Commercio, firmato il 25 agosto 1866 tra Italia e Giappone, che diede inizio ai rapporti diplomatici tra i due Paesi. Importanti contatti  tra i due Paesi erano già avvenuti nei secoli precedenti, a partire dal XVI secolo, per volere di singoli feudi e signori dell’aristocrazia di spada particolarmente sensibili alla cultura occidentale e alla religione cristiana tanto da inviare missioni conoscitive in America, in Europa e in particolare in Italia e in Vaticano, tuttavia quello del 1866 è il primo trattato firmato tra Paesi moderni dopo oltre due secoli di chiusura del Giappone.


Una mostra Comune di Milano Cultura, Palazzo Reale, MondoMostre Skira
A cura di  Rossella Menegazzo